F.Oli.

COPERTINO (Lecce) – Avrebbe consegnato 15mila euro ai vicini di casa con la promessa di ottenere il tanto sospirato trasferimento del figlio carabiniere perché potevano contare su conoscenze importanti tra i rappresentanti dell’Arma. I soldi, però, sarebbero rimasti nelle tasche dei coniugi e il figlio, ovviamente, non avrebbe beneficiato di alcun trasferimento rimanendo nel nord Italia. Ora, la giustizia ha presentato il conto per i due coniugi. Al termine del processo in abbreviato il gup Sergio Tosi ha condannato a 8 mesi di reclusione Sergio Eugenio Cordella, di 52 anni e Luciana Floriana Panico, di 50, entrambi di Copertino, con l’accusa di millantato credito in cui è stato assorbito il reato di truffa concedendo la pena sospesa e la non menzione e il riconoscimento delle attenuanti generiche ai due imputati. Il giudice ha dichiarato il non doversi procedere per l’accusa di minaccia aggravata per remissione della querela della persona offesa (la madre del carabiniere) che, assistita dall’avvocato Giuseppe Bonsegna, è stata già risarcita.

Secondo quanto denunciato dalla vicina, i due coniugi avrebbero ostentato conoscenze altolocate, tra cui un carabiniere a Roma che avrebbe potuto aiutare la signora a ottenere il trasferimento del figlio (all’epoca in servizio presso la stazione di Osio Sotto (in provincia di Bergamo), a Copertino. Perché la trattativa andasse in porto erano necessari 15mila euro. La signora, per il bene del figlio, avrebbe così consegnato la somma di denaro in contanti ma una volta compreso di essere stata raggirata sarebbe stata minacciata ogni qualvolta reclamava la restituzione del denaro: “Non li perdi i soldi, no… se poi li rimetto io, non ti avvicinare qua mai più… ti porto i soldi indietro, però qua non vieni più… ignoranti, morti di fame, non dovete più uscire di casa per le cose che diciamo, andate via”.

Dopo la denuncia sono scattate le indagini condotte dai militari della Guardia di Finanza che approdate in una richiesta di rinvio a giudizio a carico della coppia. (In sede di udienza preliminare, la vicina ha rimesso la querela e ha rinunciato a costituirsi parte civile al processo. I due imputati erano difesi dall’avvocato Francesco Vergine.