F.Oli. 

LECCE – Rigettati i ricorsi e accolto in parte l’appello della Procura nell’inchiesta sugli alloggi popolari a Lecce. Il Tribunale del Riesame (Presidente Silvio Piccinno, relatrica Maria Pia Verderosa, a latere Anna Paola Capano) conferma i domiciliari ai politici e aggrava altre misure. Non andrà in carcere, così come avevano richiesto i sostituti procuratori Roberta Licci e Massimiliano Carducci, l’ex consigliere comunale Luca Pasqualini (difeso dall’avvocato Giuseppe Corleto) per il quale i giudici hanno comunque accolto l’appello della Procura relativo alla vicenda dei parcheggi davanti ad un supermercato; domiciliari confermati anche per l’ex assessore al Bilancio Attilio Monosi (assistito dagli avvocati Luigi Covella e Riccardo Giannuzzi) per il quale è stato accolto l’appello per tre capi d’imputazione ritenuti assorbiti nell’ipotesi corruttiva.

Rimane ai domiciliari anche l’allora dirigente comunale Pasquale Gorgoni (difeso dall’avvocato Amilcare Tana), cui viene contestato un altro capo d’imputazione relativo al presunto sostegno fornito ad Antonio Briganti (fratello di Pasquale Briganti, dell’omonimo clan) dopo l’incendio della sua abitazione il 30 giugno 2014 ed in particolare le spese dell’alloggio nel B&B in attesa della definizione della pratica per l’assegnazione dell’immobile alla famiglia Briganti.

Il Riesame ha accolto l’appello invece per Monica Durante, 41enne, per la quale sono stati disposti i domiciliari così come per Diego Monaco, 39 anni, entrambi di Lecce (la prima sottoposta all’obbligo di dimora; il secondo, indagato a piede libero). I giudici hanno inasprito la misura dei domiciliari con il carcere per Andrea Santoro, il 28enne di Lecce, coinvolto nella vicenda del pestaggio dell’uomo che con la sua denuncia ha consentito ai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di avviare le indagini. No ai domiciliari, invece, per Monia Gaetani, 49enne di Lecce, (difesa dall’avvocato Giuseppe De Luca), che rimane all’obbligo di dimora e per Rosario D’Elia, 49, anch’egli residente a Lecce, sempre indagato a piede libero, coinvolto con Gorgoni nel filone sui sostegni alla famiglia Briganti.

Per conoscere le motivazioni che hanno convinto i giudici a confermare le misure cautelari per i politici e ad aggravare altre posizioni bisognerà attendere i prossimi 45 giorni. Subito dopo potrà essere presentato ricorso in Cassazione dal collegio difensivo completato dagli avvocati Tommaso Donvito; Pietro Antonio Romano; Umberto Leo; Pantaleo Cannoletta e Giuseppe Presicce e Antonella Lillo (quest’ultima del Foro di Treviso).