SANREMO – Terminata la terza serata del Festival di Sanremo e in attesa dei duetti di oggi, ecco la classifica parziale e il resoconto di ieri.

Roberto Giannuzzi: All’urlo di “Claudio, Claudio, Claudio!” dal parte del pubblico in platea, inizia il terzo appuntamento con il Festival di Sanremo. I

mmancabile la tassa proveniente dal repertorio di Baglioni: stasera tocca a “Viva L’Inghilterra”.

“Anche questa sera siamo vivi”, dice il dirottatore artistico e presenta i suoi compagni d’avventura, una Virginia Raffaele vestita finalmente con un abito meraviglioso e un Bisio gasato, che debutta subito prendendo in giro Baglioni.

Prende il via la gara con “Soldi, soldi, soldi”, il tormentone di Mahmood che funziona (e sta già andando fortisismo in radio), subito dopo Enrico Nigiotti si becca un applauso lunghissimo
Claudio Bisio sale sul palco con un reperto di grammofono trovato nel backstage dell’Ariston: “Forse i più giovani non sanno neanche cosa sia, mentre i più vecchi avranno un effetto nostalgia”.

Lo aziona e “prende vita” con la voce di Virginia Raffaele, che intona (alla grande) “Mamma Son Tanto Felice”. Lo fa magistralmente: il grammofono s’inceppa, si spegne, si riaccende, accelera la velocità. E lei sta al ritmo. Ecco, sono queste le cose che funzionano di Virginia Raffaele e che sa fare bene.

Bisio, prima di presentare Anna Tatangelo, replica lo sketch sugli haters proposto ieri sera. Ne legge uno: “Perché non parli del traffico di organi? Forse perché non ti pagano? Vai Bisio, vai a metterti il rolex”. Lui lo blasta: “Cercavo un nesso tra me, il Rolex e il traffico di organi: non l’ho trovato. Però, spero di non fare gaffe, posso dire essere contrario al traffico di organi, e anche alla tratta delle bianche e alle sparatorie”.

Bisio e Raffaele vogliono rispondere alla violenza cercando di lanciare un messaggio di armonia intonando “Ci vuole un fiore” di Sergio Endrigo. Ma qualcosa va – volutamente – storto: ci si perde per dieci minuti in storture come filtro, Floris, fiordo, flipper al posto di “fiore”.

Bisio finge di perdere la pazienza: “Virginia, Veniamo qui a cantare la purezza e non ne becchi una giusta”.

Poi entra in scena un coro. Ma lo sketch non decolla.

Patty Pravo, con Briga, esce di scena autocompiacendosi: “Siamo una bella coppia ehhhhh”.

Simone Cristicchi torna in hotel con una standing ovation.

Bisio: “Noi non possiamo dire niente, ma voi sì”. Ha detto tutto: anche a lui piace la preghiera laica di Cristicchi.

L’energia la portano i Boomdabash, anche loro tra i più trasmessi in radio.

La gara si chiude con le quote indie-rock e “pro-migranti”: Motta e Zen Circus.

Il momento buono per far andare a dormire nonne e zie. Nino D’Angelo e Livio Cori chiudono la gara.

Lo stacchetto di Virginia Raffaele e la grandissima Ornella Vanoni è da standing ovation.

La signora della musica italiana – con un completo rosso fuoco, esattamente quello dello scorso anno – si vendica di Virginia, prima però insiste per cantare.

«Non sei in gara anche quest’anno», avverte la Raffaele.

«2018, 2019, ma è tutto uguale non è cambiato niente, navighiamo a vista», commenta la Vanoni, che poi prova a prendersi la sua rivincita: «Mi hai rovinato la vita facendomi passare per una rimbambita, una rincoglionita, una maniaca sessuale…Stai zitta! Quando sei andata da Carlo Conti a fare la mia imitazione, ho passato un anno di inferno! Tutti i tassisti mi chiedevano se fossi stata a Sanremo, sono andata in crisi di identità».

Le battute tra le due continuano a raffica finché non arrivano sul palco Patty Pravo e Briga, pronti per cantare “Un po’ come la vita”. Ma la Vanoni si mette in mezzo e va a salutare la collega, anche se Virginia le dice che non può. «A una certa età si fa quello che si vuole», conclude Ornella. Applausi, meritati.

Epico il medley di Tozzi e Raf.

Tutto l’Ariston in piedi (salta e canta pure la sala stampa).

Il battito animale, Ti pretendo, Tu e Gloria sono incise nel vocabolario della canzone nostrana.

Il pubblico acclama i due artisti a gran voce, tanto che Tozzi accenna anche “Si può dare di più”.

Gran finale con il dirottatore artistico sulle note di “Gente di mare”.

Cantano tutti anche quando sale in cattedra Antonello Venditti che non tradisce le aspettative della platea con “Sotto il segno dei pesci”.

Non tanto memorabile, invece, l’esibizione di Alessandra Amoroso, ospite all’Ariston in occasione dei dieci anni di carriera.

Dopo aver cantato si emoziona e scoppia a piangere. Non contenta, ringrazia pure mamma e papà. Manca solo l’appello alla “pace nel mondo”.

Per le gag comiche è un calvario.

La prima però non è così male, il gioco della puntina che salta mette in mostra ancora una volta il talento di Virginia Raffaele.

Bisio, invece, insiste a leggere i tweet senza senso che gli arrivano, stavolta ne commenta uno sul traffico di organi. Francamente, ne faremmo a meno. Niente da fare nemmeno per le gag di coppia. Bisio e la Raffaele sono ancora in fase di rodaggio. Speriamo che entro sabato ne azzecchino una.

Il loro invito all’armonia su “Ci vuole un fiore” si trasforma in un litigio poco comico.

Di peggio c’è solo Rovazzi, anzi le canzoni di Rovazzi perché in realtà il suo sketch è divertentissimo. Parte con il tormentone “Andiamo a Comandare”, poi per fortuna arriva la svolta comica.

Il maestro d’orchestra che lo accompagna alla richiesta di fare un altro pezzo risponde cosi: «No, basta. Ho toccato il momento più basso della mia carriera». E se ne va. Recuperato il sostituto, purtroppo Fabio si lancia in “Tutto quello che voglio”.