L'avvocato Luigi Corvaglia

LECCE – Riportiamo integralmente il contenuto dell’intervento dell’avvocato Luigi Corvaglia sulle imminenti elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine. “Ho letto il messaggio elettorale  che accompagna la foto dei candidati del raggruppamento “liberidiscegliere” (non si tratta di una lista perché la legge elettorale non prevede il voto per lista, mentre si vota indicando il nome dei singoli candidati scelti fino ad un massimo di due terzi, pari a quattordici) .

Tra i candidati del predetto raggruppamento, su quattordici, ve ne sono sei (Altavilla, Fatano, Caprioli, Fiorenza, Bruno e Bortone) che sono ineleggibili, secondo le previsioni della L. n.113/2017 e la norma di interpretazione autentica contenuta nel D.L. n.2/2019 che ha fatto seguito alla sentenza delle SS.UU. della Corte Suprema di Cassazione n.32781/18.

Si sostiene nel predetto messaggio elettorale  che i colleghi che non si sono candidati in questa tornata elettorale nel pieno rispetto del dettato normativo (tra questi c’è anche il sottoscritto), sono degli imbelli, dei paurosi che pensano solo alla propria tiepida sicurezza e che la libertà non sa che farsene di costoro, così come questi non sanno che farsene della libertà.; mentre quelli come loro che violano palesemente la legge sono dei coraggiosi che, novelli  paladini della libertà, si battono contro l’arbitrio del legislatore.

Una norma, invece, che così come precisato dalle SS.UU. della Corte di Cassazione, persegue l’obiettivo di “assicurare la più ampia partecipazione degli iscritti all’esercizio delle funzioni di governo degli Ordini, favorendone l’avvicendamento nell’accesso agli organi di vertice, in modo tale da garantire la par condicio tra i candidati, suscettibile di essere alterata da rendite di posizione, nonché di evitare fenomeni di sclerotizzazione nelle relative compagini, potenzialmente nocivi per un corretto svolgimento da parte degli stessi delle norme che disciplinano l’esercizio della professione, nonché sull’osservanza delle regole deontologiche”.

Piero Calamandrei in una famosa conferenza che tenne nel 1940 sostenne che la legalità è un elemento morale che corrisponde esso stesso a un’idea di giustizia: nella legge e nel suo rigoroso rispetto sta la giustizia dei giuristi, giudici, avvocati e studiosi del diritto. La legge in se stessa contiene un elemento morale di importanza tale da sopravanzare addirittura l’ingiustizia eventuale del suo contenuto.

Non si può violare la legge solo e soltanto perche la si ritiene ingiusta. In questo caso, peraltro, stiamo parlando di alcuni candidati che siedono nel consiglio dell’ordine da oltre vent’anni e che oggi pretendono di considerare arbitraria una legge che limita i mandati consiliari a due. La verità e che,  presentandosi come alfieri di una falsa libertà, in evidente dispregio delle leggi, pretendono di perpetuare la loro posizione di privilegio, in danno di chi legittimamente aspira a ricoprire le cariche di rappresentanza dell’ordine degli avvocati.

Ci sono due libertà: quella falsa, dove un uomo è libero di fare ciò che gli piace e quella vera dove è libero di fare ciò che deve. (Charles  Kingsley).

Né può valere il pretesto che il Consiglio Nazionale Forense ha ritenuto di sottoporre al Giudice delle Leggi la costituzionalità della disciplina della ineleggibilità per le elezioni degli Ordini Forensi;  iniziativa, tra l’altro, inopportuna considerato che alcuni componenti di quel consesso si trovano, anch’essi, nella medesima situazione di ineleggibilità.

La legge in vigore, fino a quando non sarà dichiarata incostituzionale, è vincolante per tutti gli associati, nessuno escluso,  e  ancor di più  per chi svolge la professione forense che, nelle aule di giustizia, ogni giorno si impegna strenuamente per il rispetto delle leggi.

La libertà è il diritto di fare ciò che le leggi permettono. Se un cittadino avesse il diritto di fare ciò che è proibito, non sarebbe libertà, perché chiunque altro vorrebbe avere lo stesso diritto (Montesquieu).

Sono liberi e coraggiosi quelli che hanno deciso, nel rispetto della legge, di non candidarsi, mentre voi siete schiavi della vostra pretesa di continuare a ricoprire incarichi violando una legge, a vostro dire, arbitraria solo perché contraria ad una vostra personale aspettativa: quella di continuare per tutta la vita ad occupare  una poltrona del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecce

Avv. Luigi Corvaglia, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Lecce uscente (ineleggibile).