SQUINZANO (Lecce) – C’è il sigillo della Cassazione su un vecchio omicidio. E’ quello del vigilante Alessandro Miglietta ucciso con un colpo di pistola al culmine di una lite per strada. Vecchie ruggini tra i protagonisti sfociarono in una delle pagine più cupe della cronaca nera degli ultimi anni. I giudici della Suprema Corte hanno condannato i fratelli Fernando e Fabio Tondo, originari di Torchiarolo, rispettivamente a 19 e 12 anni di reclusione, per l’omicidio della guardia giurata Alessandro Miglietta. Il delitto risale al 17 novembre del 2005 e si consumò nei pressi dell’abitazione del vigilante residente a Squinzano. Nelle scorse ore i giudici della quinta sezione della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibili i ricorsi della difesa dei imputati rappresentata dall’avvocato Rufini.

Il processo era finito per la seconda volta davanti agli ermellini dopo un primo annullamento. La Suprema Corte aveva disposto una revisione dell’istruttoria (relativamente al concorso in omicidio contestato a Fabio Tondo e all’eventuale riconoscimento delle attenuanti generiche) davanti ai giudici della Corte d’assise di Taranto. Miglietta venne ucciso da un colpo di pistola sparato da Fernando. Poco prima i due fratelli Tondo si presentarono in casa del vigilante per chiarire una vecchia questione. C’era un conto da regolare: qualche giorno prima, infatti, il vigilante aveva malmenato Fernando Tondo colpevole di aver offeso pesantemente la sorella.

Nell’auto i fratelli custodivano anche una mazza ferrata lunga cinquanta centimetri utilizzata per colpire e ferire alla testa Miglietta. E proprio dopo quel colpo, la guardia giurata avrebbe estratto la pistola d’ordinanza ferendo Fernando ad una spalla. Nella concitazione, poi, la guardia giurata fu disarmata da Tondo che esplose il colpo ferendo mortalmente Miglietta al torace. Con la sentenza dei giudici di terzo grado sono state confermate le provvisionali in favore della parti civili costituite dai genitori di Miglietta (assistiti dall’avvocato Elvia Belmonte) e dalla sorella (difesa dal professore Giovanni Aricò).

Francesco Oliva