di  Manuela Marzo

 Secondo la tradizione, Caterina era una  giovane cristiana nobile, bella e colta, martire  nel 305 ad Alessandria d’Egitto, centro di cultura e di approfondimenti della tradizione sapienziale cristiana. Il racconto della sua vita e del suo martirio sono tardivi, una Passio greca del VI-VII secolo e una Conversio probabilmente del VIII secolo. Il suo martirio risale all’epoca di Massenzio, o Massimino, duri persecutori dei cristiani.

 

Caterina, rifiutandosi di partecipare alla celebrazione sacrificale agli dei voluta dall’imperatore, con queste parole lo sfidò: “Perché vuoi perdere questa folla con il culto degli dei? Impara a conoscere Dio, creatore del mondo e suo Figlio Gesù Cristo che con la croce ha liberato l’umanità dall’inferno”.

 

L’imperatore, colpito dalla sua determinazione e coraggio, la convocò dinanzi ai suoi  retori e filosofi, che però furono prontamente confutati dalla sapienza della giovane cristiana. Non solo. I  sapienti si convertirono e , di conseguenza, arsi vivi. Il sovrano le offrì  matrimoni illustri, che da Caterina furono rifiutati. Per questo fu imprigionata. In carcere era nutrita da una colomba e – si narra –  Cristo stesso l’avrebbe visitata. Anche l’imperatrice e il capo della corte, colpiti da questa figura e dalle sue parole, si convertirono,  con 200 soldati. L’imperatore la condannò al  supplizio delle ruote puntute: l’intervento di un angelo la salvò, mentre le ruote spezzatesi colpirono molti soldati. L’imperatrice stessa, dichiaratasi cristiana, venne sottoposta a tortura e decapitata. Anche per Caterina fu decretata la morte per decapitazione: mentre il suo capo veniva reciso, dal collo sgorgò latte e subito gli angeli trasportarono il suo corpo sul Monte Sinai, dove venne inumata. Senza dubbio sono evidenti, in questi testi, molti luoghi comuni tipici  dell’agiografia, dove la leggenda prevale sul dato storico.

A una sua biografia, poco attendibile dal punto di vista storico, si contrappone la realtà di un  forte culto diffuso anche fuori dall’Egitto. La ritroviamo raffigurata nella basilica romana di San Lorenzo, in una pittura dell’VIII secolo col nome scritto verticalmente: Ca/te/ri/na; a Napoli (sec. X-XI) nelle catacombe di San Gennaro, e più tardi in molte parti d’Italia, così come in Francia e nell’Europa centro-settentrionale.

Curiosità: Si festeggia il 25 novembre.  Per le sue dispute di tipo culturale e religioso o esplicitamente filosofico, fu accolta come protettrice degli studenti di filosofia, teologia e universitari in genere. Santa Caterina è anche patrona dello “Studio dei legisti”, la moderna Giurisprudenza, dell’Università di Padova e dell’Università di Siena. Infatti il sigillo dell’Università di Padova presenta, peraltro, la santa con la ruota del martirio, accanto a Gesù. Così anche l’Università di Siena ha l’immagine, oggi stilizzata, di santa Caterina di Alessandria. Nel XIII secolo santa Caterina d’Alessandria venne proclamata patrona anche dell’Università della Sorbona di Parigi, i cui teologi e filosofi la celebravano con una processione alla chiesa annessa al priorato di Sainte-Catherine-de-la-Couture.

Forte è la presenza e il culto di santa Caterina d’Alessandria nella cultura e sensibilità popolare, anche salentina. Basta parlare della Basilica di Santa Caterina di Alessandria di Galatina,  che costruita tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, con i suoi ricchi cicli di affreschi è  un viaggio nella bellezza. La Basilica, annessa a un convento francescano tutt’ora esistente,  custodita dai Frati Minori, da sempre meta di pellegrinaggio e culto delle reliquie della Santa, consegna alla storia l’ascesa di una delle più importanti famiglie feudali del basso Medioevo, gli Orsini del Balzo, e in particolare di Maria d’Enghien, che diventerà regina di Napoli, e di suo figlio Giovanni Antonio Orsini.

È certamente uno scrigno d’arte, unico, che cattura lo sguardo. È certamente una delle  mete di turisti di tutto il mondo, per il suo ‘tuffarsi’ nell’arte. Ma è, sicuramente e soprattutto, un luogo di preghiera, “l’eco di Assisi” che cattura lo spirito e… il cuore.