Superare col punteggio di cinque a uno una compagine, sia pure di serie inferiore ma come il Lecce imbattuta, può considerarsi come l’ennesima dimostrazione che l’impianto complessivo di questo Lecce, che alterna i protagonisti in campo senza variare mai il risultato, è di solidità tale da non consentire l’apertura di discussioni in merito.

Serata fresca al via del mare, ma andiamo con ordine: Qualche buona ragione (che a noi umani sfugge) avrà di certo impedito che la partita di coppa tra Lecce ed Aprilia si disputasse in orario non coincidente con quello dell’altra coppa: la champion! Gli spalti risultano in parte deserti ed in parte “spelacchiati”; curva sud, distinti e tribuna est deserte, la nord come sempre entusiasta ma non a pieno organico; 2.400 gli spettatori paganti. Formazione con pochi senatori e tanti legittimi aspiranti al titolo.
L’Aprilia accende subito le polveri aiutata in questo da una sorta di timidezza che attanaglia i giallorossi che nei primi quindici minuti stentano a carburare, ma stentano soprattutto a superare la linea di centrocampo. E così, dopo una diecina di minuti matura la prima seria minaccia alla porta di Petrachi: Corsi sfugge al controllo di Vanin, crossa a centroarea per la girata di prima intenzione di Calderini, ma con mira approssimativa; su una ardimentosa uscita di Petrachi, Gomes, un minuto più tardi, indirizza palla nella porta sguarnita con provvidenziale recupero in calcio d’angolo a pochi centimetri dalla linea fatale: un brivido in aggiunta a quelli che la tramontanina sta provocando tra gli spettatori nostalgici dell’estate di ieri.
Dal cerchio di centrocampo Salvatore Foti, 20°minuto, apre con un sinistro lungo e preciso su Chiricò in zona bandierina; cross immediato verso il secondo palo su cui è già in agguato lo stesso centravanti; per lui la pratica è semplice; girata secca di testa e palla in rete.
I giallorossi suonano il solito spartito, ma è come se i “fiati” avessero la sordina; le buone intenzioni e le buone intuizioni non sempre sono completate con l’acuto risolutivo. Ad arrotondare il punteggio provvede al 40° Chiricò che infierisce di prepotenza da posizione defilata infilando la palla sotto la traversa. Quando l’arbitro sta per fischiare l’intervallo Memushaj si ritrova in solitudine, palla al piede, al limite dell’area: tocco preciso e 3-0.
Primo tempo sostanzialmente piacevole scandito da tre reti di buona fattura e alimentato anche, occorre darne merito, dalla buona prestazione degli ospiti.
La ripresa si apre con il gol di Bustamante perfettamente liberato da una apertura di Chiricò e preciso nell’inventare una parabola che si spegne in rete. Il Lecce è diventato più agile, più intraprendente e generoso, con sè stesso e con gli avversari perdonando più volte il numero uno ospite e consentendo a Calderini di battere comodamente a rete la palla del 4-1. Ma è sempre il lecce a tenere il pallino del gioco, almeno fino a quando Semenzato non viene espulso (25°) per un fallo apparso ai più da cartellino”arancione” più che da rosso. Il Lecce in inferiorità numerica non perde gli equilibri pur costretto ad alleggerire il peso offensivo nel settore in cui il solo Malcore, supportato dalle sgroppate di Chiricò, è chiamato a fare reparto, ma anche a mettere a segno, proprio allo scadere, il gol del 5-1 finale.
La partita non è stata eccessivamente fallosa nonostante l’arbitro sia stato di diverso avviso ammonendo una diecina di giocatori ed espellendone due perchè il conto dei cattivissimi si chiude con l’espulsione di Calderini.
Il Lecce supera dunque il turno di coppa e si prepara alla prossima trasferta di campionato in quel di Pavia.

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