Sentimenti di frustrazione, rabbia dettata dal fatto che non ci si sentepresi sul serio, scariche di aggressività, diminuzione dell’autostima, senso di impotenza: tutto questo spesso è quello che sperimenta l’individuo che ha pronunciato troppi “sì”.

Tutti i giorni, infatti, ci scontriamo con le nostre esigenze e quelle degli altri: dal collega, al partner, agli amici, ai figli e provare costantemente a esaudire le richieste di tutti può diventare fonte di sofferenza.

Pensa all’ultima volta in cui hai programmato una gita con la tua famiglia e il tuo capo ti ha chiamato in extremis per chiederti di lavorare, sei riuscito a dirgli di no? Oppure ripensa alla volta in cui stavi preparando l’ultimo esame all’università, il tuo amico ti ha chiesto di uscire e nonostante non avessi tempo libero hai accettato l’invito.

È molto probabile che dopo questi eventi tu abbia provato rabbia e/o frustrazione.

Dire di “no”, per alcune persone è realmente faticoso: a  volte si teme il rifiuto, altre si ha il terrore di essere abbandonati, altre volte ancora quello che spaventa è l’idea di non essere accettati o più semplicemente di  essere giudicati negativamente.

Dunque, cosa fare? La risposta è diventare assertivi, cioè imparare a dire di no senza sentirsi in colpa.

Lassertività  è  quella  competenza  relazionale  che permette  di  riconoscere  le  proprie  emozioni  e  bisogni  e  di  comunicarli  agli  altri,  mantenendo,  nel  contempo,  una  positiva  relazione  con  gli  altri;  la  legittima  espressione  dei  propri  diritti,  interessi,  sentimenti  e  convinzioni  evitando  la  violazione  o  negazione  dei  diritti  altrui  (Galeazzi  e  Porzionato,  ’98).

Lo stile assertivo:

si fonda su una buona autostima
è strettamente legato alla comunicazione delle proprie emozioni
implica la ricerca della collaborazione
si basa sia sulla possibilità di cambiare la propria opinione sia sull’ascolto dell’altro
contiene i concetti di non colpevolizzazione degli altri e accettazione delle idee discordanti
mira a risolvere i problemi in modo equilibrato, attraverso un confronto con le persone coinvolte

L’assertività racchiude il concetto di rispetto reciproco, ma anche di consapevolezza di quelli che sono i propri diritti e bisogni.

Quindi, in un continuum che va dallo stile passivo a quello aggressivo, possiamo considerare l’assertività come l’equilibrio.

La persona che comunica in modo aggressivo spesso ottiene ciò che vuole, ma a discapito dell’altro e questo nel tempo può condurre a un isolamento sociale.

L’individuo invece vicino al polo passivo, tendenzialmente asseconda i bisogni altrui, dice di “si” anche quando vorrebbe dire di “no”.

Lo stile passivo, infatti, è caratterizzato da:

difficoltà nel fare o accettare complimenti – fare o rifiutare richieste
necessità dell’approvazione altrui (quindi è condizionato dall’approvazione degli altri)
bassa autostima
sensi di colpa (sperimentati di frequente)

Uno stile passivo può generare un senso di frustrazione e la sensazione di dipendere dalle decisioni degli altri.  Essere passivi in diversi contesti e per un periodo prolungato può generare una situazione in cui sono gli altri a decidere per te.

Ognuno di noi ha uno stile comunicativo che utilizza in modo predominante, tuttavia esso può essere modificato, può essere reso più flessibile poiché l’assertività è una abilità che si può sviluppare.

Imparare ad essere più assertivi infatti è possibile, ma come? Attraverso il training assertivo, una sorta di allenamento funzionale all’apprendimento di uno stile comunicativo e relazionale più sano ecapace, di conseguenza, di promuovere il raggiungimento di uno stato di benessere psicologico.

Silvia Rosafio 

Silvia Rosafio
Psicologa Clinica, iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Puglia. Psicoterapeuta in formazione presso l’Associazione di Psicologia Cognitiva (APC) di Lecce. Ha conseguito la formazione personale in Mindfulness Based Stress Reduction (protocollo MBSR) e utilizza la mindfulness in ambito psicologico. Collabora con lo Studio di Psicoterapia Cognitiva Integrata di Lecce (Psy:i).