Foto Toti Bello

LECCE – Un anfiteatro, l’anello perimetrale, i corridoi radiali, resti di gradinate lapidee, fauces decorate con tecnica a bugna di tradizione ellenistica, due aditus sormontati da arcate monolitiche, e frammenti di statue: tutto questo è Rudiae, la città sotterranea nel territorio di Lecce, che, grazie al Prof. D’Andria, promotore degli scavi, sta per essere riportata alla luce.

Il progetto di valorizzazione dell’area archeologica di Rudiae, nato circa quindici anni fa, ha l’obiettivo di recuperare in modo integrale l’anfiteatro, e di rendere fruibile il sito.

Ad oggi, sono stati fatti molti passi avanti nel progetto del Prof. D’Andria, professore Emerito dell’Università del Salento, in un’ampia collaborazione con la Soprintendenza, e con il Comune di Lecce (Finanziamento POIn 2007-2013 “Attività culturali e Turismo” della Regione Puglia); gli scavi hanno permesso di datare l’edificio, su base stratigrafica e con il supporto delle iscrizioni latine rinvenute, alla tarda età di Traiano.

Abbiamo posto al prof. D’Andria, alcune domande anche sulla realtà dei lavori archeologici a Lecce, in riferimento allo stato dell’arte del suo progetto, il quale seppur con successo, incontra non pochi ostacoli, e mira inoltre ad incentivare la considerazione collettiva sull’importanza di valorizzare i nostri beni culturali.

Prof. D’Andria, quali sono i presupposti per affrontare le problematiche legate all’area urbana di Lecce che copre gli scavi archeologici ed ostacola il completamento del progetto?

Lecce rappresenta una straordinaria realtà archeologica; fa parte di quello che amo definire “Il sistema delle tre città”, formato da tre insediamenti antichi: Lecce, Rudiae e Cavallino a breve distanza uno dall’altra. Una strategia di valorizzazione integrata di questi tre siti produrrebbe occasioni infinite di lavoro per i nostri giovani.

L’Università ha formato professionisti che aspettano soltanto l’occasione di mostrare il loro valore e la capacità di far crescere il nostro Paese.

A Lecce esiste una grande opportunità di raccontare la sua storia anche attraverso l’archeologia che ha portato alla luce tante invisibili fasi di un insediamento che inizia già nel II millennio a.C. e che continua, senza interruzione, sino ai nostri giorni: stiamo lavorando per raccontare la storia di Lecce dalle origini al Medioevo e in una apposita sezione del MUST, il Museo Storico della nostra città, e nelle splendide sale dell’antico Convento di Santa Chiara, da dove è possibile ammirare la suggestiva conca del teatro romano.

Sarà una installazione innovativa che presenterà le scoperte fatte nel cortile del Rettorato, il santuario di Iside, e le statue di marmo trovate nell’anfiteatro di Rudiae  e nel teatro di Lecce.

Cosa non funziona? Basta andare in piazzetta Tito Schipa e vedere l’inqualificabile stato di abbandono nel cuore della città per rendersi conto di quanto ci sia ancora da fare, contro la burocrazia, la mancanza di iniziativa delle Istituzioni, la presunzione di associazioni che si improvvisano difensori della Storia e dell’Ambiente pur di avere un attimo di visibilità. E poi il Museo Provinciale…. Ma per questo bisognerebbe scrivere un romanzo!

 

Il progetto Rudiae è noto per aver coinvolto, grazie alla creazione di un Polo Didattico, molti studenti, volti ad approfondire le potenzialità culturali e professionali dei lavori archeologici. Dal suo punto di vista, i giovani studiosi di oggi, come li ha visti porsi in merito a tale progetto, e quali sono le competenze che un futuro archeologo dovrebbe spendere nel territorio leccese?

 

Il Polo didattico di Rudiae è stato creato per offrire agli studenti delle Scuole Medie e dei Licei uno spazio in cui “vivere l’archeologia”. In che modo? Partecipando ad attività di scavo, seguendo lezioni sulla storia di Lecce e del Salento, facendo escursioni che insegnino a leggere il nostro territorio dove ogni pietra racconta le vicende di millenni, innamorandosi del paesaggio e delle campagne salentine, addestrandosi a difenderlo dalla barbarie di chi alla raccolta differenziata dei rifiuti sostituisce l’idea che l’ambiente è una enorme pattumiera in cui scaricare tutto quello che non serve, dai televisori rotti all’eternit… .

Per non parlare dei rifiuti ancora più pericolosi, in mano alla malavita. L’archeologia come impegno per un vivere civile e consapevole dei valori che i nostri antenati ci hanno lasciato in eredità. Oggi lo spin-off sui Beni Culturali, la Società ARVA, costituita dai nostri giovani archeologi, in cui l’Università partecipa con un sostegno concreto, si sforza, in particolare a Rudiae, di realizzare tutto questo, ma il Comune di Lecce deve affidare in modo esplicito questo compito e partecipare concretamente a queste attività. Non ci stancheremo mai di ricordarlo e speriamo che, un giorno, chi governa la città sia consapevole del tesoro che è nelle nostre mani e che attende solo di essere valorizzato.

 

Sinteticamente, qual’è il futuro di Rudiae?

Perché Rudiae abbia un futuro bisogna capire innanzitutto che l’anfiteatro romano, che in questi anni di lavoro abbiamo completamente portato alla luce, è un monumento straordinario, incastonato in un oliveto, a pochi passi da Lecce. Ha tutte le caratteristiche per rappresentare un Parco Archeologico Urbano dove i cittadini e i turisti possano venire per respirare aria pura e per ammirare un monumento di duemila anni fa, interamente costruito in pietra leccese. In tutta la Puglia solo l’anfiteatro di Lucera ho un simile stato di conservazione. Pensi che a Brindisi, dove certamente c’era un anfiteatro, e anche un teatro, non ne sono state trovate nemmeno le tracce!. A Lecce abbiamo ora tre edifici teatrali antichi: un lusso che solo poche città possono permettersi, conche meravigliose della storia dove sarà possibile organizzare manifestazioni di teatro, di musica, di spettacoli vari, uno spazio da vivere. Sono certo che, se i baresi avessero una tale ricchezza, saprebbero come valorizzarla, ma Bari in età antica era poco più che un piccolo borgo di pescatori. Ma perché il futuro di Rudiae non sia segnato dall’ indifferenza e dall’ abbandono bisogna che il Comune si attivi per affidarne ai giovani la gestione, investendo anche qualche risorsa, come ha fatto il ben più piccolo Comune di Cavallino dove una cooperativa tiene in vita il Museo Diffuso, o come Castro dove la scoperta del Santuario di Minerva e la creazione del Museo nel Castello Aragonese sta radicalmente cambiando il profilo turistico di questa ridente cittadina alle porte dell’Adriatico. Il futuro dei nostri Beni Culturali è nelle nostre mani, non lasciamocelo sfuggire!

Guglielmo Ruberti