Un’istantanea del voto in mattinata

di Manuela Marzo

 In occasione del IV centenario della nascita della serva di Dio suor Chiara di Gesù, originaria di Seclì e del convegno a lei dedicato “Suor Chiara D’Amato: una porta aperta sul Cielo” presso il Monastero “Santa Chiara” in Nardò, abbiamo dialogato con suor Chiara Sabina De Angelis.  Da medico alla chiamata che ha segnato la svolta nella sua vita: sposare Cristo, diventando monaca di clausura, sui passi di santa Chiara d’Assisi. Ci racconta di suor Chiara di Gesù, al secolo Isabella D’Amato, donna della nostra terra e della sua scelta dell’umiltà e della piccolezza. Ci ricorda che oggi è la domenica della gioia, augurando a tutti i lettori del CorriereSalentino di credere nell’amore e nella misericordia di Dio!

 

Chi è suor Chiara D’Amato?

È una sorella clarissa vissuta nel XVII secolo, nata a Seclì dalla famiglia dei duchi D’Amato e che a 18 anni è entrata nel monastero di Nardò, volendo seguire la forma di vita delle sorelle povere di santa Chiara, contro il volere dei genitori, decisi, invece,  a coniugarla con qualche nobile del tempo, come consueto in quell’epoca. Sin da piccola, ha sentito nel cuore un forte desiderio di seguire il Signore, desiderio cresciuto sempre di più anche grazie alla formazione religiosa che ha avuto in famiglia, ma soprattutto all’incontro con i padri conventuali del convento Sant’Antonio, adiacente al palazzo ducale. Il racconto del martirio di alcuni frati francescani a Nagasaki suscitò in lei ancora un più forte desiderio di seguire, di annunciare e di far conoscere l’amore di Gesù Cristo a tutti gli uomini. Sin dall’inizio, ha vissuto una forma di vita radicalmente evangelica, tenendo conto che all’epoca si entrava nei monasteri non per vocazione come nel suo caso, ma per volere delle famiglie nobili; di conseguenza, la vita clariana aveva preso le distanze dalla forma originaria della povertà e della vita fraterna. Tant’è vero che ogni monaca portava con sé anche una serva, cosa che lei rifiutò, anzi, nel monastero, si fece serva delle sue sorelle, svolgendo le mansioni più umili, nonostante le critiche delle altre monache. Suor Chiara D’Amato ha ricalcato le modalità di vivere il Vangelo della madre Chiara d’Assisi.

 

Perché un convegno su suor Chiara D’amato?

È nato in noi il desiderio di far conoscere la bellezza della santità della sua vita. Qualcosa di bello va sempre diffuso e fatto conoscere! Come clarisse non conoscevamo questa figura e nell’Ordine non era ancora e non è ancora nota. Suor Chiara di Gesù, sia per come ha incarnato il Vangelo nella sua vita, sia per i doni mistici e i carismi che la rendono un po’ simile a san Giuseppe da Copertino, ha un suo valore e significato e non solo nell’Ordine clariano, ma in tutta la Chiesa. In particolare quest’anno, in cui papa Francesco ci ha donato l’esortazione apostolica “Gaudete et exsultate” sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, far conoscere suor Chiara di Gesù, al di là dei doni mistici, quindi straordinari che lei ha avuto, significa far comprendere che la via della santità è  praticabile e percorribile da tutti. La sua santità non è nella straordinarietà dei doni ricevuti, ma è proprio nell’ordinarietà della sua vita, è nell’aver vissuto il Vangelo incarnandolo nella sequela di Gesù Cristo, cosa che ogni credente può fare nel suo stato di vita.

 

Una porta aperta verso il cielo, quindi?

Sì, certamente! Possiamo dire che i santi nella Chiesa sono delle porte aperte verso il cielo, un po’ come delle stelle. Adesso siamo nel periodo di Avvento e di Natale: come la stella cometa ha guidato i re magi verso Gesù, così i santi sono queste stelle sparse nel firmamento che possiamo guardare come guida verso Gesù. Allora “Una porta aperta sul cielo”, il titolo del convegno, per dire che i santi sono delle porte che rendono percorribile la via verso al cielo, dell’incontro col Signore, tenendo conto sempre che è il Signore che scende a cercarci, come da un canto musicato da una sorella clarissa sulle parole di suor Chiara di Gesù “per te sono disceso dal cielo”. È Dio che viene incontro all’uomo, che cerca l’uomo, che si è incarnato per incontrare l’uomo e dirgli il suo amore. Allora i santi e suor Chiara di Gesù, che ha avuto questo scambio di cuori con il Signore, ci testimonia che Dio è in cerca di ciascuno di noi, ognuno di noi è l’amato del cuore del Signore. Suor Chiara di Gesù lo ha testimoniato con l sua vita e, quindi, per noi diventa questa porta che ci immette direttamente al cielo.

 

Cosa vorrebbe far conoscere, oggi, di suor Chiara? Quale aspetto particolare…

Un aspetto, comune a tutti i santi, è l’innamoramento del Signore, sentire Gesù Cristo come il tutto nella propria vita, l’Amato del mio cuore. Un aspetto, forse, non conosciuto di suor Chiara, che è poi la via indicata da Francesco e da Chiara d’Assisi, è la strada della piccolezza e dell’umiltà. Oggi viviamo in un mondo in cui l’apparenza, il successo, l’ambizione e la competizione, il fare calcoli, la corsa al potere e il non avere uno sguardo verso chi ci sta intorno, porta a considerare la via dell’umiltà insignificante, ‘non utile per’. Invece la via dell’umiltà è la via di Gesù, che ha sposato la nostra umanità. Suor Chiara ci insegna, quindi, che la nostra umanità è preziosa. Il limite, le nostre mancanze, la nostra imperfezione e i nostri difetti non sono un impedimento alla felicità, ma sono una parte di noi che il Signore ama. Ed è proprio partendo dalle nostre fragilità che possiamo essere felici.

 

Quindi, suor Chiara D’Amato può essere un modello di riferimento, oggi? E per chi?

Può essere un riferimento per tutti, per ogni stato di vita e per noi clarisse che, ogni giorno di più, ci rinnamoriamo del dono grande della vocazione. Come diceva santa Chiara, ‘conosci la tua vocazione’, che è uno dei benefici più grandi che abbiamo ricevuto. Suor Chiara di Gesù può essere d’esempio per una mamma, una sposa, per un giovane, perché ha vissuto le fasi della sua vita seguendo il Signore, credendo che quando si dà il cuore a Cristo, in qualsiasi stato di vita e non solo da consacrati, non perdiamo mai nulla, ma si apre un modo e un mondo più bello e più grande per vivere ogni esperienza.

 

Proiettando nel futuro la figura di suor Chiara di Gesù, cosa desidererebbe che si realizzasse…

Due desideri: l’apertura del processo di beatificazione, interrotto prima per mancanza di fondi, sembrerebbe dalle fonti, poi perché il corpo non fu più ritrovato. Altro desiderio, se dal cielo ci aprisse lei una porta ‘verso la terra’ per farsi ritrovare, ritrovare il suo corpo. Suor Chiara D’Amato può avere oggi il dono del miracolo della conversione. C’è bisogno di ritornare al Signore, ci siamo troppo allontanati dalla casa di Dio, dalla nostra casa, da noi stessi. Ci siamo allontanati da Dio perché ci siamo allontanati dalla verità di noi stessi. Quindi, suor Chiara diventa una via percorribile perché l’uomo si possa ritrovare in Dio.

 

Siamo nella terza domenica d’Avvento. A tutti i lettori del CorriereSalentino, quale augurio per questo Natale.

L’augurio è che in qualsiasi circostanza della vita possiamo trovarci, di gioia e di dolore, di malattia o di benessere, di sofferenza, di prova, penso quindi alle persone ammalate, senza lavoro, ai tanti giovani che vivono senza il senso della vita, a tanti migranti, a tutte le donne che subiscono situazioni di schiavitù e di maltrattamento, di non sentirci mai soli. Questa è la domenica della gioia! Il Natale è il rosa di questa domenica che ci anticipa la gioia del Natale, quella luce che verrà: Dio viene ogni giorno, nasce in mezzo a noi e ci viene a cercare lì dove siamo, fosse anche il peccato più grave agli occhi del mondo. Auguro a tutti di credere nell’amore e nella misericordia di Dio!