F.Oli. 

MELENDUGNO – È slittato al 20 gennaio il processo in abbreviato a carico di un istruttore di calcio, di 40 anni, residente nella zona di Melendugno, accusato di aver abusato di quattro ragazzini. Nei mesi scorsi il gup Edoardo D’Ambrosio aveva rigettato la richiesta di una perizia, avanzata dagli avvocati Mario Blandolino e Giacomo Di Candia, per accertare lo stato di capacità di intendere e di volere (sulla base di una consulenza di parte che aveva rilevato disturbi della personalità che portavano ad una incapacità). Nel frattempo una delle persone offese, all’epoca di 16 anni, si è costituita parte civile con l’avvocato Francesco Calabro e ha chiesto un risarcimento danni di 100mila euro.

A mettere in moto le indagini è stata la solerzia di un sacerdote che ha consentito di fare luce sulle attenzioni morbose dell’imputato in particolare per l’allora 16enne. Il prete, infatti, era stato informato da alcuni ragazzi che frequentavano la sua parrocchia della condizione di disagio di un ragazzo. E aveva anche affrontato di persona l’istruttore di calcio. Lo convocò in canonica dove il prelato gli disse a chiare lettere di essere a conoscenza del suo comportamento e delle sue spregevoli gesta. L’allenatore, dopo aver tentato di negare, ammise l’accaduto dicendo di aver sbagliato. E in quella stessa circostanza il sacerdote lo diffidò di continuare a insidiare il minore e altri ragazzi della parrocchia minacciando ripercussioni legali. Il prete, sentito a sommarie informazioni nel corso delle indagini, riferì: “Posso affermare che la vicenda è stata oggetto di commento nei mesi di agosto/settembre da parte dei ragazzi che frequentano la parrocchia tanto che alcuni di loro avevano stigmatizzato dei tentativi di approccio posti in essere nei loro confronti, costituiti da tentativi di “toccatine fisiche e inviti a salire con lui in macchina per fare un giro in macchina”. Proseguiva il sacerdote nella sua sit: “Non posso affermare se anche altri ragazzi siano stati vittime di attenzioni anche se ribadisco altri ragazzini avevano esternato comportamenti poco chiari o allusivi”. L’allenatore venne così immediatamente allontanato proprio per i suoi comportamenti alquanto fuori dalle righe anche perché il padre di un ragazzino aveva affrontato il tecnico affinché non frequentasse più il proprio figlio.

Eppure, l’istruttore di calcio si era offerto di supportare il 16enne in un momento per il minore estremamente difficile. Reduce da un intervento chirurgico per una frattura ad un piede non poteva deambulare e non poteva neppure frequentare la scuola. E quell’amico di famiglia avrebbe rappresentato per lui più di una spalla in un periodo molto complesso. Da maggio a giugno 2014 l’istruttore si sarebbe offerto di portarlo in giro in macchina; lo avrebbe accompagnato in pizzerie e paninoteche pagandogli le consumazioni; gli avrebbe offerto delle sigarette. Non gli avrebbe fatto mancare nulla. Ma dietro a quell’apparente veste di generosità si celava un’altra identità: quella del molestatore. Senza alcuno scrupolo e senza un minimo di rispetto per la dignità del ragazzino completamente plagiato.

Forte del clima di fiducia instaurato si sarebbe appartato con il minore in zone di campagna dove avrebbe approfittato del ragazzino per soddisfare le sue voglie sessuali. Per il minore squarciare il muro del silenzio e della vergogna non è stato facile. In silenzio con i suoi genitori fondamentale si è rilevato il supporto offertogli da un sacerdote per consentirgli di uscire da un blocco psicologico che lo aveva colpito tanto da isolarsi dalla sua stessa comitiva. Il prosieguo delle indagini ha poi consentito di far emergere ulteriori episodi di molestie nei confronti di altri tre minori.