LECCE – C’è la richiesta di archiviazione per il pubblico ministero Maria Rosaria Micucci, in servizio presso la Procura di Lecce, finita nel registro degli indagati con l’accusa di falso insieme a un sovrintendente di polizia, Antonio Petrelli, la cui posizione è stata già archiviata dal gip. L’inchiesta, coordinata dal pm della Procura di Potenza Maria Cristina Gargiulo (competente per territorio per i reati contestati ai magistrati salentini), era stata avviata dall’avvocatessa Gabriella Cassano che, dopo essere stata destinataria proprio su richiesta del pubblico ministero Maria Rosaria Micucci di una misura cautelare con l’accusa di sequestro di persona ai danni di una giovane disabile, aveva deciso di denunciare lo stesso magistrato ed il poliziotto in servizio presso la terza sezione investigativa della squadra mobile del capoluogo salentino che aveva effettuato le indagini. Indagini confluite nella richiesta e nell’esecuzione di un provvedimento restrittivo a carico dell’avvocatessa salentina confinata ai domiciliari.

E la Cassano aveva lamentato presunte falsità messe nero su bianco dal magistrato in servizio presso la Procura di Lecce (apprezzata e stimata per l’estremo rigore e per il puntiglio con cui coordina fascicoli anche molto delicati) nella richiesta delle ordinanze di misura cautelare ai domiciliari a suo carico avvallate da un’annotazione del sovrintendente Petrelli, confluita nelle carte dell’inchiesta. In particolare veniva contestato quanto sarebbe accaduto il 25 gennaio del 2018 quando la giovane disabile era stata convocata dal pubblico ministero per essere sentita come persona informata sui fatti. E nell’annotazione si scriveva come la Casssano e il suo compagno avrebbero preteso di presenziare all’ascolto della persona offesa nonostante fossero a conoscenza di essere indagati nello stesso procedimento.

In un file audio, però, l’avvocatessa denunciava che la ragazza sarebbe stata sentita nella stanza del magistrato (al terzo piano del Palazzo di Giustizia) nonostante le sue insistenze ad essere accompagnata proprio dall’avvocatessa e da uno psicologo. Un atteggiamento, secondo la querelante, in netto contrasto con quanto riportato negli atti d’indagine dal magistrato e dal poliziotto.

A settembre il gip Sergio Tosi ha archiviato il procedimento a carico dell’agente e, di recente, la stessa richiesta è stata avanzata dalla Procura di Potenza per il magistrato salentino. Richiesta a cui la parte offesa ha presentato opposizione in attesa dell’udienza camerale in cui il gip deciderà se archiviare il procedimento, suggerire nuovi atti istruttori o disporre un’imputazione coatta. Intanto, venerdì prossimo, riparte il processo a carico dell’avvocatessa e di altre quattro persone nato dalla vicenda sulla ragazza di Lecce affetta da un deficit portata via dal “Vito Fazzi” e segregata per obbligarla a revocare l’amministratore di sostegno e affidare lo stesso incarico proprio alla Cassano.