GALATINA (Lecce) – La Cassazione conferma le accuse mosse a suo carico e per Luciano Coluccia, 70enne di Noha, ritenuto dagli investigatori uno dei boss dell’omonimo clan Scu, si aprono le porte del carcere di Lecce.

Gli agenti della squadra mobile della questura di Lecce e del commissariato di Galatina nelle scorse ore hanno dato esecuzione alla sentenza emessa dai giudici della Suprema Corte nei confronti di uno dei “Bullo”, questo il soprannome della famiglia, tratto in arresto nel maggio 2018 nell’ambito dell’operazione “Offside”.

Associazione mafiosa, estorsione, frode in competizioni sportive, rapina aggravata: questi i reati per i quali è stato giudicato colpevole. La Cassazione ha confermato nuovamente l’accusa di mafia, in un primo momento rigettata con l’ordinanza del gip Giovanni Gallo, poi ripristinata dopo il ricorso della Procura, accolto dai giudici del Riesame, che disposero il carcere. La misura però venne congelata, in attesa della decisione degli ermellini, i quali optarono per una nuova udienza davanti al tribunale del Riesame.

Quest’ultima è stata celebrata lo scorso gennaio, ma senza l’avvocato della difesa per via di un errore nell’invio della pec in cui si comunicava la data dell’udienza. Anche per questo motivo, dopo la pronuncia del Riesame, la parola è nuovamente passata alla Corte Suprema, che ha definitivamente confermato l’accusa di mafia e la condanna per Luciano.

Secondo le indagini, Coluccia, con la complicità del figlio Danilo (condannato a 9 anni), avrebbe alterato i risultati delle partite di calcio disputate dalla squadra del Galatina nell’ambito del campionato d’Eccellenza dell’annata 2015-2016. Inoltre, secondo gli inquirenti, i due Coluccia avrebbero creato un vero e proprio welfare parallelo, proponendosi di riscuotere crediti altrui e recuperare refurtive con metodi criminali.