LECCE – Non vorrei essere tacciato di blasfemia se, istintivamente, mi viene di associare alla partita del Lecce lo scritto riportato su una bianca targa marmorea su un cippo nel deserto africano. A porla furono i bersaglieri del 7° Reggimento, il 1 luglio 1942, quasi presagendo a quanto sarebbe successo ad El Alamein nei giorni 4/5/6 novembre 1942 dove gli uomini della Folgore stupirono sia gli inglesi, vincitori, che i tedeschi, alleati sconfitti, per l’eroica resistenza posta in essere contro un nemico molto più forte sia numericamente che per i mezzi a disposizione.

Ho voluto riportare l’episodio perché coincide, almeno nella data, a quanto avvenuto a Pescara durante una partita di calcio che ha visto soccombere, solo alla fine, una squadra rimasta in doppia inferiorità numerica e sul campo della prima della classe (almeno per ora!). Ma, fatta salva la reminiscenza storica che, comunque, non fa male a nessuno, occorre andare sul concreto ed analizzare questa partita il cui esito finale ci ha lasciato l’amaro in bocca.

Certo, nel complesso è stata una bella partita (sei reti non si vedono con una certa frequenza!), giocata anche bene da entrambe le squadre, diretta forse in maniera molto “prussiana” che ha lasciato, almeno in noi tifosi leccesi, il ragionevole dubbio che la designazione non sia stata all’altezza dell’importanza dell’evento.  Mi corre, comunque l’obbligo precisare che non mi è sembrato che l’arbitro sia stato prevenuto ma piuttosto che si sia lasciato prendere la mano a seguito di probabili rimproveri fatti in campo che non hanno trovato riscontro nei comportamenti dei giocatori. Lo score dice che, alla doppia espulsione dei due leccesi, hanno fatto riscontro le ammonizioni di quattro giocatori del Pescara e l’espulsione, sia pure a tempo scaduto, del tecnico Pillon.

Analizzando la partita, credo si possa dire che questa sia stata persa dopo 25 minuti di gioco quando si è andati sotto di due reti con azioni di gioco la cui responsabilità ricade esclusivamente sull’approssimazione con la quale sono tate effettuate le marcature grazie alle quali Mancuso di testa e Gravillon di ginocchio hanno indirizzato la partita su un piano difficile da superare. IL Lecce, però si organizza e lentamente inizia la scalata all’epicità che non deve farci dimenticare quanto non fatto correttamente. I nostri due difensori non possono farsi ammonire, giustamente, entro i primi venti minuti di gioco perché debbono capire quanto possa essere difficile giocare il resto della partita con questa spada di Damocle addosso. Questo doveva anche servire a far capire come il direttore di gara sembrasse un prussiano di fine 800 e non sono sorpreso della sua intransigenza nel mostrare il secondo giallo a Meccariello per un fallo non meritevole di cartellino, anche se, analogo cartellino lo avrebbe meritato Campagnaro per lo schiaffone in area a La Mantia che ne avrebbe determinato l’espulsione.

E’ovvio che a questi aspetti fa riscontro anche la solida e caparbia partita disputata dal Lecce nella ripresa, con il pari raggiunto in inferiorità numerica, con la terza rete mancata per un soffio e con una accorta difesa punita ad una manciata di minuti dalla fine. E’giusto definire i nostri calciatori eroici ma è anche giusto far rilevare gli errori che hanno determinato la sconfitta, perché si possano valutare correttamente ed a loro si possa trovare un giusto rimedio (speriamo rientri presto Bovo e sia pronto per l’esordio Lucioni!).

A Cosenza non sarà semplice per svariati motivi non ultimo quello rappresentato dalla voglia di rivincita di Braglia. Speriamo che i difensori siano, in ogni circostanza, presenti ed intelligentemente vigili.

Mario La Mazza