di F.Oli.

LEQUILE (Lecce) – Una controversa vicenda con imputati noti e conosciuti per le loro indubbie professionalità al vaglio del Tribunale. Con l’accusa di violenza privata aggravata in quattro finiscono sotto processo per un Tso, secondo l’accusa, obbligato ad una professoressa, una 61enne leccese. Secondo quanto dovrà accertare l’istruttoria dibattimentale, dirigente scolastico di una scuola primaria di un comune del circondario di Lecce (dove la persona offesa prestava servizio quale insegnante di ruolo) in concorso con un maresciallo avrebbero costretto l’insegnante  a subire la notifica di alcuni atti amministrativi con ripetute violenze verbali (minacce di far ricorso alla forza pubblica, ad altre autorità, nonché di commettere ulteriori abusi di potere) e fisiche (afferrando la donna conducendola fisicamente presso un ufficio del plesso scolastico trattenendola con la forza per un tempo considerevole).

Quindi in concorso con un medico del pronto soccorso giunta presso l’istituto scolastico dopo la richiesta di intervento del 118 e con il medico del centro igiene mentale pure intervenuta sul posto, avrebbero costretto la professoressa a subire un trattamento sanitario obbligatorio non necessario (consistito nell’iniezione di farmaci sedativi e successivo ricovero in ospedale) nonostante la donna non manifestasse alcun segno di malessere.

La professoressa è assistita dall’avvocato Stefano Prontera. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Laura Minosi, Luigi Covella e Viola Messa. Dopo un’iniziale richiesta di archiviazione il gip Edoardo D’Ambrosio aveva imposto al pubblico ministero Francesca Miglietta l’imputazione coatta dei neo imputati che, con l’inizio del processo fissato per il prossimo 14 aprile, potranno dimostrare la propria correttezza e la loro rispettata onorabilità macchiata da un episodio ancora poco chiaro.

La vicenda è estremamente controversa. La ricostruzione dei diretti interessati è differente. Il dirigente scolastico avrebbe interpellato il maresciallo perchè l’insegnante si rifiutava di ritirare degli atti (procedimenti disciplinari) che le dovevano notificare e dopo aver cercato di farlo, invano, tramite raccomandata. Una volta arrivati a scuola avrebbero cercato di notificarle l’atto. A quel punto la docente si sarebbe stesa per terra urlando di non sentirsi perchè sofferente di cuore. Sarebbe stato così richiesto l’intervento del 118 che, alla vista della docente in preda all’ira, ha informato, a sua volta, i dottori del Centro Igiene Mentale. Alla vicenda in sè ancora fumosa e ed estremamente ingarbugliata si devono aggiungere le ripetute lamentele dei genitori di alcuni alunni per i comportamenti adottati dall’insegnante nel corso dell’anno scolastico.