F.Oli.

LECCE – Il nuovo Consiglio dell’Ordine degli avvocati si sfalda dopo la sentenza della Consulta. Con un comunicato la Presidente Roberta Altavilla, il segretario Vincenzo Caprioli; la tesoriera Luigia Fiorenza insieme ai consiglieri Simona Bortone, Laura Bruno e Raffaele Fatano. hanno annunciato le loro dimissioni a due mesi dalle elezioni,. Una decisione meditata a lungo e maturata a distanza di pochi giorni dalla sentenza della Consulta che ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale, relativa al divieto di terzo mandato. E con le dimissioni in massa il parlamentino dell’avvocatura leccese sarà rivoluzionato nelle sue posizioni apicali con un roster in parte rivoluzionato e che dovrà tenere conto delle preferenze emerse nelle ultime elezioni. Ora dovranno essere nominati i primi sei inseriti nella graduatoria delle preferenze mentre “per la nomina del presidente si dovrà pronunciare il Consiglio così come conferma il professore Antonio De Mauro contattato telefonicamente e risultato il più suffragato dei 55 in lizza con 1654 preferenze alle elezioni del 9 maggio. Nel nuovo direttivo entreranno Arcangelo Corvaglia, Silvio Verri, Tommaso Stefanizzo, Luigi Piccinni che avevano presentato ricorso insieme a Luciano Ancora e Giovanni Bellisario, rispettivamente secondo e terzo dei non eletti.

Dimissioni, dunque, della Presidente Altavilla e di altri illustri veterani della sua formazione colleghi che hanno scandito la vita forense negli ultimi anni. “Abbiamo congiuntamente deciso di non dare seguito alla nostra tutela in sede giurisdizionale conseguente ai reclami proposti da alcuni candidati non eletti, al Consiglio Nazionale Forense, avverso la nostra proclamazione” si legge nella nota. “Una decisione adottata”, continua il comunicato, “per evitare che si addensino nell’opinione pubblica ombre che offuschino l’Istituzione forense, che dopo oltre quarant’anni ospiterà il Congresso Nazionale, un successo raggiunto con il serio e proficuo impegno del precedente direttivo. I consiglieri uscenti si auspicano altresì “nel contempo analogo senso di responsabilità da parte di coloro che si trovano in condizioni di ineleggibilità per differenti profili, altrettanto cogenti”.

“In pendenza dei ricorsi”, prosegue la nota, “sarebbe stato nostro pieno diritto attendere la decisione del Consiglio Nazionale Forense, Giudice competente in via esclusiva in materia elettorale, perché, oltre ai profili di costituzionalità vagliati dalla Consulta, residuano una pluralità di questioni interpretative della normativa, nonché ulteriori e rilevanti aspetti di legittimità costituzionale, anche con riferimento alla retroattività della norma e alla sua incidenza sull’elettorato attivo e passivo”. “Purtroppo il divieto di terzo mandato, pur se oggetto di critiche anche da parte di illustri costituzionalisti, piuttosto che suscitare un sereno e approfondito dibattito”, continua il comunicato, “ha dato sfogo a pressioni indebite, mirate, ancor prima della pronuncia della Corte Costituzionale, ad ottenere immediate dimissioni. Tali pressioni sono sconfinate spesso nella diffamazione e nella calunnia e sono divenute oramai intollerabili”.

I consiglieri e la presidente uscente, però, intendono puntualizzare alcuni passaggi: “Sin dal momento della candidatura abbiamo espressamente dichiarato di aver svolto almeno due mandati seppure, in taluni casi, di diversa durata; allo stesso modo sarebbe stato doveroso che altri candidati avessero manifestato l’esistenza di differenti ipotesi di incandidabilità e ineleggibilità sebbene previste dalla legge. La tendenza del Legislatore a ricorrere a norme con efficacia retroattiva è uno degli elementi di maggiore preoccupazione, che dovrebbe consigliare un diverso atteggiamento da parte dei Giuristi, per le possibili future implicazioni”.

“Pur consapevoli che ogni Avvocato”, si legge nella nota, “anche quando tratta questioni che lo coinvolgano personalmente e attengano alla rappresentanza, non debba mai cedere alle pressioni, soprattutto quando le stesse siano volgari, calunniose e appaiano dirette a fini diversi da quelli dichiarati, siamo altrettanto consci che la permanenza nella carica potrebbe indurre l’opinione pubblica a malevole, quanto infondate illazioni, circa la volontà di mantenere inesistenti privilegi, derivanti dal ruolo, così svilendo l’Avvocatura tutta. Rivendichiamo dunque la legittimità del nostro operato, poiché non vi sono, allo stato, sentenze che abbiano modificato il risultato elettorale e il Foro merita rispetto anche per il rilevante suffragio elettorale che ha inteso attribuirci”.

La nota si conclude con un auspicio a smorzare i toni della tenzone che ha scandito il pre, il durante e il post elezioni: “Confidando che in prosieguo vi sarà un più pacato approccio e una rilettura diversamente orientata in tema di elettorato attivo e passivo, per senso di responsabilità istituzionale nei confronti di tutti i colleghi e senza che ciò possa rappresentare un arretramento rispetto ai principi in cui continuiamo a credere”.ù