Francesco Pasca come al solito si contraddistingue nella scrittura. Ingegno, creatività, parole, immagini stupiscono anche questa volta. È sufficiente leggere “7×7 T’AMO sulla (carta)” per rendersi conto dell’evidenza di un’espressione artistica libera e concludente, non conclusiva; nulla infatti, si conclude per Pasca o si definisce: ogni opera è un nuovo inizio.

In “7×7 T’AMO sulla (carta)”, più due (sé)mi Pensieri e Un F (atto), edito da Il Raggio Verde Edizioni, rappresenta l’amore sulla carta, visivo e non, in preda all’immaginazione e alla realtà: “Penia” e “Poros”, “Endimione” e “Selene”, ma anche l’ozio, il riposo creativo del saggio.

Inoltre, si trovano nella silloge i titoli delle poesie numerati e accompagnati dalle preposizioni semplici che, tuttavia, suggellano i complementi di luogo e di specificazioni, quindi movimento, stato, appartenenza. La poesia visiva trasuda da ogni pagina: «due [a] ci sono mete / che si definiscono ultime. / Lo sono / se ne hanno conservato i granelli. / Non sono / se lasciate intatte / le impronte» (p. 20); «due [a] Ascolto. / Tocco / i pensieri. / Sono e segno / su lunghi fili di formiche operose / schizzati dal nulla» (p. 21).

Nell’incoscienza di un’età – per Pasca mai matura – prende il largo con i pensieri e poco se ne importa di quel che accadrà. Lui prosegue. È lì, nel “silenzio modulato” di un “sogno appagato?”. Si tratta di una silloge che non offre risposte né ne chiede, Francesco Pasca l’appagamento, il soddisfacimento, lo offre completamente e lo si avverte nell’anima.

E così, come scrive Laura Madonna nel retrocopertina: «La sua è una scrittura che prende vita e si dipana con originalità e sapienza tra “colori estratti dalla mente”: non a caso si manifesta nell’esigenza di artifici letterari utili per tradurre un’ispirazione»; in realtà, in Pasca non c’è alcuna esigenza, è istinto, è l’elemento naturale che lo guida e tenta di condurlo in un luogo, l’altrove, l’altro da sé.

7×7 T’AMO sulla (carta)” è la silloge nella quale sono contenute poesie di una vita: 70 anni e non sentirli, ma com’è nello stile dell’autore, la peculiarità è nell’immaginarli. Si immaginano, si sognano, si vedono le emozioni, i sentimenti, la donna, l’anima, tutto si riavvolge come un mulinello di parole, pensieri, senza rompere nulla. Sono poesie che non danneggiano. Sono versi, immagini che raccontano di te, di me, di noi.

E poi, “crea l’immagine, giocando con il verso, dipinge come un pittore la sua tela e tutto ciò che compone, come un vero e proprio cantautore produce melodie da eco devastanti. Vantando acrobatiche storie immerge anche in assenza di volontà chiunque lo legga e lo ascolti in un mondo fantastico, lo fa sprofondare nella meraviglia e fa divertire. Tra “plink”, “poff”, “oops”, saltella, si stupisce, attrae e azzittisce (“Ritratti d’autore. Primi piani di scrittori di Terra d’Otranto”.

E allora, tutto questo incuriosisce, e non rimane che lasciarsi scrivere e tracciare dall’inchiostro della penna di un poeta brillante, il quale vive nell’immaginifico e detesta il quotidiano abitare delle cose nelle cose, poiché di sé è l’amore anche se sulla carta, l’atto è stato fatto.

Buona contemplazione, dunque, dell’atto in atto!!!

 

Alessandra Peluso