Tatticismi e attese, la difficile ricerca di un candidato vincente: dal centrodestra al centrosinistra, tutti nell’alto mare di agosto

LECCE – In un periodo di frammentazione e di leader al tramonto  la ricerca del candidato giusto per la corsa a Palazzo Carafa rischia di trasformarsi in una rissa. In Forza Italia, ad esempio, è una lotta tra correnti che difficilmente si placherà: un nome che piaccia a tutti, però, potrebbe esserci. La segreteria provinciale continua a dialogare con alcuni professionisti, ma potrebbe esserci una scorciatoia per chiudere un accordo con i CoR senza uno snervante e pericoloso braccio di ferro. Dei quattro nomi fittiani in campo sembra che Gaetano Messuti sia il possibile trait d’union tra i due partiti spesso in attrito: persino a sinistra lo sanno, sono indiscrezioni note nel Pd. L’assessore ai Lavori Pubblici non è un uomo su cui punta Paolo Perrone e, paradossalmente, questa diventa una garanzia per i forzisti. Ma cosa farà Roberto Marti se non dovesse candidarsi a sindaco di Lecce? Nel 2018, se non accadrà prima, la festa per i parlamentari nominati con un sistema incostituzionale finirà, e ognuno dovrà ritagliarsi uno spazio. Con Perrone che vuol fare il suo ingresso in Parlamento, la rielezione sarà una chimera per molti fittiani. Dunque, è possibile che Marti venda cara la pelle prima di fare un passo indietro. Congedo potrebbe restare in Regione, ma è sempre il preferito dal sindaco uscente per garantire influenza indiretta sulla città. Poi, c’è Attilio Monosi, già al lavoro per le sue liste: lui è in campo e invoca un confronto alle primarie, sulla base dei principi su cui si fonda il “Leone blu”, poco applicati nelle amministrative salentine.

Nel centrosinistra, invece, Sergio Blasi è diventato l’intralcio perenne all’azione della segreteria. Salvatore Piconese sta cercando di capire chi potrebbe supportare il consigliere regionale ribelle per poi trarre le sue conclusioni. La sinistra radicale non ha ancora un candidato, la segreteria provinciale sì, anche se non lo dice: Dario Stefano. Le ragioni della scelta dei vertici provinciali del Pd sono chiare: l’alleanza con la Puglia in Più è già rodata nelle amministrative e sposta l’asse al centro, imitando il modello Emiliano. Del resto, Stefano oggi è un interlocutore nelle grazie del governatore pugliese e, se si candiderà, avrà il pieno appoggio della segreteria regionale. Sergio Blasi potrebbe ottenere l’assessorato a cui ha diritto (sarebbe una mossa per impedirgli di scatenare la guerra interna su Lecce)? Sono ipotesi agostane che alcuni dirigenti del Pd valutano, anche se a molti sembrano pura fantapolitica. Per ora la segreteria sonda il perimetro di coalizione, tra attese e strategie per neutralizzare il nemico interno.

Alle comunali del 2017 tutti dovranno fare i conti con la straordinaria crescita del Movimento 5 Stelle, che ora vanta parlamentari e consiglieri regionali conosciuti e capaci di far sentire la loro voce. Sul nome del candidato gli attivisti sono in alto mare e non c’è accordo sul metodo. Una piccola parte  degli aderenti al movimento fondato da Grillo e Casaleggio contesta la decisione dei due meetup leccesi di non coinvolgete nella scelta del candidato sindaco tutti gli iscritti, attraverso il voto on-line. Le due associazioni leccesi, d’accordo con i portavoce parlamentari, vogliono scegliere in autonomia. A settembre si terrà la riunione che era prevista per il 28 agosto: questa assemblea richiesta da chi non è d’accordo con i meetup leccesi ha l’obiettivo di coinvolgere tutti gli attivisti della provincia per esprimersi sul metodo da seguire nelle elezioni leccesi. Sembra che un consigliere regionale stia aiutando gli  esponenti del Movimento 5 Stelle che vogliono le votazioni sul web: ha chiesto uno spostamento della data per allargare la platea dei partecipanti. La resa dei conti non tarderà ad arrivare.

Garcin