LECCE/SURBO – Che le avrebbe incendiato l’auto lo andava ripetendo da qualche giorno. Ma che avrebbe effettuato realmente il suo piano in pochi ci credevano. E invece, la sera del 29 ottobre scorso, raggiunse l’abitazione della ex convivente, nella zona della 167, mettendo fuoco all’auto della donna, un’Alfa 147. Le fiamme, in breve, si propagarono anche ad altre due macchine parcheggiate nelle immediate vicinanze. E sul posto, oltre agli agenti di polizia, dovettero intervenire anche i vigili del fuoco. Graziano Guido, 44enne, di Surbo, è stato condannato per quel raid incendiario e non solo, a 2 anni e 10 mesi al termine del processo che si è celebrato in abbreviato davanti al gup Giulia Proto. Più della richiesta del pubblico ministero Stefania Mininni che aveva sollecitato 2 anni. Il dispositivo prevede anche il pagamento di una provvisionale di 6mila euro in favore della parte civile, assistita dall’avvocato Massimo Bellini.

Come appurato dalle indagini condotte dagli agenti di polizia, l’uomo raggiunse l’abitazione della ex nei pressi di Piazzale Cuneo in piena notte per mettere fuoco all’auto della donna per poi allontanarsi rapidamente. Venne sorpreso, però, mentre si dileguava a gran velocità proprio dalla ex convivente scesa per strada. Nel frattempo, come un domino, le fiamme dalla parte anteriore dell’Alfa 147 si erano propagate anche su due altri mezzi, una Citroen Cx e una Ford Fiesta. E sul posto intervennero i vigili del fuoco mentre gli agenti di polizia raccolsero il racconto della donna. Che aveva già sporto delle denunce nei confronti dell’ex compagno per atti persecutori: la seguiva, le si appostava sotto casa. Tanto che si era trasferita a casa dei suoi genitori. E giorni prima le aveva promesso che le avrebbe bruciato l’auto. Come effettivamente accaduto. I poliziotti arrestarono immediatamente l’uomo in virtù della nuova normativa detta “codice rosso (la legge contro la violenza di genere e lo stalking entrata in vigore a luglio dello scorso anno che prevede indagini più rapide e pene più severe).

L’imputato rispondeva di stalking, maltrattamenti in famiglia, danneggiamento e incendio. Accuse che l’avvocato difensore Vincenzo Matranga ha cercato di smontare. Nell’auto di Guida, riconosciuta dalla vittima mentre si allontanava a gran velocità, sarebbe stato ritrovato solo un accendino. Sufficiente per ipotizzare l’effettiva responsabilità dell’uomo nell’incendio? Per la difesa, no. Che aveva anche chiesto che il reato di incendio venisse assorbito in quello di danneggiamento e l’assoluzione dalle accuse di maltrattamenti e stalking perché non si sarebbero verificati in maniera continuativa. A breve la difesa presenterà istanza di scarcerazione.