Il sostituto procuratore Emilio Arnesano

di Francesco Oliva

LECCE – Raccomandazioni per far assumere il figlio; favori a medici amici in cambio di tornaconti personali; rivelazioni a terze persone su indagini ancora in corso. Franano nuove accuse sull’ex magistrato salentino Emilio Arnesano nel processo ribattezzato “Favori&Giustizia”. Il pubblico ministero Anna Gloria Piccininni, nell’udienza di questa mattina, ha infatti rimodulato le accuse alla luce delle risultanze emerse nell’istruttoria dibattimentale in corso davanti ai giudici del Tribunale di Potenza. Il rappresentante della pubblica accusa ha depennato dalle accuse il “peccato originale”: la compravendita di un’imbarcazione tra il medico Carlo Siciliano e l’ex magistrato Arnesano concordata, secondo l’accusa, a prezzo di comodo. L’acquisto del natante divenuta un’alcova in mare per il magistrato, secondo gli inquirenti, avrebbe innescato il sistema di corruttele tra Arnesano e tutti gli altri professionisti finiti sul banco degli imputati.

Evidentemente la prova dibattimentale non ha consentito di valorizzare l’ipotesi originaria contenuta nell’ordinanza a firma del gip Amerigo Palma rimodulata in una più ampia disponibilità dell’allora pm alla cerchia di amici nel garantire favori e cortesie. Nel nuovo capo d’imputazione contestato non solo al magistrato e al già citato Siciliano, si contesta che il pm Arnesano abbia fornito la propria funzione di magistrato in cambio di utilità sia economiche che di altra natura. Come nel caso, tramite la presunta intercessione del dottore Siciliano, dell’assunzione del figlio del magistrato dal 27 novembre 2014 al maggio del 2015 nella società Igeco e dall’8 giugno 2015 al 9 novembre dello stesso anno nella società Omnia spa, azienda facente sempre parte al gruppo Igeco. In tal modo l’ex magistrato avrebbe beneficiato di una corsia preferenziale nella prenotazione di visite mediche e interventi.

Non è la sola nuova accusa per corruzione di atti giudiziari. Nel capo d’imputazione rinnovato, la Procura di Potenza contesta che dopo due incontri tra il 18 ottobre e il 21 novembre del 2018, Arnesano si sia accordato con il medico urologo del “Vito Fazzi” Sergio Serio (nei cui confronti si procede separatamente) per la definizione del procedimento penale a carico di una persona indagata per lesioni e vicina al medico. Arnesano si sarebbe adoperato per partecipare come pm nell’udienza preliminare fissata per il 5 maggio 2019 e in secondo luogo per richiedere al gip chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm Carmen Ruggiero una sentenza di non luogo a procedere. In cambio Arnesano avrebbe ricevuto due scatoli di viagra.

Ci sono, poi, tre contestazioni per rivelazioni del segreto d’ufficio. Il 29 novembre dello scorso anno all’interno del suo ufficio il magistrato, ora sospeso, avrebbe fatto partecipare l’avvocatessa Manuela Carbone (altra imputata) ad una riunione operativa con il capitano della Guardia di Finanza di Gallipoli Francesco Ranieri e a un altro luogotenente sullo stato delle indagini relativa all’assegnazione di una spiaggia. In tal modo avrebbe messo a conoscenza l’avvocatessa del deposito di un’annotazione di pg con tanto di responsabilità penali da addebitare ai dipendenti dell’ufficio tecnico del Comune di Gallipoli, al rappresentante della società dichiarata vincitrice della gara d’appalto nonchè delle iniziative concordate nella riunione di richiedere l’applicazione di misure cautelari reali.

Nelle carte del processo confluiscono altre soffiate del magistrato. Il 22 novembre scorso Arnesano avrebbe spifferato ad una persona a lui vicina di aver predisposto una richiesta di misura cautelare per la quale il Procuratore Capo non aveva dato il suo assenso leggendo integralmente il relativo provvedimento di diniego. Altra rivelazione il 5 dicembre scorso, due giorni prima che si abbattesse l’ondata di arresti. Il pm, dopo aver predisposto la richiesta di misura cautelare ai domiciliari per il sindaco di Trepuzzi Giuseppe Taurino e di altri dipendenti dell’Ufficio Tecnico sempre dello stesso paese, avrebbe fatto leggere a Manuela Carbone il relativo provvedimento prima dell’inoltro al gip competente. Di fatto il magistrato, venendo meno alle sue funzioni, avrebbe informato l’avvocatessa di aver predisposto e inoltrato al Procuratore Capo la richiesta di applicare una misura cautelare. E nonostante il Procuratore Capo avesse detto no a tale richiesta Arnesano avrebbe fatto leggere alla Carbone il provvedimento rimarcando, sempre in quell’occasione, che avrebbe avanzato richiesta di sospensione dell’esercizio e in alternativa l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

La cronaca della lunga giornata scandita dal colpo di scena impone, però, di raccontare anche della deposizione come testi della difesa del magistrato del Procuratore Capo di Brindisi, Antonio De Donno e dell’aggiunto Antonio Negro per anni colleghi di Arnesano. I due testi hanno confermato la correttezza e il rispetto delle regole dell’ex magistrato. De Donno, tra l’altro, aveva anche stilato l’ultima valutazione di professionalità con giudizi più che lusinghieri con un documento all’inizio del 2017 in qualità di allora Procuratore Capo reggente dopo l’addio di Cataldo Motta. L’aggiunto Negro, per anni nel pool di magistrati specializzati nei reati contro la pubblica amministrazione, ha parlato di rapporti corretti e di reciproche cortesie con il collega. Insomma nulla da dire. Giorgio Trianni, invece, si è avvalso della facoltà di non rispondere mentre sono stati sentiti l’avvocato Egidio Albanese e il professore Farina (difensore della Carbone nel procedimento disciplinare) che facevano parte del Consiglio Distrettuale di Disciplina nell’ambito del filone legato all’avvocato Augusto Conte. Entrambi i testi hanno riferito che Conte non avrebbe mai chiesto cortesie o segnalato qualcuno e si è comportato con la massima regolarità.

Dopo la pausa il processo riparte il 12 settembre. Con nuove accuse a carico dei principali imputati. È stato chiesto un termine a difesa per poter valutare la migliore strategia. Non si può scartare la possibilità che per l’ex magistrato il processo possa regredire all’udienza preliminare alla luce della nuova contestazione di corruzione in atti giudiziari relativa alle scatole di viagra,perché per tale reato è prevista una condanna superiore ai 4 anni di reclusione. E in quel caso potrebbe anche essere avanzata richiesta di riti alternativi.

Alle nuove contestazioni mosse dalla procura non sono interessati i seguenti imputati: il primario di neurologia del “Vito Fazzi” Giorgio Trianni, (che ha patteggiato nei giorni scorsi a 1 anno e 10 mesi di reclusione), al primario di ortopedia del “Vito Fazzi, Giuseppe Rollo e all’ex direttore dell’Asl Ottavio Narracci

A comporre il collegio difensivo gli avvocati Luigi; Alberto e Arcangelo Corvaglia; Luigi Covella; Ladislao Massari; Antonio Savoia; Renata MinafraAmilcare Tana; Stefano Chiriatti; Francesco Paolo SistoGabriele Valentini; Danilo Di Serio; Giangregorio De Pascalis; Cesare Placanica; Aldo Morlino e Carlo Panzuti.