Due periodi storici totalmente diversi, il Medioevo e la contemporaneità, due uomini diversi, un santo, il primo ad aver ricevuto le stimmate e un pontefice. Un nome che unisce: Francesco.

Più di ottocento anni fa, un piccolo uomo, uno ‘strano frate’ venuto dall’Italia, dalla suggestiva valle spoletina, il ‘novello pazzo’, volle a tutti costi andare in terra musulmana. Al terzo tentativo riuscì ad incontrare il sultano di Egitto Malik al Kamil. È il settembre del 1219. Quello storico colloquio avvenuto a Damietta, a pochi chilometri di distanza dal Cairo, in un periodo e in un tempo di guerra, le crociate, tra musulmani e cristiani, è ancora oggi di grande attualità e significatività per il dialogo interreligioso e per la pace mondiale. Rimane, a distanza di tempo, un avvenimento unico nella storia della Chiesa che indica la rotta da cui ripartire nell’affannosa ricerca di intesa e armonia tra Oriente e Occidente.

Cortesia, rispetto delle profonde differenze culturali e religiose e dialogo furono gli elementi caratterizzanti l’insolita conversazione tra il sultano Malik al Kamil e l’allora insignificante frate, per alcuni folle, per altri ispirato da Dio, Francesco d’Assisi.

A Damietta avvenne un incontro storico: il Vangelo portato da Francesco incontrò il Corano e il Corano accolse il Vangelo. Francesco rispettò Maometto e Malik al Kamil rispettò Cristo. Nessuna richiesta. Nessuna condizione. Nessuno scontro, ma l’incontro di una logica diversa, lontana dagli schemi della guerra, dell’odio, aperta alla fraternità. Francesco d’Assisi prese le distanze dai criteri ideologici della cristianità del tempo, riportando il Vangelo come guida delle relazioni tra gli uomini. E il Vangelo predica l’amore per tutti.

La storia di un incontro per alcuni scandalosa, per altri coraggiosa. Rivoluzionaria e contro-corrente, sicuramente, com’è stata tutta la vita di Francesco d’Assisi.

Per lui, il sultano non era un nemico da scrutare e combattere, ma un fratello da conoscere e accogliere, nell’affermazione e nel rispetto dell’identità religiosa di ognuno.

Ottocento anni dopo la storia si ripete. Contesti storici diversi, guerre nutrite da ideologie diverse. Eppure gli stessi sono gli uomini, musulmani e cristiani. Passa il tempo, rimane la ‘fragilità’ di una relazione. Papa Francesco, il primo pontefice a scegliere questo nome è anche il primo pontefice a toccare la terra araba, Abu Dhabi, il 3 febbraio del 2019, accolto in una saletta d’onore dal principe ereditario Bin Sayed e poi salutato anche dal grande imam di Al Azhar, Al-Tayyeb.

Mi reco in quel Paese come fratello, per scrivere insieme una pagina di dialogo e percorrere insieme sentieri di pace”, afferma Papa Francesco ripercorrendo i passi di Francesco d’Assisi.

«Non è beato chi aggredisce o sopraffà, ma chi mantiene il comportamento di Gesù che ci ha salvato: mite anche di fronte ai suoi accusatori. Mi piace citare san Francesco, quando ai frati diede istruzioni su come recarsi presso i Saraceni e i non cristiani. Scrisse: Che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. In quel tempo, mentre tanti partivano rivestiti di pesanti armature, san Francesco ricordò che il cristiano parte armato solo della sua fede umile e del suo amore concreto. È importante la mitezza: se vivremo nel mondo al modo di Dio, diventeremo canali della sua presenza; altrimenti, non porteremo frutto».

L’incontro è stato suggellato dalla firma di un documento storico dalle due più alte autorità religiose, da Papa Francesco per la Chiesa cattolica e dal Grande Imam di al-Azhar per la parte musulmana: il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale della convivenza comune”. Un documento che apre le porte ad una fraternità senza confini.

Papa Francesco ha calpestato la terra musulmana non da forestiero sospettoso, ma da fratello che afferma il rispetto dell’altro, riconosce la libertà di coscienza e la libertà di religione, l’uguaglianza tra tutti gli uomini e l’uguaglianza tra gli uomini e le donne, il rifiuto di ogni violenza e la condanna di ogni forma di terrorismo.

Ho pensato spesso a san Francesco durante questo Viaggio – rivela il Papa – mi aiutava a tenere nel cuore il Vangelo, l’amore di Gesù Cristo, mentre vivevo i vari momenti della visita; nel mio cuore c’era il Vangelo di Cristo, la preghiera al Padre per tutti i suoi figli, specialmente per i più poveri, per le vittime delle ingiustizie, delle guerre, della miseria la preghiera perché il dialogo tra il Cristianesimo e l’Islam sia fattore decisivo per la pace nel mondo di oggi”.

Il pensiero costante ad un uomo piccolo e non bello, ultimo fra gli ultimi, un frate minore, che ha vissuto e non solo ‘predicato’ il Vangelo, indossando un semplice saio, un paio di sandali e nulla di più. Eppure, nella sua ‘piccolezza’ ha lasciato un segno indelebile nel nostro tempo, attraverso la sua storia, di una vita in povertà, castità e obbedienza, che ancora fa commuovere ed emozionare. Una storia di conversione che ancora converte tanti cuori.

Quale il motivo? Il nome, la straordinarietà di un uomo? Francesco d’Assisi risponderebbe che la vera forza è ‘seguire la forma del santo Vangelo’. Non un insieme di formule. Una scelta di vita!

 

Manuela Marzo