Sembra quasi un paradosso affermare che il mercato invernale “tiri” di più di quello estivo. Sarà perchè viene subito dopo la conclusione del campionato, sarà perché la stagione estiva ci porta lontano dagli stadi, sarà perché in quel periodo forse si ha lo stomaco pieno di calcio, sarà perché si sta meno davanti alla TV con le poche voci dei protagonisti ed in attesa di qualche bomba (vds. Ronaldo alla Juve), ma un fatto mi sembra acclarato ed è quello del mercato invernale che interessa più dell’estivo anche se quasi mai ha prodotto sconvolgimenti, salti di qualità se non quella di fare girare molta moneta contribuendo ad aumentare il conto in banca dei procuratori, mettendo spesso in difficoltà gli allenatori che si ritrovano con molti calciatori delusi per un mancato trasferimento o con molti presidenti che si aspettano da loro le “magie” per una salvezza o una promozione.

Di certo il mercato invernale, con le tante voci sussurrate, quasi sempre smentite, alimenta dibattiti e trasmissioni televisive ad hoc come quella simpatica condotta da Bonan e Di Marzio ogni sera (o notte?) sulle reti SKY. Questa lunga premessa vi avrà fatto capire che chi scrive non è proprio convinto della proprietà salvifica del mercato detto anche di “riparazione” che tante volte non ripara nulla e piuttosto tende a sfasciare. E’ vero che ogni tanto qualche risultato si raggiunge ma la vera struttura della squadra la si forma in estate e non si aspetta la correzione invernale dove si trovano atleti reduci da lunghi infortuni, atleti che si sentono declassati se finiscono in campionati inferiori oppure atleti che hanno onestamente e completamente “tirato la carretta” e si vedono “retrocessi” a vantaggio del nome esotico di turno. Ma tant’è il mercato consente anche (è successo in altri anni con squadre di grande caratura che si scambiavano illustri carneadi mettendoli a bilancio con valutazioni spropositate) giochi contabili abbastanza risibili.

Siccome, voi amici lettori, a questo punto potreste dirmi dove vado a parare, vi sottopongo una serie di “affari” conclusi dal Lecce a partire dal 2004 per finire alla data odierna.  E’ ovvio che, per avere i nominativi, ho dovuto servirmi della enciclopedica raccolta dati del mio amico Vittorio, che ringrazio,  e che sottopongo alla vostra cortese attenzione pregandovi si individuare quanti nomi ed in che misura siano stati determinanti o abbiano consentito il vero salto di qualità.

Vado con ordine a partire dall’anno 2004. In quell’anno, squadra già in A, forse si realizza il migliore affare della storia del Lecce. Vengono a rinforzare l’organico Bolano, Dalmat, Franceschini, Mariniello, Stendardo e Sicignano. Solo quelli evidenziati in grassetto meritano la mia nota di plauso. Anno 2005: Cozzolino, Valdes. Anno 2006: Cichero, Saudati, Saidi e retrocessione  in B. Anno 2007: Cottafava, Diarra, Tesser, Tiribocchi, Vascak, Zanchetta, Giuliatto, Munari e Pavarini. Assestamento in B. Anno 2008: Budyanskiy e Corvia con promozione in A. Anno 2009: Edinho, Papa Waigo, Papdopulos e relativa retrocessione. Anno 2010: Bertolacci, Di Michele, Ferrario, Gragnanello e Loviso. Anno 2011: Tomovic. Anno 2012: Blasi, Bojinov, Del Vecchio, Di Matteo, Miglionico, Seferovic con retrocessione in B e subito in C per lo scandalo di Bari.

Gli anni della lunga delusione in C ci hanno portato nel 2013: D’Ambrosio, Drame, Fatic, Martinez; nel 2014: Abbruzzese, Barraco, Caglioni, De Rose. Nel 2015: Beduschi, Di Chiara, Embalo, Gustavo, Errera, Manconi e Scuffia. Nel 2016: Alcibiade, Caturano, Lo Sicco, Sowe.  Nel 2017: Agostinone, Costa Ferreira, Manconi e Perucchini. Nel 2018: Legittimo, Saraniti, Selasi, Tabanelli con meritato ritorno in B.

E adesso? Non credo che quest’organico abbia bisogno di molto ma spero ardentemente che non si sconvolga in peggio. Sento parlare di Lucioni al Sassuolo, di Mancosu sul chi vive, non vorrei essere nei panni di Petriccione con la presenza di Tachtisidis alle sue spalle. Agli amici lettori: quanti dei nomi citati ritenete abbiano fatto fare il salto di qualità? Ritengo pochi.

Mario La Mazza