OTRANTO (Lecce) – Sfreccia in moto sulla provinciale, forzando ben due posti di controllo nel corso di una rocambolesca fuga. Dopo quasi 10 giorni di ricerche è stato rintracciato e, messo alle strette, ha spiegato alla polizia di essere andato ad Otranto “solo” per prendere un caffè al bar.

Questa la giustificazione fornita da D.S., 52enne di Surbo, domiciliato a Lecce, in zona 167, che non ha convinto gli investigatori del commissariato di Otranto, ora impegnati in ulteriori indagini sul suo conto. Nel frattempo la grave condotta gli è costata la denuncia, per inottemperanza alle disposizioni del decreto anti-coronavirus e per violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

L’episodio è accaduto nel pomeriggio dello scorso 15 marzo, quando gli agenti della sezione volanti impegnati ad effettuare dei controlli sulla strada provinciale 366, che collega San Cataldo a Otranto, hanno intimato l’alt ad un motociclista in sella ad una Ducati Panigale di colore rosso, proveniente dalla zona dei Laghi Alimini e diretta proprio verso il comune idruntino.

Alla vista delle divise, il centauro ha iniziato a rallentare salvo poi riprendere la marcia a folle velocità con una manovra repentina, sfuggendo al controllo. Un’azione che ha subito dato il via all’inseguimento del bolide a due ruote. Gli agenti hanno informato un’altra pattuglia ferma per i controlli qualche chilometro più avanti, sulla rotonda situata all’incrocio tra la statale 16 e la statale 695. Anche qui, la scena si è ripetuta.

Il capo pattuglia ha intimato l’alt al motociclista, posizionandosi sulla carreggiata come prevede il protocollo. Di tutta risposta, non solo il centauro è riuscito nuovamente a dribblare il tentativo di fermo, ma ha anche rischiato di travolgere l’agente, che è riuscito a schivare la moto lanciata a tutta velocità solo grazie ad uno scatto fulmineo all’indietro.

Dopo il tentativo andato a vuoto, gli agenti hanno cercato di realizzarne un terzo avvisando un’altra pattuglia che completava il dispositivo di controllo lungo la strada statale 16, verso la quale si era diretto il centauro.

Anche in questa occasione il tentativo di placcaggio del fuggitivo non è andato a buon fine, perché la volante era nel lato opposto della carreggiata, ma un agente è riuscito almeno ad immortalare la moto durante la sua fuga ad altissima velocità.

Da quel momento hanno preso il via le ricerche, serrate, basate sugli elementi acquisiti nel corso dell’intervento e sull’incrocio tra diverse banche dati. Un accurato screening fra le varie Ducati Panigale di colore rosso presenti in provincia e dintorni, gli ha permesso di stringere il cerchio intorno a quella del responsabile, intestata alla figlia ma, da quanto dichiarato dalla stessa, in esclusiva disponibilità del padre.

Ieri mattina gli agenti hanno raggiunto D.S. che, ormai braccato, di fronte alle divise non ha potuto negare le sue responsabilità. Alle domande degli investigatori l’uomo ha spiegato che quella mattina si fosse recato ad Otranto per consumare un caffè, senza riuscire a farlo dopo aver constatato la chiusura di ogni singolo esercizio commerciale, dovuto come noto alle disposizioni governative contro il contagio da coronavirus.

Così, a suo dire, avrebbe deciso di ritornare a casa, dandosi poi alla fuga e violando due consecutivi posti di controllo solo per evitare di essere denunciato. Pensava di averla fatta franca, forse, ed invece i guai sono arrivati anche a distanza di giorni. E non è detto che siano gli ultimi, visto che il suo racconto non ha per nulla convinto gli investigatori. Si attendono ulteriori nuovi sviluppi, forse.