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neXt eu su Bonus TV e transizione dal 4 al 5G: “Lo sconto non basta, deve intervenire il PNRR”

“Il PNRR mette a disposizione del nostro Paese consistenti somme di denaro, che occorrerà spendere e bene affinché non ritornino nelle casse dell’Europa. Il nostro Mezzogiorno se ha una possibilità di riscatto oggi lo può fare proprio grazie ai fondi stanziati dal Piano, anche e soprattutto per il rinnovamento delle infrastrutture tecnologiche e digitali (tra cui il 5G) che sono assolutamente necessarie per la coesione sociale. Il fatto che il Piano in questa questione non venga minimamente menzionato è preoccupante perché dimostra ancora una volta la mancanza di idee e progetti di spesa su questioni come questa, cruciali per la diminuzione dei divari territoriali tra Nord e Sud del nostro amato Paese”. Marco Sponziello, presidente di neXt eu, l’associazione che mette a disposizione le proprie competenze per supportare il territorio per progettare e sviluppare idee capaci di sfruttare al meglio le risorse messe a disposizione dal PNRR, entra nel vivo della questione “transizione digitale”.

La transizione alla tecnologia 5G e il Bonus Tv

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Non è da troppo tempo che si è passati dall’analogico al digitale rottamando le vecchie tv a tubo catodico.

Un passaggio obbligato perché la tecnologia ovviamente corre.

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Ma ora ci tocca un nuovo ulteriore cambio, che non sarà indolore. Infatti, la nuova tecnologia Mpeg4 che sostituirà la Mpeg2 presente su tutti i televisori acquistati prima del 2018 (da quella data, infatti, il nuovo standard Mpeg4 deve essere posseduto per legge da tutti gli apparecchi TV), avrà un costo pari all’acquisto o di un decoder o, se non ci piace l’idea del doppio telecomando, di una nuova Tv.

Già la prima applicazione della normativa, scritta evidentemente in epoca pre-pandemica, aveva previsto un bonus di 50 € collegato ad un ISEE non superiore a 20 mila € (presentazione ISEE non più dovuta, stante alle nuove norme in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale).

Poi è arrivata l’epidemia e con essa la coscienza della transizione digitale, che non è più un’opzione ma un obbligo per modernizzare la società e l’economia del nostro Paese. Il governo, infatti, con uno sforzo in più, varando il Decreto Sostegni, ha concesso ora un bonus spettante a singolo codice fiscale e pari allo sconto rottamazione, consegnando il vecchio televisore, e gravante su un fondo non superiore a 250 milioni € (prevedendo quindi il click day).

Ma qual è la questione cruciale? Se è vero che il passaggio alla nuova tecnologia avviene per surclassare il 4G a favore del 5G, evidente strumento di modernizzazione dei territori come il Covid ci ha insegnato, è vero anche che questa tecnologia serve per liberare nuove frequenze a tutto vantaggio delle emittenti televisive e dello Stato (che da queste nuove frequenze prenderà un canone), non si capisce perché questo costo debba essere affrontato dal cittadino (con uno sconto, sempre che si riuscisse ad arrivare in tempo alla corsa prevista per il click day). A maggior ragione considerando che egli paga già un canone tv.

A questo punto ci si domanda, e parliamo del PNRR, perché non attingere le somme necessarie dal primo asse strategico del Piano, la “transizione digitale” (si veda a pag. 14 Fig. 1.4 del Piano), con quasi il 30% delle somme totali dedicate? E volendo entrare nel dettaglio parliamo di Missioni: la n. 1 dedicata appunto alla “digitalizzazione del Paese”.

E, considerando che condizioni economiche diverse in aree diverse del paese fanno di fatto aumentare il “digital divide” e diminuire il diritto all’informazione, veniamo al terzo asse strategico previsto dal PNRR: l’”inclusione sociale” della Missione 5, teso a diminuire i divari territoriali. È quindi evidente che l’uso dei fondi messi a disposizione dal Piano sarebbe assolutamente coerente e risolutiva di una transizione necessaria.

 

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