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Sigarette spente su un bambino al rifiuto di subire atti sessuali: indagati padre e zio

di Francesco Oliva

SALENTO – Costretto a subire molestie sessuali dal padre e dallo zio. E quando si opponeva veniva punito: sigarette spente sul corpo, fango, escrementi e saliva spalmati sul corpo. L’orrore senza fine arriva da un paese del circondario di Galatina. Ed ora è stato cristallizzato in un avviso di conclusione, a firma del pubblico ministero Maria Rosaria Micucci, in cui compaiono le accuse a carico del padre e lo zio di un bimbo. Tenuto sotto scacco da novembre del 2015 (quando il piccolo aveva 3 anni) fino alla fine del 2017. Una lunga scia di abusi e sevizie, come sveliamo in esclusiva, interrotti solo quando il bimbo è riuscito a rivelare violenze e traumi (al momento solo presunti) alla madre. La donna, separata dall’uomo, non ha perso tempo. Si è presentata presso la caserma dei carabinieri del paese per mettere a verbale il racconto del figlio allegando anche le registrazioni audio in cui il bimbo confessava di avere subìto molestie sessuali dallo zio. Perché nel registro degli indagati il primo nome iscritto è stato il suo.

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Per violenza sessuale ma anche per pornografia minorile così come riportato nell’avviso di conclusione. I carabinieri, acquisita la denuncia, raggiunsero casa dell’uomo sequestrando il telefonino in cui erano state conservate quattro foto del nipote nudo. L’orrore, però, sarebbe stato rappresentato da altro. Di molto più grave. Qualcosa di sconcertante nella ricostruzione degli inquirenti. Perché gli atti sessuali sarebbero stati compiuti anche del padre. Il bimbo ha parlato delle attenzioni che il genitore gli avrebbe riservato nel corso dell’incidente probatorio in cui era chiamato a riferire degli abusi che avrebbe subìto per mano dello zio.

Gli abusi si sarebbero consumati nei giorni in cui il bambino veniva affidato al padre sia all’interno della casa dei nonni paterni che in un casolare di campagna di loro proprietà poco distante dall’abitazione. Padre e zio avrebbero costretto il piccolo a consumare rapporti orali. E quando si opponeva veniva picchiato, sculacciato. In altre circostanze, secondo la ricostruzione del pm, i due familiari lo pizzicavano, gli spalmavano sul corpo fango, escrementi, saliva. Altre volte gli spegnevano le sigarette sul corpo. Da qui le accuse per i due di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale aggravata e continuata.

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Questo racconta l’inchiesta che si è avvalsa degli esiti di due incidenti probatori per cristallizzare le accuse in considerazione dell’età della vittima. Ci fu una prima fase della perizia in cui il gip Alcide Maritati chiese al ctu, la psicologa Sara Scrimieri, (affiancata dalle colleghe Addolorata Panizza per la madre della persona offesa e Michela Francia per la controparte) di accertare se il bambino si potesse ritenere attendibile e se potesse testimoniare. Nella seconda fase, invece, il giudice dispose di valutare le accuse mosse dal piccolo allo zio. In quella sede, a novembre, il piccolo riferì di attenzioni particolari che gli avrebbe riservato anche il padre. Il pm mise nero su bianco nel registro degli indagati il nome del genitore per chiedere un secondo incidente probatorio che si è svolto a dicembre affinché le dichiarazioni del bambino fossero utilizzate anche contro il genitore. Ed è emersa una galleria di orrori.

L’avviso di chiusa inchiesta non rappresenta un verdetto di colevolezza anticipato. Padre e zio, difesi rispettivamente dagli avvocati Francesco Calabro e Stefano Chiriatti, hanno ora venti giorni a loro disposizione per chiedere di essere interrogati o per produrre memorie difensive prima che il pm formalizzi la richiesta di rinvio a giudizio. Nel frattempo, il bimbo e la madre si sono trasferiti. Hanno lasciato il Salento per raggiungere una località del Nord Italia. Anche per questo non è stata chiesta una misura cautelare a carico dei due indagati. Peraltro gli inquirenti hanno verificato che nessuno dei due abbia alcun tipo di legale con minori. In più sulla mancata richiesta di una misura cautelare hanno inficiato le sole dichiarazioni accusatorie del bimbo come elementi della pubblica accusa. Ad assistere la donna, come genitore esercente la potestà genitoriale e affidataria del minore, l’avvocato Roberto Tarantino.

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