CAMPI SALENTINA (Lecce) – Lecce Fashion Week si è confermata la vetrina di Puglia più prestigiosa. La rassegna organizzata dall’agenzia alta Voce di Elisabetta Bedori, è un appuntamento fisso, che non delude mai. Due giorni di passerelle con le firme della moda made in Puglia e dell’artigianalità. Un viaggio tra le destinazioni più esclusive e la moda è stato l’unico filo conduttore. Il fashion system è costellato da grandi personalità, ma questa mostra celebra il glamour in tutte le sue declinazioni, dalle paillettes ai cristalli, dal lurex agli specchietti, dagli abiti in lino basic agli eccessi degli abiti in plastica.

Quest’anno tante le presenze speciali a LFW19, che si è conclusa ieri con una serata d’alta moda veramente al top. Nome di spicco la Calcagnile Academy, un luogo culturale di ricerca e di esplorazione artistica e tecnica, in cui il lavoro è l’espressione del valore umano. Alta formazione post laurea e post diploma per studenti che arrivano da tutte le parti del mondo. Tra gli studenti e collaboratori molti di loro ricoprono ruoli significativi in imprese come Prada, Alberta Ferretti, Armani, Blue Marine, e altrettanto numerosi quelli che svolgono attività in proprio in Italia e all’estero.

Abbiamo visto in passerella la Capsule “DIs-dir”, sette abiti pensati all’arte di Carmelo Bene. Abiti che indossati da 14 modelle italiane, raccontano la molteplicità delle voci e l’indumento così si fa abito “attore”.

Ciò che il gruppo di lavoro ha perseguito è l’a-storicità: la sospensione del Tempo libero dalle sue urgenze, il cui senso è destabilizzato dove la visione scuote e incarna una sacralità profondamente umana.

“Basta produrre dei capolavori, bisogna essere capolavori” un dettato necessario oggi, per comprendere come sfuggire all’omologazione imperante, osando nell’atto creativo una bellezza intestimoniabile. I designer presenti a LFW19 sono Marco Rollo, Lucia Bardicchia. Francesca Fracella, Simona Romano, Antonella Montemurro, Luigia Bardicchia, Antonella Mellone, Verdiana Coluccia, Joli Monte e Alessia Raimondi.

Il designer Leo Amato ha presentato la sua capsule “urban running”, con 7 abiti pensati per una donna anticonformista ed eccentrica, la collezione rivive l’estro degli anni 80 con la sua giungla urbana e trae ispirazione dai graffiti e i grattacieli di New York Una capsule sportiva dalle linee geometriche e dal mimetico tessuto zebrato che affronta la metropoli nel quotidiano.

Alessandra Stamerra “Per Chinaski, ha sfilato la sua capsule “prima dell’abito” di ispirazione Bukowskiana. La sua collezione è Ideazione, Progettazione, Prototipia. In passerella i disegni e i prototipi raccontano lo studio e il lavoro di ricerca della stilista.

Progettazione questa che precede la realizzazione di un abito, ciò che di solito è gelosamente custodito negli archivi delle case di moda.

Anna Lucia Rizzello ha mostrato la sua capsule “Libera di essere Libera” (5 abiti). La stilista conduce una ricerca sulla connessione tra abito, corpo e vita. L’abbigliamento da lei progettato non ha l’utilità di vestire ma di indossare, l’abito diviene esso stesso esperienza di vita, in grado di manifestare il linguaggio e l’espressività del corpo. Un corpo che danza la vita. Il concetto di semplificazione e naturalità sono la cifra stilistica di Anna Lucia Rizzello, concepisce l’abito come geometria bidimensionale: poggiato sulle spalle, non ha cuciture laterali che lo chiudono, è libero di essere libero.

 

Clarissa Rizzo