“La tutela, la specificità e la salvaguardia dell’identità territoriale riguardano gli abitanti residenti nei centri che non costituiscono comune sia come singoli individui, sia come comunità considerate nel loro complesso. Le mancate garanzia e assicurazione della loro visibilità creano numerosi problemi a causa della scarsa sensibilità politica e amministrativa.” Sono le parole dell’onorevole Ugo Lisi circa l’attribuzione e l’uso delle denominazioni dei comuni.

“La situazione può essere risolta con l’approvazione di una normativa che riconosca esplicitamente l’identità personale e locale e che renda operativo il principio della pari dignità d’immagine e di diritti tra i cittadini che abitano nello stesso territorio comunale, ma in centri abitati diversi.
Giungere a questo scopo è la finalità della Proposta di Legge, che mi vede primo firmatario e che riguarda “Disposizioni concernenti l’attribuzione e l’uso della denominazione dei comuni”.

È necessario, – continua – a garanzia della tutela dell’identità personale e locale, stabilire con legge dello Stato il principio che, ai comuni che nel proprio territorio hanno più centri abitati, si deve dare una denominazione diversa dai nomi delle località già esistenti. La stessa denominazione deve essere utilizzata solo per indicare il territorio comunale nel suo complesso, mai per individuare una parte, né potrà essere attribuita ad un agglomerato urbano che dovesse nascere in futuro.
L’introduzione di questa norma interesserebbe un terzo dei comuni italiani. Basti pensare che in provincia di Lecce su 97 comuni solo 36 hanno più centri abitati, dette anche frazioni e si rende ormai indispensabile un cambiamento che scaturisce dall’accresciuta sensibilità dei cittadini per il riconoscimento e per la visibilità delle identità locali. È necessario, insomma, portare avanti un’azione per la pari dignità delle località dello e nello stesso comune.

L’abitante di Santa Maria di Leuca non si identificherà mai con gli abitanti di Castrignano del Capo, né quello di Merine con i residenti di Lizzanello; è inesatto dichiarare che il cittadino di Acaya è residente nel comune di Vernole, sono realtà diverse, sono comunità e popolazioni differenti, sono entità oggettivamente e soggettivamente a sé stanti, per cui per racchiuderle contemporaneamente occorre trovare una denominazione che sia accettata da tutti, ma che non sacrifichi la dignità di nessuno.

Baresi e leccesi si identificano nella parola Puglia perché si è trovata una denominazione che ha qualcosa che li accomuna, in cui si riconoscono, nella quale viene tutelato e garantito il principio della pari dignità. L’identità locale è diversa dall’identità comunale. Non riconoscere l’identità locale è come non rispettare l’identità comunale.

La denominazione dell’insieme presenta una caratteristica, comune a tutti, nella quale e per la quale tutti si identificano, ma ciascuno con il proprio nome e le sue specifiche qualità. Il comune costituisce un insieme composto da più elementi per cui occorre dare allo stesso una denominazione diversa dal nome delle località del territorio, ma che richiami una caratteristica presente in tutti i centri abitati.

La nuova normativa, – conclude – che vuole mettere su un piano di parità giuridico-sociale la dignità dei cittadini di un medesimo comune che abitano in centri abitati diversi non vuole togliere nulla a chi abita nelle città che, per esempio, sono sede di uffici comunale e tanto meno a coloro che hanno la residenza nelle frazioni, ma vuole venire incontro alle esigenze di oltre 6/8 milioni di cittadini che vivono nelle oltre 25mila località d’Italia.”

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