LECCE – Si è tenuta questa mattina presso Palazzo Carafa la presentazione ufficiale del
programma della nuova stagione teatrale dei Teatri Apollo e Paisiello di Lecce.
La conferenza stampa odierna ha visto la presenza del Sindaco Carlo Salvemini, che nel
suo intervento sull’importanza della cultura, ha spiegato il teatro come una semina,
un’operazione il cui successo primario risiede nel garantire buoni frutti.

“Crediamo nella grandissima opportunità che gli investimenti in questo settore
garantiscono a livello di inclusione sociale, per combattere quella che viene definita
povertà culturale”, ha aggiunto il Primo Cittadino.

Al seguito anche le parole dell’assessore alla Cultura della Regione Puglia, Loredana
Capone, che ha definito la stagione di eventi presentata stamane elemento di grande
prestigio per tutta la città di Lecce, ribadendo la presenza delle istituzioni territoriali al lato
della cultura.

Al tavolo anche Antonella Agnoli, assessore alla cultura del Comune di Lecce, che ha
esplicato il filo conduttore di tutta la nuova campagna teatrale, l’importanza
dell’abbattimento di ogni tipo di muro o frontiera.

“L’idea primaria è quella di uscire fuori dal teatro stesso, per poterlo raccontare all’esterno.
Far avvicinare al teatro chi non è mai stato in un posto della cultura. Oltre che costruire un
cartello unico con le altre realtà teatrali del territorio”, ha dichiarato l’assessore.

Durante la conferenza di presentazione sono intervenuti anche il presidente del Teatro
Pubblico Pugliese, Giuseppe D’urso, e Giulia Delli Santi, dirigente responsabile delle
attività dello stesso teatro, polo collaborativo in questa nuova stagione all’avvio.

Le barriere e il loro superamento. Un tema forte che caratterizzerà la stagione teatrale
2019 nel 30esimo anniversario, 1989-2019, del crollo del Muro di Berlino. Abbattimento di
muri che dividono un paese dall’altro e impediscono il libero fluire di genti, costumi e
culture. Cultura della tolleranza, libertà di circolazione, tematiche e spunti di riflessione che
sono diventate urgenze in un momento storico come questo. Dallo slogan del Salone del
libro sociale di Roma, alle parole di Leogrande, permane un pensiero: paura e rabbia che
si affermano ogni giorni e che si accompagnano da nazionalismo generando una spinta
dal collettivo all’individualismo. Il teatro può contribuire ad una nuova riflessione storica e
da Lecce si alza un monito con la proposta di produzioni drammaturgiche capaci di
stimolare il pensiero in queste direzione.

I quartieri periferici, ad esempio, sui quali si lavora affinché possano rientrare sempre più
nelle dinamiche di vita sociale e culturale, lì dove i muri non sono muri, ma possibilità di
espressione, richieste ed urgenze nella vita di tutti i giorni. Sarà allora un affresco di
giovani writer il cuore dei manifesti della stagione teatrale in uno scatto corale nella prima
settimana di dicembre alla quale parteciperanno i cittadini della 167, pubblico e stampa.
Tanti e scelti i temi che attraversano i 19 spettacoli che metteremo in scena al Teatro
Apollo e al Teatro Paisiello, ognuno con la propria proposta di scardinamento di luoghi
comuni, gessi mentali, dogmi, tabù. Un’analisi attraverso spettacoli, testi, regie che va
dalla storia dei popoli, allo studio delle lingue (siciliano, sardo, napoletano), alle terre di
confini e frontiere. Analisi che verrà affrontata anche in incontri col pubblico nelle scuole,
librerie, all’Università.

Da Il Maestro e margherita, uno dei più famosi romanzi russi del Novecento, dove magia e diavolerie vengono sulla Terra a mettere in crisi gli assetti psicologici (9 gennaio, Teatro
Apollo-apertura stagione, con Michele Riondino), a Macbettu, dalla penna del talentuoso
Alessandro Serra (Teatrp Apollo-19 gennaio), spettacolo tutto in lingua sarda premio Ubu
2017, ai sogni di Icaro caduto, con il nostro Gaetano Colella e la regia di Enrico Messina
(Teatro Paisiello-23 gennaio), testo sul rapporto padre-figlio; La bisbetica domata, di
Factory (31 gennaio-Teatro Paisiello, regia Tonio De Nitto e Dario Cadei, Ippolito
Chiarello, Angela De Gaetano, Franco Ferrante, Antonio Guadalupi, Filippo Paolasini,
Luca Pastore, Fabio Tinella), sui temi del potere dei padri sulle figlie, della misoginia, della
violenza di coppia, dell’illusione, amore e soldi.

Invisibili, di e con Mohamed Baè (Teatro Paisiello il 3 febbraio al Paisiello) è invece un viaggio nelle memorie, dalla schiavitù alla shoah per arrivare ai migranti di oggi; Come sono diventato stupido, il 12 febbraio al Paisello (Compagnia Teatro Binario 7), dal romanzo di Martin Page, una satira sociale profonda, dove l’intelligenza diventa un handicap, una malattia, spettacolo sold out a Milano. Il 19 e poi il 25 febbraio, sempre al Paisiello, saltimbanchi sul palco e il tema della follia, il dissolvimento dell’antico mondo cavalleresco (Stivalaccio con Teatro con Don Chisciotte, tragicommedia dell’arte) e Libero è il mio canto, al pianoforte Francesco Lotoro, il progetto Presidenza del Consiglio dei Ministri – Giorno della Memoria 2019, promosso da UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, con solista Cristina Zavalloni, voce narrante Paola Pitagora, vi, il olino Fabrizio Signorile, clarinetto Andrea Campanella, fisarmonica Vince Abbracciante, chitarra Leo Gallucci, violoncello Wu Hsueh-Ju, un coro delle voci bianche e un coro femminile; musiche tornate alla luce grazie al lavoro di Lotoro da trent’anni si dedica alla raccolta e trascrizione delle musiche composte dagli internati durante la seconda guerra mondiale.

Il ritorno di Pippo Del Bono, La gioia, il 2 marzo al Teatro Apollo, riflessione interiore sui sentimenti più estremi, angoscia, felicità, dolore, entusiasmo fino alla gioia. Franco Ungaro, Humana vergogna, al Paisiello l’11 marzo, dal 12 al 16 marzo al Convento degli agostiniani, Sicilia, della drammaturga, attrice e regista francese Clyde Chabot, che riflette quella dell’immigrazione italiana e tutte le domande insite in essa.

Michela Murgia racconta una storia ambientata in un paesino immaginario della Sardegna,
Accabadora, dal suo libro Einaudi, 16 marzo al Teatro Paisiello con Anna della Rosa in
scena, poi lo spettacolo tratto da Appunti per un naufragio (Sellerio editore) di e con
Davide Eniza, L’abisso, 27 marzo al Paisiello. Aprile vedrà cinque spettacoli: sedici
danzatori con Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto ne La tempesta (3 aprile
Teatro Apollo), il 9, sempre all’Apollo, Familie Floz, il teatro a gesti, senza parole ne
espressioni, col nuovo lavoro incentrato sulle fragilità del destino umano, Dr Nest.

11, 17 e 24 aprile al Teatro Paisiello, dal Miles gloriosus, le evanescenze intellettuali, gli
edonismi di un soldato fanfarone, ritratto attuale dell’oggi mediatico (Compagnia del sole),
all’uomo radio Ippolito Chiarello nella regia di Michelangelo Campanale (Club 27) racconti
di e sulle star scomparse nel loro ventisettesimo anno di età: Jimi Hendrix, Kurt Cobain,
Robert Johnson, Jim Morrison, Amy Winehouse; e Gianluigi Gherzi, Fabrizio Saccomanno
ne Il paese che non c’è. Viaggio nel popolo delle montagne, sulla storia del popolo curdo.

In chiusura il 9 maggio al Teatro Apollo, La scortecata, liberamente tratto da “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile , il lavoro di Emma Dante, l’affermata regista e autrice palermitana che ha fatto della denuncia sociale il tratto principale del suo teatro, che
esplora sempre il tema della famiglia e dell’emarginazione attraverso una poetica di
tensione e follia nella quale non manca mai una punta di umorismo. Seguirà all’Apollo il 17
maggio, l’ultimo spettacolo in cartellone, con Pino Ingrosso in Napul’è, serata sulle
splendide melodie del 900 napoletano Di Capua, Russo, Viviani, Di Giacomo, Bovio, Tosti,
De Curtis, Eduardo, Murolo, Carosone.

 

Chiara Rosato