LECCE – C’è chi ha confuso la fine del lockdown con la vittoria sul virus. Troppi assembramenti nelle piazze, fuori dai pub e sulle strade del centro cittadino sono la dimostrazione evidente che la voglia di socializzare è più forte della paura del virus. Purtroppo è passato il messaggio che il virus abbia perso la sua forza, ma non è passato il messaggio ad esso connesso: il virus ha perso la sua forza per effetto del lockdown e neanche il sillogismo che è proprio il lockdown che fa perdere forza al virus.

E ciò vale anche al contrario. Troppa disinvoltura, troppa calca, poche mascherine, la maggior parte portate male. E non solo a Lecce, sia chiaro, il fenomeno è stato nazionale. Forse che le riaperture avrebbero dovuto essere disposte in maniera diversa? Forse rinviate? Forse che, piuttosto che monitorare i grattini, bisognerebbe monitorare i pub della movida? Una cosa è certa: il fenomeno è stato incontrollabile e le forze della polizia municipale insufficienti in una società in cui i genitori sono i grandi assenti e i ragazzi, troppo compressi, hanno sentito forte il bisogno di “espandersi”.

Sarebbe un vero peccato se il virus, che non vede anche lui l’ora di espandersi, dovesse riprendere vigore per effetto della leggerezza di chi ha avuto comportamenti fuori controllo. E non è un problema di democrazia, la democrazia è una conquista, sino a che non lede il diritto degli altri a non ammalarsi. In quel caso l’esercito  sarebbe l’unica scelta democratica anche se non auspicabile per chi rispetta le regole e di vivere in uno stato di polizia, non ci pensa proprio. Ma il Governo lo ha detto, se continuano questi atteggiamenti che denotano ignoranza, mancanza di senso civico, egoismo sfacciato e menefreghismo, il rischio è alto.

“Io esco e brindo perché, finalmente, posso uscire”. Niente di più stupido confondere il lock down con gli arresti domiciliari. “Ce la faremo” era un inno al rispetto e alla vittoria collettiva e non un’invocazione agli assembramenti. La fase tre riguarda la ripresa economica  con la possibilità per tutti di uscire e di incontrare gli amici rispettando le regole anti virus: distanziamento, mascherine e igiene. Nulla a che vedere con le tristi scene del fine settimana. D’altro canto, se le scuole sono ancora chiuse, se nei negozi si entra uno alla volta con i dispositivi adatti, se per andare in palestra devi prenotare e se per fare la visita da dentista ti devi vestire da marziano, significa che il virus è ancora un problema serio con cui fare i conti.

Finché ci sarà il virus, non ci sono interessi da contemperare: l’interesse di tutti è di uscirne vivi e sani. Non si tratta di scegliere tra virus e divertimento, l’uno non esclude l’altro, perché i mezzi li abbiamo. Si può uscire e stare anche in compagnia, ma occorre mantenere la distanza e usare la mascherina in tutti i posti chiusi e anche all’aperto quando non è possibile mantenere la distanza. Si tratta di scegliere se utilizzare le precauzioni o meno, consapevoli che, se non lo facciamo, torniamo alla fase 1, cioè chiusi e soli e col rischio di perdere anche qualche familiare. “Andrà tutto bene”, quindi, se non daremo le nostre gambe (e i nostri cervelli) al virus.