LECCE – Si conclude domani giovedì 30 maggio, alle 19 nel chiostro dell’antico seminario di piazza Duomo con la testimonianza di don Marco Pozza la prima edizione di “Dialoghi al pozzo”.

Dopo l’incontro di venerdì scorso con Francesco Giorgino, infatti giunge al termine la rassegna di conversazioni sui temi della comunicazione ideata dall’arcivescovo Michele Seccia e organizzata dall’Ufficio diocesano delle comunicazioni e da Portalecce in preparazione alla Giornata delle comunicazioni che si celebra da 53 anni in tutto il mondo nella domenica dell’Ascensione (quest’anno il 2 giugno).

Sarà Raffaella Meo (Telerama) a conversare con don Marco Pozza, volto noto della tv ma anche sacerdote molto impegnato nella pastorale giovanile e carceraria. Noto a Padova tra i ragazzi con l’appellativo di “don Spritz” in quanto all’ora dell’aperitivo da giovane viceparroco li raggiungeva nei locali per parlare loro di Dio.

Don Marco Pozza (40 anni), è il cappellano del carcere ‘Due Palazzi’ di Padova, Dottore in teologia, giornalista e scrittore, ha pubblicato diversi titoli ma è con la trilogia sulla figura di Cristo – ‘L’imbarazzo di Dio’ (2015), ‘L’agguato di Dio’ (2016) e ‘L’iradiddìo’ (2017) – che diventa uno degli autori spirituali più interessanti del panorama nazionale. Vincitore del Premio speciale ‘Biagio Agnes’ 2016 per il giornalismo, assieme ad altri tre sacerdoti conduce il sabato pomeriggio su Rai1 ‘Le ragioni della speranza’, all’interno del programma ‘A Sua Immagine’.

Nel 2017, assieme al regista Andrea Salvadore, ha ideato e condotto per Tv2000 ‘Padre nostro’, programma televisivo in nove puntate che ha avuto come ospite fisso Papa Francesco. Dal programma nasce il libro ‘Quando pregate dite: Padre nostro’ (LEV – Rizzoli) scritto a quattro mani con il Sommo Pontefice.

Il titolo dell’incontro di domani ripropone quello di un libro di don Pozza: “Dire Dio. Tra cocktail, graffiti e canto gregoriano”, scritto con partecipazione e leggerezza e nato dalla sua concreta esperienza di evangelizzazione dei giovani direttamente nei locali della movida padovana, per avvicinarli alla sensibilità ed al messaggio cristiano.