di Manuela Marzo

Si celebra oggi, domenica 18 novembre 2018, la seconda Giornata mondiale dei Poveri, istituita da papa Francesco al termine del Giubileo della Misericordia nel 2016, dal titolo «Questo povero grida e il Signore lo ascolta» (Sal 34,7). Tantissime le iniziative promosse nelle diverse Caritas diocesane, salentine e non, per sostenere e promuovere questa giornata di condivisione all’insegna dell’amore per l’altro.

«Così gli ultimi ci invitano a vivere il Vangelo in modo concreto, non solo a parole», precisa monsignor Salvatore Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione. I poveri ci ricordano che la Chiesa è fatta di reciprocità: pastori, volontari, operatori protesi verso i poveri e i poveri che, con la loro vita, ‘evangelizzano’ la Chiesa vivendo ogni giorno i contenuti del Vangelo. Non a caso il motto della giornata di quest’anno è «il povero grida e il Signore lo ascolta», una voce ed un grido che nella società tecnoliquida del consumismo  dà fastidio, perché scomoda, in quanto interpella le coscienze ‘sonnacchiose’ se ‘non addormentate’.

E rappresentativo ne è il logo della Giornata Mondiale dei Poveri 2018. “Si nota una porta aperta e sul ciglio si ritrovano due persone. Ambedue tendono la mano; una perché chiede aiuto, l’altra perché intende offrirlo”. Entrambi sono poveri. Chi tende la mano per entrare chiede condivisione e chi tende la mano per aiutare è invitato a uscire per condividere: due mani che si incontrano, due braccia che si incrociano. Spogliarsi delle sicurezze della propria identità, per  vestirsi dell’abito del povero, dell’emarginato, per incontrare il suo sguardo e riscaldare il suo cuore, così come, più di ottocento anni fa, ha testimoniato, con l’exemplum, Francesco d’Assisi, servo e suddito, ‘minore’ tra i minori.

Nel Messaggio per la Giornata mondiale dei poveri di quest’anno, Papa Francesco utilizza tre verbi: gridare, il grido dei poveri, di sofferenza e tanta solitudine, che attraversa i cieli e raggiunge Dio; rispondere, in quanto Dio non solo ascolta ma risponde al grido dell’uomo bisognoso, come attestato in tutta la storia della salvezza, partecipazione piena d’amore alla condizione del povero; il terzo verbo è liberare: ‘la prigionia della povertà viene spezzata dalla potenza dell’intervento di Dio’.

«Purtroppo si verifica spesso che, al contrario, le voci che si sentono sono quelle del rimprovero e dell’invito a tacere e a subire. Sono voci stonate, spesso determinate da una fobia per i poveri, considerati non solo come persone indigenti, ma anche come gente portatrice di insicurezza, instabilità, disorientamento dalle abitudini quotidiane e, pertanto, da respingere e tenere lontani. Si tende a creare distanza tra sé e loro e non ci si rende conto che in questo modo ci si rende distanti dal Signore Gesù, che non li respinge ma li chiama a sé e li consola»

Ed ancora aggiunge Papa Francesco: «davanti ai poveri non si tratta di giocare per avere il primato di intervento, ma possiamo riconoscere umilmente che è lo Spirito a suscitare gesti che siano segno della risposta e della vicinanza di Dio. Quando troviamo il modo per avvicinarci ai poveri, sappiamo che il primato spetta a Lui, che ha aperto i nostri occhi e il nostro cuore alla conversione. Non è di protagonismo che i poveri hanno bisogno, ma di amore che sa nascondersi e dimenticare il bene fatto».

Amore puro e gratuito, che ha il profumo della reciprocità, donato senza chiedere nulla in cambio, senza ‘se’ e senza ‘ma’. E… sempre.