LECCE – Passa all’unanimità l’ordine del giorno che sostanzialmente impegna tutti a vigilare, dialogare e coinvolgere le associazioni nella valutazione della proposta MetApulia, la società che ha presentato in mattinata, davanti alle associazioni riunite in Consiglio comunale, il progetto di un impianto che tratta rifiuti organici da raccolta differenziata del ciclo urbano. Si tratta di una tecnologia all’avanguardia che segue un processo di digestione anaerobica di tipo WET. Tutta la lavorazione del rifiuto sarà al chiuso, evitando al massimo ogni tipo di emissione. Il Movimento 5 Stelle, da sempre favorevole all’economia circolare e alla trasformazione del rifiuto in risorsa, vuole vederci chiaro: è per questo che il consigliere Arturo Baglivo (M5S), ha chiesto e ottenuto la lunga discussione in aula di oggi, ma anche per poter capire qual è l’atteggiamento dell’amministrazione rispetto alla possibilità di costruire questo nuovo impianto.

LA POSIZIONE DI SALVEMINI E DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

L’amministrazione comunale, pur essendo attenta alla questione della chiusura del ciclo dei rifiuti, ha adottato un “atteggiamento prudenziale”, come ha spiegato l’assessore all’Ambiente Angela Valli, che in Aula ha descritto le criticità sollevate dal settore Ambiente del Comune di Lecce. Oggi, all’interno del Consiglio comunale, non c’era da dire sì o no all’impianto, ma si è fatto un importante passo di informazione e discussione delle problematiche risolvibili alla presenza di associazioni ambientaliste e vertici MetApulia. “Abbiamo sollevato il problema dei criteri di dimensionamento delle aree di deposito dei compost (che sembrano sottodimensionate); non va bene un unico ingresso per pedoni e mezzi; vogliamo i dettagli del conferimento: bisogna capire i tempi di sosta dei camion – spiega Angela Valli – Vorremmo capire quale impatto ci sarà dal punto di vista sonoro e odorigeno. Inoltre bisogna approfondire con gli esperti la natura morfologica di quella specie di cava presente nel sito (che il Corrieresalentino ha messo in luce diverso tempo fa ndr). La società analizzi punto per punto la conformita. Vorremmo chiarimenti sul rischio microbiologico per capire se c’è rischio di salmonella o di proliferazione microbica nel compost prodotto.

È un impianto opportuno per quelli che sono i fabbisogni regionali? Può essere compatibile con gli impianti pubblici nascenti? Esistono pozzi di acqua potabile e sono necessari i monitoraggi della falda e il coinvolgimento di AQP. Resta il problema della distanza dall’abitato, che è meno di due chilometri. Chiediamo, a garanzia della copertura di eventuali danni dell’impianto, la sottoscrizione di una polizza fideiussoria”. Per quanto riguarda l’Urbanistica non emergono incompatibilità, ma il settore comunale di riferimento ha chiesto notizie sulla depressione che è stata scoperta all’interno del sito. Per quanto riguarda la depressione presente nella zona dove dovrebbe nascere l’impianto il responsabile Piero Seracca Guerrieri ha spiegato che si tratta di una “prova di cava molto antica” (tra la zona industriale di Lecce e i confini di Surbo) che non dà alcun problema perché quel “buco” potrà essere coperto agevolmente.

MetApulia prevede 5 milioni l’anno di risparmi per il Comune di Lecce per quanto riguarda lo smaltimento del rifiuto organico. Tra le file dell’opposizione Adriana Poli Bortone invita a riflettere sulla chiusura del ciclo rifiuti, considerando che i progetti di nuovi impianti a Cavallino sono stati bloccati dal Consiglio di Stato.  Giampaolo Scorrano, invece, chiede al Comune di attivarsi per una consulenza di un super esperto che possa superare tutti i dubbi, considerando il fatto che anche sulle distanze non c’è molta chiarezza. “Esiste un’emergenza pugliese e nazionale sulla chiusura del ciclo dei rifiuti, come esiste un business dei rifiuti da 28 miliardi – ha spiegato il sindaco Carlo Salvemini – L’approccio deve essere laico, senza preconcetti. Il risparmio prodotto dai benefit ottenuti e dal conferimento vicino non può farci dimenticare i costi sanitari. Oggi dobbiamo sforzarci di dare esecuzione al piano regionale dei rifiuti. Negli ultimi 20 anni non siamo riusciti a costruire un numero necessario di impianti pubblici. Rimossi tutti gli ostacoli e le perplessità tecniche, con le controdeduzioni di MetApulia, si aprirà in conferenza dei servizi una questione politica: il comprensorio leccese è nelle condizioni di realizzare un impianto pubblico è uno privato? A mio giudizio no: si deve scegliere per l’uno o per l’altro. Il nostro sistema oggi si basa su un conferimento a impianti privati. Se non facciamo gli impianti, comunque, continueremo a conferire in impianti privati. Gli approcci ideologici sono completamente incompatibili: l’amministrazione deve approcciarsi con competenza, conoscenza e rigore”.

L’IMPIANTO METAPULIA

Nel progetto di MetApulia il rifiuto di partenza viene trattato e diluito con acqua, per poi essere processato in termofilia (55 gradi) per stimolare la fermentazione e la generazione di biometano. La struttura sarebbe capace di ricevere 176 tonnellate di FORSU al giorno, anche se il consigliere Arturo Baglivo solleva il problema del traffico veicolare. Ecco i numeri: 55 mila tonnellate di rifiuti trattati in un anno; 10mila tonnellate di verde utilizzati come strutturante; l’impianto può produrre 4,8 milioni di metri cubi di biometano; 15 mila tonnellate di compost di qualità certificato dal Consorzio Italiano Compostatori; 650 auto potrebbero essere rifornire col biometano; 5500 famiglie potrebbero essere rifornite col biometano.

Met’Apulia è una società Indipendente nata su iniziativa di un gruppo di imprenditori e professionisti salentini, attivi da un decennio nel campo delle energie rinnovabili e dell’ambiente, con l’obiettivo di realizzare a Lecce un impianto innovativo per trattare la frazione organica (FORSU) dei rifiuti salentini per produrre biometano e compost di qualità. Il piano si inserisce nel sistema di gestione integrata dei rifiuti, coerentemente con le strategie di settore e con il Piano Regionale di Gestione rifiuti urbani. MetApulia vuole creare un impianto di prossimità che sia in grado di trasformare la frazione umida in una ricchezza, come prevede l’economia circolare. Le vasche lavoreranno al chiuso e il monitoraggio sonoro e odorigeno in collaborazione con l’Arpa dovrebbe evitare situazioni spiacevoli“. Per la società il problema delle distanze è superato: anche se l’impianto non sorge a due chilometri dal centro abitato si possono usare delle accortezze importanti previste dalla legge 32: uno spin-off universitario ha documentato il fatto che non ci saranno problemi di emissioni odorigene, garantendo un monitoraggio che coinvolgerà la popolazione limitrofa con degli allarmi collegati anche all’ARPA. Basterà un semplice SMS per attivare tutti i controlli su eventuali miasmi.

LE PERPLESSITÀ DI ALCUNE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

Il rappresentante di Italia Nostra, Antonio De Giorgi, punta il dito sul fatto  che insieme al FORSU ci sono anche i “rifiuti speciali”, come scarti inutilizzabili da industria casearia. “Abbiamo drammaticamente bisogno di impianti che smaltiscano rifiuti solidi urbani (FORSU), ma il bacino di riferimento per accogliere questo tipo di scarti è aperto a tutto il sud Italia, col rischio di far arrivare rifiuti speciali da tutto il Mezzogiorno”. Queste osservazioni sono anche agli atti della Conferenza di Servizi. “È un impianto per smaltire rifiuti o per produrre energia?” – si chiede un altro ambientalista, che avrebbe voluto un’istruttoria pubblica anziché un Consiglio. Un impianto di 55 mila tonnellate servirà circa 300 mila abitanti, ma ci sarà anche un impianto pubblico, più altri progetti già presenti, secondo gli ambientalisti, e questo potrebbe produrre un danno ambientale. L’impianto prevede l’immissione nella rete SNAM. Le associazioni hanno criticato il sovraddimensionamento. “Bisogna separare gli scarti delle potature, separandoli dalla FORSU, poi bisogna arrivare alle compostiere domestiche e di comunità”- ha spiegato un altro ambientalista, che ha proposto di tornare al compostaggio aerobico. La paura è che una volta insediato l’impianto si trasformi in qualcosa che accoglie solo rifiuti speciali. MetApulia replica che l’incentivo al biometano è dato solo se viene rispettato un determinato codice. “I rifiuti dell’agroindustria vengono definiti speciali, ma non c’è da allarmarsi – hanno spiegato i vertici MetApulia – Non ragioniamo con l’atteggiamento Nimby: non farlo nel mio giardino. Oggi il FORSU finisce in discarica perché mancano questi impianti”. Secondo un’altra associazione il processo anaerobico, oltre ad avere un enorme costo di esercizio, presenta diverse criticità: “Dobbiamo usare il FORSU per produrre un compost di qualità con un impianto pubblico, che darebbe maggiori garanzie”. Ma di impianti pubblici, per il momento, non si vede neanche l’ombra.