TUGLIE – La sala del Comune è piena di silenzi, singhiozzi, lacrime e persone. Cristian Casili è al centro, verso la fine della stanza, di fronte alle quattro bare con dentro Viola, i nonni materni della bimba, Vito e Rosetta, e la prozia materna, Annamaria. Un padre con l’anima squarciata dal dolore, che con contegno e dignità abbraccia amici e conoscenti affranti. La madre di Viola è ancora in ospedale: è salva per miracolo. A lei e a suo marito un tir impazzito ha portato via la felicità. Domani arriverà il tempo dei processi, della giustizia terrena, delle polemiche e delle riflessioni su come evitare queste tragedie. Oggi, però, è «il tempo della commemorazione» – come spiega il vescovo – «che significa portare le persone defunte nei nostri cuori». «Vito, Rosa e Annamaria mi hanno insegnato cosa significa la parola comunità – spiega Cristian alla fine delle celebrazioni – Si sono presi cura di Viola, che già a 3 anni parlava senza sbagliare i congiuntivi: ci hanno trasmesso il valore della famiglia unita. Stavamo sempre insieme. Quando Vito mi diede sua figlia per sposarla, disse: ‘Stalle vicino anche nei momenti difficili: non abbandonarla’. E io farò così».

funerali-viola-(10)I sorrisi, la bellezza e l’intelligenza di una bambina di appena cinque anni sono finiti in una piccola bara bianca che Cristian porta in spalla, dopo aver esaurito tutte le lacrime per piangere: un percorso lento con centinaia di persone al seguito, dalla sala comunale fino alla chiesa e poi al cimitero. Il dolore più grande che si possa provare nella vita è toccato a lui. Tantissime persone sono costrette ad attendere le celebrazioni fuori dalla Chiesa Matrice. Ci sono tutti: istituzioni, amici, conoscenti e avversari. Tutti sotto shock. Applausi e palloncini bianchi per salutare persone speciali. Il vescovo, Fernado Filograna, con la voce tremante, nello sforzo di frenare le lacrime, cita le frasi della Bibbia: «I giusti avranno la vita eterna». «In queste situazioni ci facciamo sempre una domanda: perché? Non ci sono risposte, ma noi crediamo nella vita eterna. Dobbiamo imparare a vivere e morire come Cristo – spiega – Viola, Vito, Rosa e Annamaria sono state persone straordinarie e avranno la vita eterna».

A queste persone straordinarie e a questa famiglia, che gli ha fatto trascorrere i giorni più belli della sua vita, Cristian dedica delle bellissime parole in chiesa, alla fine delle celebrazioni: «Con loro i giorni più belli e felici della mia esistenza. Noi non festeggeremo il Natale per ovvie ragioni, ma voi cercate di riscoprire quel senso di comunità e di amore che ho trovato nella famiglia di mia moglie». Cristian è pronto a rimettersi in piedi e a dare la forza per ricominciare anche alla sua Marta. Secondo il vescovo, Viola, la piccola donna ricca di bellezza e intelligenza, che non vedranno crescere, li aiuterà dal Paradiso. Ci piace pensare che andrà così.

Gaetano Gorgoni