ARNESANO (Lecce) – La tragica vicenda dell’esplosione verificatasi in una tettoia esterna ad una fabbrica di fuochi d’artificio in Arnesano che causò la morte del figlio del titolare e di un altro dipendente è approdata nelle aule del TAR di Lecce. Ciò perché, a seguito dell’evento incidentale tutt’ora al vaglio della magistratura penale, il Prefetto di Lecce aveva disposto la revoca della licenza di fabbrica e vendita di fuochi d’artificio con la cessazione dell’attività d’impresa. Il provvedimento prefettizio è stato impugnato dal titolare Sig. Cosma, a mezzo degli avvocati Pietro e Antonio Quinto, che hanno evidenziato l’illegittimità del provvedimento in relazione alla effettiva dinamica dell’incidente ed alla insussistenza di precise ed accertate responsabilità del titolare della licenza.

Il TAR, accogliendo le tesi degli avvocati Quinto, ha accordato la tutela cautelare sul provvedimento di revoca, riconoscendo la fondatezza delle censure dedotte in ricorso sotto l’assorbente profilo del difetto di una motivazione adeguata a giustificare la discrezionale valutazione dell’abuso contestato al titolare della licenza di pubblica sicurezza «tale da rendere proporzionata l’applicata sanzione della revoca, anziché della sospensione del titolo».

Il TAR ha dato atto, sulla base della ricostruzione della vicenda, come prospettata e documentata in ricorso, che l’incidente si era verificato in una zona periferica dell’area di pertinenza della fabbrica, laddove è collocata una piccola tettoia utilizzata per l’asciugatura naturale dei semilavorati. L’esplosione era stata generata da una imprevista combustione dei materiali e la morte di due operai  era stata causata da un’onda d’urto che aveva investito i due addetti che si trovavano nelle vicinanze.

L’esplosione non aveva interessato la fabbrica nella sua struttura complessiva distante oltre 20 metri così come autorizzata e non era stata causata da alcuna violazione connessa nelle fasi della vera e propria attività di lavorazione che si svolge all’interno della fabbrica. La mancanza di una adeguata istruttoria e di una specifica contestazione circa le violazioni commesse, ha indotto il TAR  a disporre la sospensione della revoca dell’autorizzazione  – così come richiesto dagli avvocati Quinto – riconoscendo il pregiudizio grave ed irreparabile lamentato dal ricorrente. Nel contempo il TAR ha invitato la Prefettura di Lecce ad un immediato riesame della pratica tenuto conto dei rilievi in ordine alla carenza di adeguata motivazione.