F.Oli. 

CARMIANO/LEVERANO (Lecce) – Lasciano il carcere dopo oltre cinque mesi trascorsi dietro le sbarre i componenti del gruppo che, il 2 ottobre scorso, esplose colpi di pistola all’indirizzo di Paolo Panzanaro, in contrada Olmo, a Copertino. Stiamo parlando di Peppino Vadacca, 44 anni Matteo Niccoli, 22 anni; Toni Saponaro, di 42, tutti di Carmiano e Bruno Guida, 42 anni, di Leverano.

E’ stato il gup Simona Panzera, nella giornata di ieri, ad accogliere l’istanza degli avvocati Pantaleo Cannoletta, Vincenza Raganato e Valeria Corrado depositata nel corso dell’udienza camerale in cui doveva essere ratificato il patteggiamento a 3 anni e 6 mesi. La sentenza è stata rinviata al 15 maggio. Inizialmente gli imputati rispondevano oltre che di concorso in detenzione illegale e porto di arma da fuoco anche di tentato omicidio, accusa riqualificata dal Tribunale del Riesame in tentate lesioni personali gravissime confermata nel decreto di giudizio immediato a firma del pm Maria Consolata Moschettini che ha condotto le indagini.

I componenti della spedizione punitiva e il movente della sparatoria sono stati ricostruiti grazie alle indagini condotte dai carabinieri della Tenenza di Copertino e dai militari della stazione di Leverano.  Secondo quanto accertato, i quattro avrebbero organizzato una spedizione punitiva nei confronti del giovane perché accusato di aver rubato dello stupefacente (marijuana) a Guida.

Una volta piombato nei pressi del casolare a bordo di una Bmw, il commando chiese al padre Paolo Panzanaro di chiamare il figlio. Non avendo risposta Niccoli, sceso dall’auto, esplose due colpi di pistola calibro 7.65 all’indirizzo del più grande dei Panzanaro che, solo per la prontezza dei riflessi, riuscì a schivarli evitando di rimanere ferito alle gambe. Subito dopo Niccoli colpì l’uomo con il calcio della pistola sul viso provocandogli un trauma contusivo al naso guaribile in 5 giorni. Subito dopo la fuga, durata poco però. Sulle loro tracce si sono posti nell’immediatezza i carabinieri.

I militari hanno acquisito la denuncia delle vittime, sequestrato i bossoli, la cartuccia e l’ogiva, acquisito il certificato medico che attestava le lesioni riportate da Paolo Panazanaro. Successivamente è stata anche recuperata la pistola, una semiautomatica clandestina calibro 7.65 Browning marca Bernardelli, modello 1948, con la matricola parzialmente abrasa. Gli accertamenti si sono avvalsi anche di una consulenza tecnica dell’ingegnere Riccardo Ramirez sull’arma e sul luogo del delitto mentre l’ingegnere Claudio Leone ha curato l’estrapolazione delle immagini delle telecamere.