di padre Francesco Maria Marino OP

Amici carissimi, fin da bambini, o quasi, maturiamo la convinzione non proprio positiva e ottimista su noi stessi, più che sugli altri, per la quale certi (nostri) peccati sarebbero inevitabili. Fissiamo spesso l’asticella ad una altezza considerevolmente inferiore al livello che in verità saremmo in grado di saltare. Abbiamo addirittura sviluppato delle teorie psicologiche, o pseudo tali, secondo le quali i peccati sarebbero addirittura la conseguenza dello stress. Cadiamo in tentazione facilmente per via di una cultura che ha smarrito ogni concezione di morale: nel senso che la morale esiste, ma è poco più che una teoria; peggio ancora, il giudizio morale non coinvolge e non giudica taluni atti umani (non mi riferisco agli atti dell’uomo più propriamente fisiologici, come ad ad es. respirare, ma agli atti moderati dalla volontà) .

Celebriamo l’ Immacolata concezione di Maria. “Immacolata” significa senza peccato originale. Fin dai primi secoli della Chiesa, la riflessione sul mistero di Cristo, che coinvolse immediatamente la persona di Sua Madre, portò i teologi a maturare la convinzione che il cuore di Maria fosse assolutamente puro, cioè senza macchia di peccato. La convinzione, certo non peregrina, venne confermata dalla stessa Donna Bernadette Soubirous, presso la grotta di Massabielle a Lourdes.

Vorrei che meditassimo a fondo le parole dell’angelo a Maria: “Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te.”. Esse costituiscono l’incipit dell’Ave Maria, la preghiera più amata, più famosa e più recitata del mondo.

Lo stato di grazia che ha colmato Maria di gioia – il canto del Magnificat ne è la prova! – dovrebbe colmare di gioia anche coloro che lo hanno scelto per sé!…nonostante la fatica di mantenere la strada, senza tralignare. Un errore, un peccato non può compromettere la vocazione!

La strada scelta rimane sempre la nostra strada, l’unica strada, fino alla fine.

Ogni strada scelta per amore di Cristo e della Chiesa – anche quella della famiglia! – è importante, per chi la sceglie e per gli altri che ne possono ricevere beneficio; anche solo l’ammirazione di vedere una persona realizzata e felice di esserlo, nonostante gli errori commessi per fragilità, egoismo e presunzione.

Al contrario, fa tristezza vedere persone che hanno scelto di seguire Cristo, poveri, casti e obbedienti, ma vivono la loro condizione come una serie frustrante di rinunce, sentendosi più poveri, meno dotati, e anche più arrabbiati di chi non ha fatto la stessa scelta.

Molti preti, molti religiosi vivono la loro condizione come se fosse una croce, convinti più per presunzione, che per umiltà, di diventare in tal modo conformi a Cristo. Viene da chiedersi: quale percezione hanno del mistero di Cristo?

Nessuna vocazione è priva di frustrazioni – evviva il disincanto! -; ma una vocazione non può intendersi come una croce, sulla quale si sale per morirci sopra!

Se fosse così, come potremmo annunciare che Dio è Amore infinito?

Chiediamo a Maria che preghi per noi: giovani e meno giovani, famiglie, coppie , gruppi di ogni sorta, comunità parrocchiali e religiose, perché abbiamo tanto bisogno di sapere che, fino all’ultimo istante della nostra vita, anzi, soprattutto nell’istante del nostro passaggio alla vita nuova, una Mamma ci è accanto e tifa per noi tutti i giorni del nostro pellegrinaggio terreno. Con Lei e grazie a Lei, Dio non è mai stato così vicino a noi!