Il Castello o Rocca del Garagnone, nei pressi di Spinazzola, di cui oggi ne rimangano soltanto alcuni resti, risale alla dominazione normanna ed aveva la caratteristica di essere perfettamente mimetizzato nel paesaggio circostante, al punto da essere pressoché invisibile agli occhi di un potenziale nemico. L’effetto era stato ottenuto grazie all’impiego di materiale proveniente dalla stessa collina su cui sorgeva, cosa che lo rendeva appunto occultato.

In un atto del XII secolo è incluso fra i beni del Conte di Andria Ruggero e successivamente divenne proprietà regia sotto Enrico VI, che lo concesse ai Cavalieri Ospitalieri di Barletta. Sotto il regno di Federico II di Svevia, figlio di Enrico, venne riadattato ed è citato quale domus, indicando così la sua funzione gestionale di un territorio altamente produttivo dal punto di vista agricolo. Nello stesso tempo, la rocca rientrava in un dispositivo difensivo che includeva anche i castelli di Palazzo San Gervasio, Monte Serico e probabilmente anche Castel del Monte. Ai piedi dell’altura su cui sorgeva il castello vi era quasi sicuramente un piccolo casale.

Dopo la morte di Federico, il castello si schierò prima al fianco di Manfredi, figlio dello Stupor Mundi, e successivamente, nel 1268, sostenne le rivendicazioni di Corradino di Svevia, nipote dello stesso Federico. Con la sconfitta di questo nella Battaglia di Tagliacozzo, il Castello del Garagnone venne duramente punito da Carlo I d’Angiò. Rimasto in stato di abbandono, nel 1731 venne distrutto quasi del tutto da un terremoto.

Della struttura restano oggi solo alcuni locali ipogei e parte della cinta muraria che si confonde con i banchi di roccia.

 

Cosimo Enrico Marseglia