TORRE DELL’ORSO – MELENDUGNO (LECCE) – “Questa è l’ennesima batosta della quale siamo destinatari: abbiamo un forte problema con le mareggiate che non dipende da noi! Oggi siamo stati vittime del secondo sequestro della zona interessata dai sacchi e dalle pietre e ci hanno rivolto l’accusa di aver prelevato sabbia dalle dune. Tutto questo non è vero ed è documentato – spiega la titolare del Lido L’Orsetta – Abbiamo sempre agito nella legalità: ogni passo che abbiamo fatto è stato preceduto da una PEC sia al Comune che alla Capitaneria e anche il TAR ha sostenuto che abbiamo sempre agito correttamente. Eppure ci ritroviamo ora in questa assurda situazione: non abbiamo più ombrelloni sulla spiaggia. Che cosa dobbiamo fare, stare fermi in attesa che le mareggiate devastino totalmente la struttura? Non siamo noi a controllare le mareggiate! Non abbiamo guadagnato un centesimo dall’apposizione dei sacchi: lo abbiamo fatto solo per evitare crolli e garantire la sicurezza di turisti e dipendenti. Ora ci sono rimasti solo dieci ombrelloni, su uno spazio di 250 metri quadri”.
A seguito della lettura del comunicato stampa della Capitaneria di porto di questa mattina, che riporta la notizia del sequestro del lido L’Orsetta di Torre dell’Orso, occorre precisare dunque la presenza di numerose inesattezze.
In primo luogo si riporta alla memoria che nell’agosto dello scorso anno sono stati posti sotto sequestro dei sacchi di sabbia posizionati al fine di evitare cedimenti strutturali e per garantire l’incolumità delle persone. L’indagata, difesa dall’avvocato Stefano Chiriatti, ha effettuato richiesta di riesame, accolta dal Tribunale di Lecce, che ha annullato il suddetto sequestro.
L’ordinanza, accogliendo integralmente le tesi difensive, ha ritenuto che non sia stato commesso alcun reato ed ha chiarito, in particolare, che l’apposizione dei sacchi di sabbia, in quanto effettuata per un breve lasso di tempo, non deve essere preceduta dall’autorizzazione paesaggistica e, se tali sacchi vengono posizionati su area in concessione, non sussiste neanche il reato di occupazione abusiva di demanio.
Successivamente, nel corso della stagione estiva in corso, seguendo il corretto procedimento amministrativo, la titolare del lido ha presentato al Comune di Melendugno una SCIA, con la sua quale ha comunicato che, se si fosse verificata una mareggiata, avrebbe apposto nuovamente i sacchi di sabbia; essendosi verificata la condizione, è stato segnalato al Comune di Melendugno e alla Capitaneria di Porto che l’indomani sarebbero stati posizionati tali sacchi.
Tuttavia il Comune di Melendugno ha annullato la Scia, ritenendo che sarebbe stato necessario avviare il procedimento di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Lo stabilimento, difeso dagli avvocati Leonardo Maruotti e Francesco G. Romano, ha proposto ricorso avverso il suddetto atto e il TAR Lecce, Presidente Antonio Pasca, con decreto n. 484 del 17 luglio 2020 ha accolto la domanda cautelare, sospendendo il provvedimento impugnato, ed ha specificato che l’apposizione dei sacchi di sabbia è finalizzata a garantire condizioni di sicurezza a tutela della pubblica incolumità e che, in ogni caso, non é necessario avviare il procedimento di VIA.
Nonostante ciò, il Comune di Melendugno, con successivo provvedimento, ha ordinato alla società di rimuovere i sacchi di sabbia, del materiale pietroso e di inibire l’uso dell’area.
Anche avverso detto provvedimento, la società, che nel frattempo si era impegnata a rimuovere il materiale pietroso, ha proposto ricorso, accolto con decreto n. 523 del 31 luglio 2020, col quale è stato specificato che la società avrebbe potuto continuare a svolgere l’attività.
Quindi, in data 2 agosto 2020, la società ha comunicato al Comune di Melendugno e alla Capitaneria di Porto che avrebbe provveduto a rimuovere, con un mezzo meccanico idoneo, il materiale pietroso.
Nonostante tutti gli atti del Comune siano illegittimi (come statuito dal TAR Lecce) e nonostante il Tribunale del Riesame abbia annullato il precedente sequestro del 2019, ancora una volta, inspiegabilmente, l’area è stata sottoposta a sequestro, per le medesime contestazioni.
L’anno scorso le mareggiate sono state improvvise e non prevedibili, quindi la titolare del lido è stata costretta a posizionare i sacchi nell’immediatezza dell’evento. Successivamente l’area è stata sottoposta a sequestro.
“Quest’anno abbiamo ripreso l’attività e, con l’ingegner Vincenzo Lobasso, abbiamo presentato un progetto per il riposizionamento corretto dei sacchi e una SCIA, ma il Comune ne ha annullato gli effetti.
Il nostro intento era quello di mettere in sicurezza l’area, quindi non di lucrare. Quest’anno invece è accaduto a luglio ma il comune si è nuovamente opposto con
ordinanza per rimuovere i saccchi; poi abbiamo fatto ricorso, che abbiamo vinto. Poi il comune ha fatto un altro atto chiedendo di rimuovere sacchi pietre e inibire uso area e anche qui il TAR ci ha dato ragione.
In particolare, abbiamo mostrato al TAR delle foto degli anni 60 che attestavano che il materiale pietroso era già presente. È quindi evidente che questo materiale non l’abbiamo posizionato noi ora.
Il 3 agosto abbiamo anche comunicato che avremmo provveduto ad eliminare il materiale pietroso con mezzi meccanici gommati ma data l’affluenza abbiamo dovuto lavorare nelle ore notturne, cosa di cui il Comune e la Capitaneira erano al corrente. abbiamo fatto in modo che la sabbia non si spargesse, in quanto la benna era grigliata, in modo da prelevare solo le pietre”.