GALATONE (Lecce) – Colorate, allegre, alla moda, ma soprattutto sicure. Chi ha detto che le mascherine, presidi sanitari entrati d’obbligo nella nostra routine con l’incubo della pandemia da Covid-19, non possano essere anche belle?

Un interrogativo a cui hanno risposto con ingegno ed originalità Alessandra e Roberta Carrozzo, sorelle imprenditrici di Galatina e titolari dell’azienda salentina “Fashion academy”, lanciando la linea di mascherine “To take care”. Le hanno trasformate in un accessorio moda, unendo, così come recita il nome del marchio, la cura di se stessi, la protezione, la sicurezza, con fantasie e colori di tendenza.

Il grande capannone in cui ha sede l’azienda delle sorelle Carrozzo, nella zona industriale Nardò/Galatone, ha così fatto spazio alla produzione della loro prima linea di mascherine, affiancandola al consueto lavoro di creazione e produzione di capi moda per importanti marchi dei settori premium e luxury, da Dolce&Gabbana ad Alberta Ferretti.

Grandi partner che non le hanno abbandonate, nonostante il periodo di stop imposto dall’emergenza sanitaria da Covid-19, ma, anzi, gli hanno permesso di ripartire da subito con la produzione, stavolta con una marcia in più. Il merito di quest’ultima, però, è tutto di Alessandra e Roberta, che hanno sfruttato la quarantena per studiare, approfondire, progettare, creare.

L’obiettivo era quello di dare vita alla “mascherina perfetta”, che potesse coniugare la sicurezza e la protezione con il gusto, la bellezza, l’eleganza. Non solo concetti astratti, ma vere e proprie materie prime dell’attività artigianale coniugata nel fashion delle sorelle Carrozzo, che entrambe maneggiano e gestiscono con maestria, perno della loro esperienza trentennale accumulata a partire dal piccolo laboratorio di famiglia, a Galatina.

Proprio dalla loro instancabile curiosità e voglia di crescere è nata la produzione delle mascherine “To take care”, che registrano già un boom di prenotazioni e acquisti tramite e-commerce, con ordini anche da parte di negozi e farmacie.

“Quando è esplosa l’emergenza sanitaria da coronavirus, abbiamo deciso di produrre delle mascherine sfruttando i materiali che avevamo già a nostra disposizione. Ne abbiamo realizzate 5mila, che abbiamo distribuito a forze dell’ordine, operatori sanitari. E’ stata una scelta dettata dal nostro senso civico, sentivamo di dover fare la nostra parte” raccontano le imprenditrici.

Poi è arrivata la chiusura dell’azienda, lo stop all’attività, imposta dal lockdown. Ma loro non si sono fermate. “Durante la quarantena abbiamo investito il nostro tempo studiando. Abbiamo recepito tutte le direttive dell’Istituto superiore di sanità, degli esperti dei Politecnici di Bari e Milano, cercando di capire quale potesse essere la formula vincente per creare la mascherina perfetta”.

Usando una specifica grammatura in tnt, capace di bloccare e filtrare il passaggio delle secrezioni impercettibili presenti nell’aria e portatrici del virus, hanno poi chiesto direttamente il parere di laboratori di chimica e biologia. Infine, ultimo step, hanno coniugato il tutto con il gusto estetico, tessuti colorati e un design degno di un vero e proprio accessorio d’alta moda.

“Il risultato è un prodotto colorato, allegro, moderno e di tendenza che si coniuga anche con l’attenzione all’ambiente” spiegano le sorelle Carrozzo. Le mascherine, infatti, sono riutilizzabili poiché lavabili fino a 10 volte consecutive, con la garanzia di ridurre al minimo anche le irritazioni alla pelle, a cui sono maggiormente esposti coloro che devono indossarle per ore. All’attuale collezione di lancio, ne seguirà una autunno/inverno, ma anche alcuni pezzi limited edition ed una capsule collection. Insomma, una mascherina al passo con i tempi.

E in futuro? “Augurandoci che l’obbligo di indossarla connesso alla diffusione del Covid-19 termini il prima possibile, stiamo già pensando a nuovi progetti per il futuro – concludono le imprenditrici  – Creeremo un prodotto che vada a soddisfare richieste specifiche, ad esempio quelle degli sportivi, che le impiegano in vari settori, o quelle di coloro che vivono nelle grandi città e necessitano di un presidio sanitario che li protegga dallo smog”.