Palombi

Qualcuno ha storto un po’ il muso per il risultato ottenuto dal Lecce a Venezia, eppure bisogna dire, per onestà intellettuale, di come non fosse facile giocare nel più datato stadio d’Italia, così mi ha detto l’amico Vittorio, e dove, tra l’altro ci ha rimesso le penne anche il Brescia attuale capo classifica.

Si è visto di come il Venezia si muova con velocità, determinazione, grinta e come possa mettere sotto qualsiasi squadra, rappresentando essa stessa l’emblema sella serie B dove un po’ tutte possono vincere o perdere con chiunque. Dato per scontato che ogni partita fa storia a sé, questa ha comunque mostrato un Lecce, magari in qualche occasione impreciso o eccessivamente disinvolto, ma sempre in partita, visto come nello spazio di un minuto ha riagguantato il Venezia che si era illuso di potercela fare. Sono partite come questa che contribuiscono ad aumentare il tasso di autostima e consolidare la tenuta del “gruppo”.

Certo, l’esame più dettagliato della partita ci porta ad evidenziare alcune leggerezze che sarebbe stato bene non ci fossero state, tipo quella di Vigorito al 15’, ma a far da contraltare a questo è lo stesso Vigorito che a cinque minuti dalla fine salva la squadra con un intervento istintivo e magistrale su Bocalon, risultando così il migliore in campo per il Lecce. E’da tempo che diciamo di “aver trovato un portiere” e, dopo Venezia per quanto mi riguarda, lo confermo.

Visto che, analizzando la partita, è giusto riferirsi ai calciatori, allora magari ci si aspettava una maggiore precisione sui cross da parte di Calderoni, autore però di una partita tonica che gli fa raggiungere una sufficienza piena. Così come la piena sufficienza la ottiene anche Tachtsidis, seppur con molte imprecisioni nei passaggi, cosa per lui un po’ inusuale. Senza una evitabile ammonizione, che gli farà saltare la prossima con il Livorno, la partita di Lucioni sarebbe stata perfetta così come, a mio parere, lo è stata quella di Venuti, dimostratosi padrone della fascia destra. Di Mancosu quasi non se ne parla, visto il rendimento, quasi sempre elevato così come di Petriccione che, pur diffidato, in ogni occasione “ha buttato il  cuore oltre l’ostacolo”. Se La Mantia, pur con il solito grande supporto che fornisce alla squadra, non è stato il solito, il solito lo è stato Palombi, vero rapinatore d’area i cui guizzi, talvolta, sono mortiferi. Monocorde l’attività di Tabanelli anche se sulla sufficienza. Una sorpresa è stata rappresentata da Haye che potrebbe portare una maggiore vivacità laddove ve ne sia necessità. Non mi esprimo su Tumminello ma gli concedo le attenuanti che sono doverose per chi entra a freddo e per la prima volta con nuovi compagni. Falco non mi sembra giudicabile ma le poche giocate fatte dimostrano come sia un giocatore imprescindibile nello scacchiere del Lecce. Per ultimo Meccariello: fra Citro e Bocalon non c’è da stare allegri e ne sa qualcosa anche Lucioni, però una maggiore attenzione su Citro, in occasione del gol, sarebbe stata molto apprezzata, in ogni caso credo si renda utile al gruppo. Per ultimo, come cronaca ma primo come partecipazione, il meraviglioso gruppo degli 800 supporter che hanno incitato il Lecce dal primo all’ultimo minuto.

In queste condizioni e con la piena coscienza delle proprie capacità, forse non è peccato sperare, visto l’attuale andazzo di questo campionato. Domenica il Livorno vorrebbe riscattare la sconfitta subita all’andata. Sta al Lecce impedirglielo.

Mario La Mazza