di F.Oli.

ZOLLINO (Lecce) – I vertici delle Ferrovie Sud Est a processo; il capotreno assolto mentre il macchinista patteggia. In sintesi l’errore umano c’è stato ma chi doveva garantire la formazione dei propri dipendenti non sarebbe stato all’altezza del compito. Ecco le conclusioni ad effetto e per nulla scontate al termine dell’udienza sull’incidente ferroviario del 13 giugno del 2017 sul binario Lecce-Zollino. Unico responsabile, al momento di quel disastro, risulta il macchinista. Si tratta di Rosario Rosato. Il 59enne di Lizzanello, infatti, ha patteggiato 1 anno e 8 mesi di reclusione beneficiando della pena sospesa e della non menzione con l’accusa di disastro ferroviario (reato per il quale la pena minima è di 5 anni di reclusione). Il gup Michele Toriello ha così ritenuto congrua la pena concordata dall’avvocato difensore con il pubblico ministero Maria Rosaria Micucci.

È stato assolto, invece, perché il fatto non costituisce reato il capotreno Massimo Quarta, 53 anni, di Monteroni, giudicato in abbreviato condizionato dall’acquisizione di una documentazione all’uopo. Fondamentali le argomentazioni evidenziate dall’avvocato Maria Pia Scarciglia che hanno convinto il pm prima a invocare l’assoluzione e il giudice poi ad emettere un verdetto di innocenza. Per la difesa del capotreno Sìsul treno TVAT 554, proveniente da Zollino e diretto a Lecce il macchinista, ab origine, avrebbe compiuto una serie di azioni frutto di negligenza e imperizia. È arrivato in orario nei pressi della stazione di Galugnano con il freno di frazionamento. È sceso dal convoglio; ha azionato il tirantino del carrello; ha dato lo stesso comando al capotreno. Questa catena di atti avrebbe già prodotto una serie di violazioni. Così come prevede il regolamento delle Ferrovie il primo agente (ossia il macchinista) non può abbandonare la cabina di controllo; in più deve tirare il freno di stazionamento; non può azionare i tirantini anche se la pressione dei freni perde consistenza. Sempre da regolamento, così come sancisce l’articolo 21 del Regolamento del personale di macchina, al capotreno è vietato eseguire operazioni di sfrenatura dei carrelli nei tratti con pendenza superiore ai 6 millimetri come per la stazione di Galugnano. E questo il macchinista lo sapeva; non il capotreno perché, per la difesa, non avrebbe ricevuto adeguata formazione da Ferrovie Sud Est né gli era stato dato nel giorno in cui prendeva posto di agente di scorta il manuale in cui all’articolo 21 si vieta la sfrenatura nei tratti di pendenza. Non soltanto, dunque, il capotreno avrebbe eseguito un ordine che riteneva legittimo perché impartitogli dal primo agente (il macchinista) ma pensava di agire in buona fede non sapendo che sui tratti di pendenza una simile operazione fosse vietata. E mai e poi mai avrebbe messo in pericolo la sicurezza dei passeggeri.

Probabilmente anche sulla base di queste valutazione il gup Toriello ha spedito sotto processo solo i vertici di Ferrovie Sud Est: Lucio Curci, 55 anni, di Foggia, in veste di Business Unit Trasporto Ferroviario Ferrovie Sud Est e Luigi Albanese, 63 anni, originario di Lecce ma residente a Triggiano, Direttore del Trasporto Ferroviario Ferrovie Sud Est. Il processo scatterà il 4 novembre davanti ai giudici della seconda sezione collegiale e gli imputati potranno contestate le risultanze investigative coordinate dagli allora pubblici ministeri Antonio Negro e Giovanni Gagliotta, (ora rispettivamente procuratore aggiunto a Brindisi e sostituto procuratore generale a Lecce), e condotte dagli agenti della Polfer sulla scorta di una consulenza dell’ingegnere Antonio Vernaleone. Non fu solo un errore tecnico (amplificato dalla concitazione di quei momenti). Secondo le conclusioni della Procura che hanno trovato una sponda nell’udienza di oggi a monte ci sarebbe stata una formazione inadeguata del personale da parte dei dirigenti. Un mix di errori colposi che, quel pomeriggio sul binario Lecce-Zollino, avrebbe potuto provocare una strage (come accaduto il 12 luglio del 2016 sulla Corato-Trani). Fortunatamente i danni dell’incidente furono contenuti: poco più di 20 feriti (tra viaggiatori e dipendenti delle Ferrovie Sud Est) lasciando, però, una lunga scia di paura e di polemiche.

Lo scontro si verificò alle 17.15 sull’unico binario all’altezza della stazione di Galugnano. Ad entrare in collisione furono il treno TVAT 554, proveniente da Zollino e diretto a Lecce e il TVAT 549, in arrivo dal capoluogo salentino con destinazione Gallipoli. Seguendo il ragionamento degli inquirenti, il macchinista del treno diretto a Lecce avrebbe sfrenato i freni del carrello anteriore dell’automotrice mentre il capotreno avrebbe effettuato  un’operazione di sfrenatura del carrello posteriore della motrice su richiesta del macchinista. Il treno, anche a causa della pendenza su quel tratto ferroviario, si sarebbe messo in movimento uscendo dalla stazione anche a causa della temporanea inefficienza dell’impianto di frenatura. Da qui l’incidente con il secondo convoglio.

Perché, stando alle conclusioni della Procura, nonostante il treno in arrivo da Lecce si fosse arrestato in attesa di avere il via libera e il disperato tentativo del macchinista di arretrare per ridurre gli effetti dell’impatto l’urto avvenne comunque. Attutito certo ma comunque tale da causare diversi feriti. E un’indagine per reati colposi. Con responsabilità a carico dei due dirigenti della società Sud-Est in quanto l’errore del macchinista si sarebbe potuto evitare se fosse stata attuata una corretta formazione del personale.