di Francesco Oliva

VEGLIE (Lecce) – Potrebbe allargarsi l’inchiesta sulla giudice onoraria Marcella Scarciglia arrestata ieri pomeriggio con l’accusa di concussione dopo aver intascato una bustarella con 1500 euro all’interno consegnatale da un perito grafologico. Al vaglio degli agenti di pg della Polizia di Stato, agli ordini del dirigente Antonio De Carlo, finiranno altri procedimenti curati dal got 44enne residente a Veglie (in servizio presso la seconda sezione civile) sui quali saranno effettuati i dovuti approfondimenti per escludere altre forzature. Al momento c’è un solo caso certo. Grave, molto grave per la Procura. Tanto che il pubblico ministero Paola Guglielmi ha chiesto la convalida dell’arresto e l’applicazione della custodia cautelare in carcere per il giudice sulla base di due motivazioni: trattandosi di un pubblico ufficiale Marcella Scarcella non avrebbe evidenziato un’effettiva presa di coscienza della gravità dei fatti e avrebbe cercato di scaricare la responsabilità su altri soggetti.

Nel corso del lungo interrogatorio davanti agli inquirenti la giudice si è difesa. Ha negato di aver costretto il perito a consegnarle la somma di denaro (1500 euro in una busta sequestrata dagli agenti di pg) parlando di una “ricompensa” per aver affidato al consulente un incarico professionale. L’incontro nella sua abitazione sarebbe stato giustificato dalla richiesta della giudice di ottenere alcuni chiarimenti sull’autenticità di una firma. Nell’occasione avrebbe ricevuto il “regalino”. Nessun obbligo, nessuna costrizione dunque. Una ricostruzione che il got potrà ribadire nelle prossime ore nel corso dell’udienza di convalida davanti al gip Carlo Cazzella alla presenza dei propri avvocati Giuseppe Corleto e Antonio Malerba. Subito dopo l’intero carteggio dell’indagine verrà avviato alla Procura di Potenza competente per i procedimenti a carico dei magistrati salentini.

Eppure gli agenti sono convinti di aver bloccato la consegna di una mazzetta. Si sono presentati in casa del giudice insieme al perito (marito di un’avvocatessa). Hanno atteso che il consulente, al termine di un’operazione organizzata nei minimi dettagli, lasciasse l’abitazione per uscire allo scoperto, sequestrare la busta con i soldi ancora all’interno e arrestare il giudice. Un caso giudiziario che, inevitabilmente, ha fortemente turbato l’intero apparato della giustizia civile.

Incredulità e sconcerto tra gli addetti ai lavori e gli operatori mentre il Presidente del Tribunale Francesco Giardino invita alla calma e alla prudenza: “Indaga la magistratura penale e da parte mia c’è il massimo rispetto e un doverosissimo silenzio. Sono convinto che al di là degli accertamenti che spettano alla magistratura penale in ogni caso si tratterebbe di un episodio che non deve far perdere la fiducia dei cittadini negli altri giudici che operano in Tribunale del quale mi onoro essere il Presidente e nei quali ripongo la mia totale stima”, commenta il capo dell’ufficio giudicante. “Non c’era alcun elemento che facesse pensare a cose del genere”. Di rimando oltre alla magistratura penale della vicenda verrà informato anche il Consiglio Superiore della Magistratura che dovrà valutare l’adozione di eventuali provvedimenti disciplinari a carico della giudice salentina.