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La forza del credito cooperativo e la voglia di ripartenza dopo la tragedia pandemica

di Gaetano Gorgoni

LEVERANO – Il presidente della Bcc di Leverano, Lorenzo Zecca, crede fermamente nella missione delle banche territoriali, che non è speculativa, ma di sostegno all’economia reale. L’emergenza pandemica è alle spalle e l’economia del territorio comincia a rialzarsi, secondo l’esperto.

 

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Hanno retto le piccole e medie imprese salentine al durissimo colpo inferto dalla pandemia?

 

Il presidente della Bcc di Leverano, Lorenzo Zecca
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«Non le intenda come parole scontate: c’è davvero un forte senso di ripresa e di fiducia! Noi che siamo sul territorio lo percepiamo».

 

Sono riposte grandi speranze nel recovery fund?

 

«I nostri clienti, che sono le famiglie e le piccole imprese, hanno una voglia di ripartire a prescindere dal recovery. C’è tanta fiducia in più e tanta voglia di far ripartire l’economia. È un imperativo per tutti. L’entusiasmo c’è e si comincia a credere in un futuro migliore, cosa che qualche mese fa risultava difficile. Oggi i nostri clienti sono in grado di programmare».

 

La maggior parte delle risorse del recovery fund sono destinate al Mezzogiorno: quale impatto potranno avere questi investimenti sull’economia locale e sulle piccole imprese, secondo Lei?

 

«Sicuramente queste risorse dovranno avere un grande impatto sul piano del rilancio economico. Guai se non dovessero averlo! Il riferimento dovrà sempre essere l’imprenditoria locale. Bisognerà ascoltare la voce dei territori».

 

Lei come le spenderebbe queste risorse? 

 

«Ci sono tanti progetti in campo col riferimento al recovery, ma nel Salento partirei principalmente dal turismo.La nostra banca cerca di valorizzare agricoltura e turismo: il nostro territorio ha una vocazione naturale per questi due settori e i fondi europei dovranno essere investiti per svilupparli. Naturalmente, nel Salento ci sono anche altre iniziative da incoraggiare, ma bisogna dare la priorità a turismo e agricoltura».

 

Per una banca la finanza speculativa è velenosa? Bisognerebbe distinguere i soggetti che lavorano con il credito da quelli che puntano troppo sulla finanza? 

 

«Noi, come banca di credito cooperativo, la finanza la teniamo alla larga. Ci deve essere un’etica e noi ci mettiamo la faccia tutti i giorni. Nessuno può pensare di fare finanza speculativa in una banca di credito cooperativo, perché noi, quando usciamo da qui, incontriamo i clienti, abbiamo un rapporto umano costante con loro. La nostra vocazione è puntare al risparmio e all’investimento sulle imprese».

 

Quindi, supporto all’economia reale prima di tutto, giusto? 

 

«Noi per statuto dobbiamo investire dove raccogliamo, quindi valorizziamo chi punta su di noi. Le banche di credito cooperativo si distinguono dalle altre perché sono obbligate a investire sul territorio. Solo il 5% può essere investito fuori dal territorio di competenza. Ripeto: la nostra missione è investire dove abbiamo le radici, dove raccogliamo. I nostri frutti devono vedersi nel Salento».

 

Qual è lo stato di Salute delle banche di credito cooperativo in questo periodo storico? Come se la passano le banche più radicate sul territorio? 

 

«Se la passano bene se non smettono mai di avere un contatto diretto con la comunità e con il territorio. Noi giochiamo un ruolo anticiclico, come abbiamo fatto durante la precedente crisi economica. Avendo un rapporto diretto con il cliente, che conosciamo bene e con il quale c’è un rapporto di fiducia, riusciamo a supportarlo meglio rispetto alle grandi banche.

La relazione col cliente è il nostro punto di forza».

 

Quindi, siccome conoscete i vostri clienti come se fossero amici o familiari, potete concedere più fiducia a chi se lo merita, giusto? 

 

«La nostra banca è affidabile perché il rating umano supera qualsiasi altra cosa. Le BCC devono tenere sempre presente la componente territoriale».

 

Secondo Lei il sistema bancario deve essere migliorato: cos’è che non funziona?

 

«Per quanto ci riguarda, noi, dal 2016, per una riforma sul credito cooperativo, facciamo parte di gruppi bancari (se ne sono costituiti due) e questo comporta un controllo extranazionale, non più di Banca d’Italia, ma della BCE. Questo sistema sta omologando una piccola banca come la nostra a grossi istituti: le regole che valgono per loro oggi valgono anche per noi. Questo sta creando qualche difficoltà. Stiamo cercando di far capire questo problema, perché si rischia di snaturare la banca di comunità. Questa è una criticità da risolvere nel futuro. Le regole di Banca Intesa non possono valere per la BCC di Leverano, una banca gestita dai soci, senza distribuzione di utili, che non fa finanza fine a se stessa (il nostro DNA è molto diverso dalle grandi banche, perché non siamo una banca speculativa”.

 

La Banca Di Credito Cooperativo di Leverano si espande, si radica sempre di più sul territorio: qual è il suo futuro?

 

“Noi apriamo le filiali: gli altri le chiudono. Siamo una banca territoriale. Spingiamo verso il sud Salento, gradualmente. Siamo nati a Leverano nel 1952, poi, dopo anni, abbiamo aperto a Porto Cesareo, dopodiché negli ultimi 10 anni abbiamo aperto 8 filiali, che sono punto di relazione e di presenza con la clientela. Quando arriviamo sul territorio, lo facciamo per restarci. Otto mesi fa abbiamo aperto le filiali a Cutrofiano e Galatone. Raggiungeremo Santa Maria di Leuca in continuità territoriale, senza fare salti innaturali”.

Articolo tratto dal Corriere Salentino Magazine Luglio 2021

 

 

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