F.Oli.

GALATINA (Lecce) – Avrebbe costretto la convivente salentina a consumare rapporti sessuali con alcuni suoi connazionali almeno due volte al mese. La obbligava con la forza quando la donna si opponeva ad una simile umiliazione fisica e psichica. Ma lui, ora con le buone ora con le cattive, obbligava la donna a consumare i rapporti sessuali con altri uomini. Un cittadino nigeriano, residente a Galatina, (di cui omettiamo le generalità e l’età per tutelare l’identità della vittima) è finito sotto processo. Il gip Carlo Cazzella ha infatti emesso un decreto di giudizio immediato, su richiesta del pm Maria Rosaria Micucci, nei confronti dell’uomo accusato di maltrattamenti in famiglia aggravati.

Poco più di un mese fa nell’ordinanza con cui lo stesso giudice Cazzella disponeva l’allontanamento dalla casa familiare venivano ripercorsi i ripetuti abusi, sevizie, maltrattamenti sia verbali (insulti e minacce) che fisici (percosse varie) compiuti dall’uomo nei confronti della convivente italiana, a volte, anche alla presenza della figlia minore. Come spesso accade in casi di violenze sulle donne, le aggressioni scattavano a causa di diverbi per futili motivi. Schiaffi e mani al collo; minacce di portare con sè la figlia in Africa se la donna non si fosse impegnata a trovare un lavoro stabile. E poi l’aspetto più inquietante di tutta la vicenda: con la forza l’uomo obbligava la convivente circa due volte al mese ad avere rapporti sessuali a turno con alcuni cittadini di colore suoi amici. Un clima di autentico terrore instaurato in casa tanto che la donna è stata costretta al collocamento in un centro antiviolenza.

L’ultimo episodio ha portato gli agenti del Commissariato di Galatina (diretti dal vicequestore Giovanni Bono) a bloccare l’uomo. Il 9 maggio il nigeriano avrebbe costretto la convivente a scappare dall’abitazione per sottrarsi alla violenza. Raggiunta per strada le avrebbe lanciato contro una bottiglia in vetro che la donna riuscì fortunatamente a schivare; l’avrebbe poi inseguita brandendo la catena della bici nel tentativo di colpirla desistendo solo perché in quei frangenti sopraggiunse una pattuglia del commissariato di Galatina. E il cittadino non si sarebbe fermato neppure davanti agli uomini in divisa. Avrebbe terrorizzato la donna proferendo “stop your life” ammonendola che se fosse tornata a casa l’avrebbe bruciata viva.

L’episodio è stato confermato dai testi sentiti a sommarie informazioni presenti nel bar in cui si è verificata la lite in particolare con preciso riferimento all’inseguimento in strada con la catena della bicicletta e alle minacce di morte. Alla stregua dei dati raccolti il gip ha emesso un’ordinanza di allontanamento dalla casa familiare evidenziando i gravi indizi di colpevolezza con riferimento al reato di maltrattamenti in famiglia “avendo l’indagato in più occasioni non solo minacciato e percosso la vittima ma anche e soprattutto imposto un clima di paura e di soggezione al cospetto della figlia minore e indotto la compagna in uno stato continuo di assoggettamento e umiliazione”.

L’inizio del processo è fissato per il 2 ottobre davanti al giudice monocratico della seconda sezione monocratica Annalisa De Benedictis.