Qualcuno potrebbe anche non condividere, come è giusto che sia, che ci si possa o debba accontentare del risultato finale della partita con il Benevento ma, chi segue il calcio, sa pure che talvolta è più opportuno accontentarsi sul certo piuttosto che rischiare di restare con un pugno di mosche in mano e questo non sarebbe stato giusto per il Lecce.

Personalmente ho visto una bella partita, con squadre toniche e ben organizzate, con fraseggi di alto contenuto tecnico (passaggio filtrante di Falco per Mancosu ma anche, perché no? semirovesciata volante di Insigne per Coda) e tanto movimento da entrambe le parti. Certo potrebbe essere comprensibile il rammarico di essere stati raggiunti ma, affermare che si sarebbe dovuto vincere con due o tre reti di scarto, mi sembra piuttosto irrealistico e presuntuoso.

     Non mi sembra che il Benevento sia stato a guardare e si sia intimidito di fronte ad un Lecce tonico, quanto piuttosto che abbia fatto una partita rispettosa dell’avversario aspettando anche il momento per poterlo colpire, dando anche l’impressione di volerlo fare nel finale, bloccato però da una veemente reazione.

Mi accontento del risultato perché considero che i ritorni del Lecce, dopo le soste, non  sempre siano stati positivi, anzi! e che invece questa volta il ritorno è stato molto convincente così come non bisogna dimenticare di come il Benevento, avendo giocato in Coppa Italia, fosse molto più preparato sul piano fisico dimostrando, ove ve ne fosse bisogno, di poter competere regolarmente con altre cinque o sei formazioni, Lecce compreso, per la promozione.

A tal proposito ho raccolto il segnale positivo che la dirigenza ha lanciato  con la conferma di Lucioni, rinunziando ad una notevole plusvalenza, ma anche con la volontà di potenziarsi, purchè questo non alteri l’equilibrio già raggiunto.  E’ giusto dar via chi non rientra nel piano tecnico delle ambizioni ma, ribadisco, non si stravolga la squadra e sabato si è visto quanto possano valere i vari Mancosu, Lucioni, Falco nella economia di questa squadra.

Guardando la classifica si nota come fino alla decima posizione, ovvero quota 26 di Perugia e Spezia, si possa essere tutti imbarcati per il raggiungimento dello stesso porto senza che nessuna squadra prevalga nettamente sulle altre anche se, forse il Palermo risulta essere la squadra con il miglior differenziale fra le 32 reti fatte e le 15 subite dato questo attestante come squadra con maggior equilibrio ma che, proprio in settimana perde in casa contro la Salernitana.

Questo è il bello del calcio ma anche il rischio di come in questa categoria non vi sia nulla di scontato per cui, ove dovesse calare un po’ l’attenzione,  ci si potrebbe trovare in una posizione alla quale non si è abituati. E’anche questa situazione, perennemente aleatoria, che mi fa privilegiare un pragmatico realismo che mi impedisce di correre dietro a sogni che, talvolta, possono essere fallaci. Viviamo da tifosi il “giorno dopo giorno”, stiamo sempre con i piedi a terra, divertiamoci a vedere belle partite, come quella con il Benevento, ed alla fine si faranno i conti.

Agli amici che mi leggono, vorrei suggerire di dare anche uno sguardo al cammino del Frosinone; potrebbe sembrare una divagazione ma non lo è. Il Frosinone viene promosso in A, il campionato successivo retrocede in B, si rifà il nuovo stadio e viene subito promosso in A dove, al momento, è uno dei più seri candidati alla retrocessione. E allora? “Meditate gente, meditate!” e, per ora “attenti alla Salernitana!”

Mario La Mazza