imageOTRANTO – “Il Salento è indietro di 30 anni sul turismo di lusso: non è possibile aspettare nove anni per un porto. La Francia ha una costa più piccola della metà rispetto all’Italia, ma ha molti più posti barca. Ho fatto un giro per Otranto, ci sono pensioncine da tre stelle: mancano i grandi brand del lusso. Gli hotel a cinque stelle, che ti permettono di stare a pochi passi dal mare, non ci sono. Poi è importante la movida, i servizi, i collegamenti, le strade su cui siete indietro”. Flavio Briatore è un fiume in piena che investe la sensibilità di alcuni partecipanti al dibattito nel castello otrantino, che forse avrebbero voluto sentire i soliti elogi sul Salento inimitabile, bello e pieno di cultura. Per l’imprenditore bisogna un po’ globalizzare turisticamente, nel rispetto dell’identità dei territori, per attirare con i grandi brand il turismo fatto dai proprietari di yacht, che vanno dai 50 metri in su, “gente che vuole comodità, strutture a pochi passi dal mare e aeroporti vicini”.

Le provocazioni di Flavio Briatore evocano le imitazioni di Crozza, che lo hanno reso ancor più celebre: a tratti ti viene il dubbio che anche quello del celebre comico sia l’originale, quando dice che uno ricco come lui non ci andrebbe mai in un museo a rompersi per due ore. Non è sufficiente il turismo di cultura per attirare il target del lusso, secondo l’imprenditore: infrastrutture e servizi di alto livello anche nella movida fanno la differenza. Briatore stronca i politici che si sono occupati per anni di turismo “senza mai aver preso l’aereo” ed elogia l’idea di Renzi di centralizzare la cabina di regia del turismo, perché il marketing non venga fatto in maniera disordinata da ogni regione, con offerte confuse che non raggiungono l’obiettivo. Il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, tra i partecipanti al dibattito, appoggia l’idea della cabina di regia centralizzata per evitare la pubblicità all’estero che recita: “visit Catania”.

L’incontro per discutere di prospettive sul turismo, all’interno del Castello di Otranto, organizzato dall’associazione Prospettive a Mezzogiorno, è il quarto incontro confronto sul futuro del turismo nella nostra provincia. Flavio Briatore, risponde a una domanda sulla Ferrari che va male: bisogna guardare alla tecnologia inglese, all’aerodinamica in cui eccellono i loro ingegneri. Si parte dal “campionato tecnologico della formula 1” per parlare del Paese Italia. “In Italia dovremmo aver paura dei nostri politici, che fanno molto più danno, e non di Trump, che non mi dispiace” – afferma Briatore. Il porto turistico di Otranto  è uno dei temi caldi, che mette in luce la lentezza tutta italiana nel puntare sulle infrastrutture. “Non ho voluto il porto, lo ha voluto la comunità e io ho combattuto per averlo – spiega il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi – 50 anni che aspettiamo questa infrastruttura turistica. Ci abbiamo messo nove anni con questa amministrazione. Gli investitori sono stati molto pazienti. Eppure il turismo nautico da diporto, quello con i megayatch, devasta meno il territorio di certi campeggiatori. L’importante è saper attrarre turisti educati”.

“Attendere nove anni per un porto è uno scandalo. Se volete cambiare tipo di turismo dovete avere marchi, trasporti, hotel di lusso, non pensioni a tre stelle -insiste Briatore, che poi boccia la promozione turistica nazionale, con siti arretrati, fatti in sole tre lingue –  C’è bisogno di alberghi di lusso. Se ti arriva gente in alberghi da quattro soldi, è gente che ti fa casino Anche le strade, 1 ora e 30 per arrivare a Otranto dall’aeroporto, mi sa che è troppo: state messi male con le strade”.

Insomma, la strada da seguire è affidarsi ai grandi brand del turismo o della movida, secondo l’imprenditore, che punta su Otranto per il Twinga, il suo marchio del divertimento notturno di alto livello. Sono tutti salentini nell’affare (Mimmo e Luigi De Santis, Vincenzo Pozzi e ci sono anche i soci del Maestrale: Gabriele Sticchi ed Emanuele Moscara): useranno il marchio di Briatore per attirare i “turisti dello yatch”.  Insomma, il Salento ha bisogno dei brand del lusso, secondo questa visione, e il Twiga (la giraffa) già è un primo passo, insieme al porto che accoglierà le imbarcazioni che contano. Briatore non è abituato a fare giri di parole e spiega tutto facendo i calcoli: “Il turismo è la nostra vera industria su cui puntare. Il Twiga di Monaco in sei mesi fa 13 milioni di euro: mi hanno dato il centro storico per realizzarlo. Il turismo degli yatch è quello più ricco: una barca da 60-70 metri può spendere sul territorio 25-30 mila euro al giorno. Quello che non farà mai nessuna villa. Se fate costruire delle ville, alla prima crisi ve le ritroverete tutte vuote. Non dovete puntare sulle ville, ma sul turismo nautico”.

Cariddi spiega che i sindaci hanno difficoltà a fare persino un Pug, per far capire quanto le lungaggini burocratiche mettano in difficoltà le amministrazioni locali, poi rassicura il pubblico in sala che il Twiga a Otranto migliorerà la fruizione anche di coloro che vorranno godere della spiaggia libera. Perrone è d’accordo con Briatore: mancano le grandi catene del turismo, gli hotel che contano. Il Salento si deve preparare alla grande sfida della programmazione 2014-2020, dopo aver ristrutturato borghi e centri storici con i soldi dell’Europa: quale strada prenderà? Si aprirà al grande turismo, quello dei marchi omologanti, che attirano?  Loredana Capone, assessore regionale al Turismo, arriva in ritardo in conferenza (era impegnata a Taranto: gestisce due assessorati, ma non ha il dono dell’ubiquità) e spiega che l’idea di Briatore va bene, ma stop agli hotel in riva al mare: tutti benvenuti nel rispetto dell’identità di un territorio e senza “speculazioni edilizie”.

Briatore puntualizza che uno che ha i soldi vuole un posto facile da raggiungere, dove ci sia tutto: “Indipendentemente dalla vostra cultura: interessa il divertimento, non sottovalutate la movida, se è di qualità. Io non andrei due ore in un museo. Il turista viene perché fate dei prezzi imbattibili, oppure date servizi. Non è che voi fate venire uno sul prato e gli dite che è bello: poi uno si rompe e non sa che fare. Ci vuole un progetto completo. Se volete brand, dovete dare la possibilità di farlo. A Miami abbiamo una torre sul mare che stiamo facendo con Renzo Piano. Creare strutture per un certo tipo di clientela. Se volete un turismo forte, ci vogliono alberghi 5 stelle che siano brand”.

Il Briatore pensiero suscita qualche mugugno, ma anche qualche applauso: provoca, bacchetta, spiega che gli istituti albergheri in Italia non sono all’altezza, che i suoi camerieri vengono formati all’estero e prendono 3 mila euro a settimana solo di mance. “In Italia se dici che fai il cameriere sembri uno sfigato: fanno tutti gli avvocati e non hanno un euro in tasca”. L’imprenditore di Verzuolo, in provincia di Cuneo, è un self-mad man che non la manda a dire, poco interessato ai fronzoli e molto alla moltiplicazione dei soldi: la sua visione dei grandi brand sul mare è sembrata troppo invasiva ad alcuni otrantini, che vogliono tenersi stretti i loro b&b, la storia raccontata da ogni pietra del centro storico e quel poco di costa salvo dal cemento. Eppure, cultura e identità, rispetto per l’ambiente e per il paesaggio forse possono convivere con i grandi brand: il Twiga, per esempio, è una infrastruttura del divertimento non invasiva, che probabilmente saprà arricchire Otranto di turisti in yatch, che spendono sul territorio.

Gaetano Gorgoni