
di Gaetano Gorgoni
LECCE – I ritardi dei mezzi pubblici e il traffico sono un problema in ogni città (spesso correlato), ma per convincere l’utente a utilizzare i bus comunali è necessario dimostrare che conviene: nella nostra addormentata città di provincia non è un buon affare. Basta una semplice prova: un itinerario qualsiasi. Ci si accorge che è più conveniente andare a piedi, se non si ha la macchina. Chi non è un podista o chi non ha la bici ha bisogno davvero di tanto tempo. Come si arriva dal Monumento dei caduti a Porta Napoli? Le attese sono infinite, i cartelli che indicano le corse non esistono ancora (dovrebbero arrivare a breve), il tempo che è necessario per l’arrivo del mezzo non è cronometrato, come avviene nelle città del nord. Ancora una volta siamo diversi, in peggio. Ti fermi davanti a un cartello che non dice nulla: ha solo un numero per chiedere informazioni. Altro tempo perso per chiamare: c’è poco da dire. La corsa numero 30, per un percorso che va da Viale degli Studenti (di fronte all’Ateneo) alla Questura ti può fare aspettare anche 45 minuti: gli utenti sono affranti. «Aspettiamo sempre e spesso fanno ritardo: venire dalla periferia è un’impresa»- sospira un’anziana signora.

C’erano delle insegne luminose che indicavano la corsa e il tempo dell’arrivo del bus: erano a energia solare. Ora sono rotte. Dovrebbero mettere i cartelli con le indicazioni sulle corse anche qui, vicino all’Ateneo: ora mancano. Ma chi lascia la macchina a casa per un servizio del genere? Come fa a crescere Sgm in questo modo? Sarà necessario ricorrere sempre a più multe possibili per sostenere bus e filobus che spesso viaggiano semivuoti. Certo, ci sono quelli della bici, innamorati delle due ruote, che risolvono il problema della mobilità in una città che non è poi così grande, come il sindaco Carlo Salvemini, però anche su questo tema ci sarebbe da aprire un lungo articolo relativo alle piste ciclabili. Il centro diventa distante con gli autobus urbani: anche la piccola Lecce barocca diventa grande con questa mobilità. Al telefono, il servizio informazioni ti spiega che tra una corsa e l’altra ci vogliono dai 35 ai 45 minuti. Eppure, con una macchina in 30 minuti arrivi a Gallipoli, in 40 nella scollegatissima Porto Cesareo. Tempi biblici che non hanno più nemmeno i pensionati, di questi tempi…
Da Piazza Sant’Oronzo a Porta Napoli nessuna fermata di bus o minibus, sulla strada che si intreccia con via Degli Antoglietta, via Isabella Castriota e via Lubelli: siamo in via Leonardo Prato. Bisogna uscire fuori, sul viale degli studenti per trovare gli autobus. Se il fruitore perde fiducia nel mezzo, come la si può riguadagnare? Se ci vogliono 45 minuti per aspettare la linea 30 (siamo di fronte all’università, all’incrocio con via Calasso), si fa prima a piedi. In una città piccola non possono essere questi i tempi: con la macchina ci vogliono
5 minuti per gli stessi percorsi. Solo gli ultimi senza altra scelta possono scegliere i mezzi pubblici per andare, ad esempio, dalla 167 all’Agenzia delle Entrate. Qui la macchina vince, vince sempre, al netto di qualche multa, perché i parcheggi costano e sono pochi. Non è una città per meno abbienti.












