“Andate a dire al Primo Console ch’io muoio, rimpiangendo solo di non aver fatto abbastanza per vivere nella memoria dei posteri”. Sono queste le ultime parole pronunciate da Louis Desaix, il trentaduenne generale francese che, col suo provvidenziale ed inaspettato intervento, solo poche ore prima aveva trasformato la più disastrosa sconfitta sul campo nella più incredibile ed insperata vittoria, quella di Marengo. L’Eroe, predecessore di quella corrente romantica che, nel volgere di un paio di decenni, avrebbe travolto l’Europa e che fu tra i modelli del poeta inglese Lord Byron, morto in combattimento per l’indipendenza della Grecia, non temeva la morte. No! Il suo unico rimpianto consisteva soltanto nel timore di cadere nella Damnatio Memoriae agli occhi dei posteri, per non aver fatto abbastanza per la sua amata Patrie. Un eroe che non voleva essere tale, ma restare uomo vivente ed attivo, per essere attore al servizio del suo ideale.

Eppure, senza nemmeno immaginarlo, Desaix aveva già dato tanto, ed il suo nome risuona ancora oggi fra gli immortali che, indipendentemente dal colore dei vessilli, hanno servito o continuano a servire un analogo principio. L’oblio non è fatto per uomini come lui ed, almeno sotto questo punto di vista, lo Spirito di Desaix può ritenersi soddisfatto. Ma chi era quest’uomo?

Louis Charles Antoine Desaix de Veygoux nasce nel castello di Saint-Hiloire d’Ayat, nei pressi di Riom in Alvernia, nel 1768. Si tratta dunque, almeno per nascita, di un aristocratico dell’Ancient Regime. Sin da fanciullo intraprende la carriera militare ed, a soli quindici anni, viene nominato sottotenente di fanteria, nell’esercito realista di Luigi XVI. Nonostante il blasone aderisce con entusiasmo alla Rivoluzione, arruolandosi nelle armate nazionali che fronteggiano gli austro-prussiani sul Reno, dove ha modo di farsi notare per le sue qualità dai Deputés en Mission, i Commissari Politici nominati dal governo di Parigi, con l’incarico di controllare l’operato dei militari al fronte, proponendo eventuali nomine o siluramenti. Nel 1794 Desaix viene promosso generale di brigata e l’anno successivo, a soli ventisei anni, è generale di divisione e, come tale, assegnato all’Armata di Sambre e Mosa, agli ordini di Jourdan, dove si distingue per il suo coraggio e la sua fedeltà. Trascorso un altro anno, nel 1796 viene trasferito alle dipendenze del generale Moreau che opera sulle rive del Reno dove, dopo aver coperto la ritirata del suo superiore incalzato dall’Arciduca Carlo, resiste per due mesi agli assalti austriaci senza arrendersi. Inviato in missione presso l’Armata d’Italia, Desaix si mette ancora una volta in luce agli occhi del comandate di questa: il generale Napoleone Bonaparte.

Nel 1798 lo stesso Bonaparte gli affida il comando dell’avanguardia dell’Armata d’Oriente in procinto di muoversi alla volta dell’Egitto, dove sbarca il 1 luglio. Il 21 dello stesso mese Desaix prende parte alla Battaglia delle Piramidi, guidando le sue forze in una tenace resistenza sulla destra dello schieramento francese in formazione di Battaillon Carré, alle ripetute cariche della cavalleria mamelucca di Murad Bey, e contribuendo in maniera determinante al successo. Inviato all’inseguimento del nemico, il generale Desaix penetra nel sud del paese e, dopo una serie di tentativi andati a vuoto, riesce finalmente ad agganciare le forze di Murad Bey e le annienta a Sediman. Incaricato di governare per conto di Napoleone il Meridione dell’Egitto, svolge l’opera in maniera così avveduta ed accorta, da meritarsi dalla popolazione locale il titolo di Sultano Giusto.

Dopo la partenza del Bonaparte, alla volta della Francia, dove nel giro di pochi mesi avrebbe istituito, con un colpo di stato, il Consolato, Desaix tenta di pacificare l’Egitto, firmando la Convenzione di El Arich e, successivamente, anch’egli si imbarca in direzione della sua Patria. Catturato dagli inglesi è tenuto prigioniero per un breve periodo e, una volta rilasciato, tocca il suolo francese il 5 maggio 1800, dirigendosi subito verso l’Italia nell’intento di raggiungere il Bonaparte, ormai Primo Console, impegnato contro gli austriaci.

Il 10 giugno raggiunge, nei pressi di Montebello, l’Armata d’Italia, fresca reduce dalla presa di Milano e di Stradella, e qui Napoleone gli affida il comando di due divisioni, per un totale di 15 mila uomini, e lo invia in direzione di Novi, in previsione di un’improbabile offensiva delle forze austriache verso la Liguria.

La mattina del 14, di fronte alla piana di Marengo, Napoleone si accorge che 40 mila austriaci, al comando del settantaduenne maresciallo Von Melas, si stanno schierando sul terreno alle spalle del paese. Nonostante disponga di soli 15 mila uomini, il Console decide di disporli sul campo a fronteggiare il nemico. Sin dalle prime battute la superiorità numerica austriaca risulta evidente: una breccia viene aperta nel centro del dispositivo francese, in corrispondenza della divisione comandata dal generale Victor, mentre all’ala destra Lannes è costretto ad indietreggiare, per evitare la manovra avvolgente dell’irlandese O’Reilly, al soldo degli austriaci. Soltanto l’ala sinistra, agli ordini del generale François Etienne Kellermann resiste, grazie all’invio in suo soccorso della Guardia Consolare. Alle 14.00 i francesi sono in ritirata, al punto che lo stesso Napoleone, riunito lo Stato Maggiore, confida che lo scontro è irrimediabilmente perso. Un’ora dopo anche Von Melas si convince di aver vinto e, dopo aver inviato un messo a Vienna per informare l’imperatore del successo, si ritira ad Alessandria, lasciando al suoi vice Zack il compito di finire il nemico.

Nello stesso istante i francesi notano all’orizzonte, oltre le retrovie, un polverone di truppe in marcia a passo spedito, ed un urlo di entusiasmo prorompe dalle loro fila: “C’est Desaix!” Ề Desaix! Ề proprio lui, Louis Charles Antoine Desaix de Veyguox che la mattina, avendo udito a distanza il rombo dei cannoni, aveva imposto di sua iniziativa una brusca inversione di marcia alle sue truppe, in direzione di Marengo. Giunge a velocità sovrumana alla testa dei suoi 15 mila uomini e, dopo aver attraversato come un lampo le retrovie francesi, sferra un poderoso assalto contro le linee nemiche che prima vacillano, poi si infrangono. Napoleone ordina, contro il parere del suo Stato Maggiore, di rinserrare le fila e contrattaccare. La controffensiva di Lannes è letale e ricaccia indietro, passo dopo passo, le forze di O’Reilly, ormai in rotta, mentre Kellermann guida una micidiale carica di cavalleria su Marengo. Gli austriaci tentano di mettersi in salvo gettandosi nelle acque del Bormida, per attraversarlo e rifugiarsi ad Alessandria ma solo in pochi vi riescono: nel tardo pomeriggio la morsa francese si chiude inesorabilmente, catturando 10 mila avversari sulle rive del fiume. Ironia della sorte, pochi minuti prima l’Eroe di quella giornata, Desaix, cade colpito a morte da una pallottola nemica.

Anche Napoleone, abituato a gestire ed a decidere della vita di tanti uomini, non seppe resistere alle lacrime per la perdita dell’amico e collaboratore, e dispose l’inumazione del caduto sul Gran San Bernardo, a guardia dei due paesi che gli dettero i natali e la morte: rispettivamente la Francia e l’Italia.

Si compiva così il destino di Desaix l’impavido a soli 32 anni, ma il suo ricordo non può e non deve svanire, perché il suo esempio e la sua condotta rappresentano, ancora oggi, un modello di vita da seguire. Possa il suo Spirito riposare tranquillo, la Damnatio Memoriae non gli compete, si attagliano perfettamente a lui, invece, i versi del poeta inglese romantico Percy Bysshe Shelley nel suo poema “Adone”: “Al lor levarsi, indietreggiò come chi è biasimato, l’oblio!”.

 

Cosimo Enrico Marseglia