HomeCronacaPedopornografia: condannato Gianfreda. Il politico: "Non mi candiderò alle Regionali"

Pedopornografia: condannato Gianfreda. Il politico: “Non mi candiderò alle Regionali”

polizia-postale-computer-slideDue anni e quattro mesi di reclusione. E’ la condanna inflitta in abbreviato dal gup Annalisa De Benedictis al consigliere regionale del gruppo Democratici Autonomi Aurelio Gianfreda, 66 anni, di Poggiardo, finito al centro di un’inchiesta per essere stato trovato in possesso di materiale pedopornografico. Il giudice ha condannato il politico con le accuse di detenzione e condivisione per via telematica di materiale pedopornografico aggravato dall’ingente quantitativo. Gianfreda è stato assolto dall’accusa di produzione di materiale pedopornografico. Il deposito delle motivazioni è previsto entro i prossimi 90 giorni. “Con un fardello sulle spalle del genere”, ha commentato al telefono il consigliere regionale, “non mi candiderò alle prossime Regionali perchè non ci sono più le condizioni”. 

Nell’udienza del 27 gennaio scorso il pubblico ministero Carmen Ruggiero aveva chiesto 3 anni e 4 mesi di reclusione chiesto l’assoluzione dal reato più grave (quello di produzione di materiale pedopornografico) con la formula “perchè il fatto non sussiste” così come poi deciso dallo stesso giudice. Quest’ultima accusa era stata contestata perché nella memoria della macchina digitale del consigliere regionale erano state ritrovate alcune immagini in cui era stata immortalata una ragazza in pose hard che, per gli inquirenti, era una minorenne.

Link Sponsorizzato

E proprio ma non solo su questo punto si era incentrata la difesa del politico, rappresentata dagli avvocati Luigi Corvaglia e Corrado Sammarruco, che ha sempre sostenuto come la ragazza fosse superiore ai 18 anni così come risulta da una perizia.

Inoltre, per gli avvocati di Gianfreda, ogni qualvolta veniva visionato il materiale pedopornografico il computer veniva acceso quando il politico si trovava fuori dal suo ufficio. La posizione del politico si era aggravata il 13 gennaio scorso. Il sostituto procuratore aveva formulato due nuove accuse, quelle di produzione e condivisione di materiale pedopornografico con l’aggravante dell’ingente quantitativo, sulla scorta delle conclusioni della perizia disposta dal gup ed effettuata dagli ingegneri informatici Luigina Quarta e Massimiliano De Florio. Il quadro accusatorio, però, seppur limitatamente, è stato ridimensionato.

Link Sponsorizzato

Si chiude così almeno in primo grado un processo del quale si è parlato e si è scritto sempre tanto. Nel frattempo la sentenza ad otto mesi di reclusione inflitta al geometra Damiano Gravante che si assunse la paternità di ogni movimento compiuto sul pc dello studio è passata in giudicato.

F.Oli. 

Link Sponsorizzato

Ultime Notizie