Il Palazzo De Angelis – Viti è sicuramente uno degli edifici signorili più belli e forse anche il più antico di Altamura, la cui costruzione risale con ogni probabilità al XV secolo, ad opera del Principe di Taranto e Conte di Lecce, Soleto e San Pietro in Galatina Raimondello Orsini del Balzo, su una preesistente struttura limitrofa alle mura medievali della città ed inglobato in Porta di Bari. La città di Altamura era stata infeudata a Raimondello nel 1392.

La famiglia Orsini del Balzo mantenne la proprietà della struttura sino al 1620, anno in cui questa passò nelle mani del casato De Angelis, che fra il XVI ed XVIII secolo effettuò diversi lavori di ampliamento, fra i quali anche la costruzione di una cappella intitolata a Sant’Angelo. In seguito, ai De Angelis subentrò la famiglia Viti per via ereditaria, che continuò ad operare modifiche alla struttura originaria.

Il palazzo, imponente nella sua mole, si presenta a pianta trapezoidale ed occupa un’intera isola dell’abitato, sviluppandosi su tre livelli. Di grande pregio è il portale rinascimentale che si apre su Corso Federico II. Ampio è suggestivo è il Cortile d’Onore o Piazza d’Armi, pavimentato in chianche, corredato di uno Scalone d’Onore e di una cappella. Sempre nel cortile si erge una torretta con merli in cima, in falso stile gotico. Un loggiato rinascimentale alleggerisce la maestosità della struttura con colonne e relativi capitelli, uno dei quali riporta il blasone della famiglia De Angelis.

Ma la descrizione non finisce qui, giacché le mura di questo palazzo furono testimoni dell’assassinio di Giovanni Antonio Orsini – del Balzo, nato al Lecce il 9 settembre 1401 da Raimondello e Maria d’Enghien. Giovanni Antonio era all’epoca della sua morte, avvenuta il 15 novembre 1463, il più potente feudatario del Regno di Napoli. I suoi titoli erano: Principe di Taranto, Duca di Bari, Conte di Lecce, Conte di Acerra, Conte di Soleto, Conte di San Pietro in Galatina, Conte di Conversano dal 1406, Signore di Altamura, Conte di Matera dal 1433 e di Ugento dal 1453. Coinvolto nelle lotte dinastiche tra la regina Giovanna II, sorella maggiore di Ladislao d’Angiò – Durazzo, secondo marito di sua madre, e Alfonso V d’Aragona, che appoggiò contro Luigi d’Angiò. Con la salita al trono di Alfonso la sua potenza crebbe con la nomina a Connestabile del regno ed a Duca di Bari.

Morto Alfonso si ritirò a Taranto, dove si pose a capo di una ribellione di baroni ostili a Ferrante I, che tra l’altro era anche suo nipote acquisito, favorendo Giovanni d’Angiò, figlio di Renato. Sconfitto in battaglia, dopo alterne vicende si riconciliò con Ferrante ma morì nel Palazzo dei Signori di Altamura, strangolato da un certo Paolo Tricarico, sicuramente su ordine del sovrano.

 

Cosimo Enrico Marseglia